Influenza aviaria, una strategia per uscire dalla crisi

A Leno un appuntamento organizzato da Confagricoltura Lombardia e Veneto per fare il punto sulla situazione con le Autorità veterinarie, gli esperti dell’Istituto zooprofilattico e del ministero delle Politiche agricole: preoccupano i nuovi casi e la lunga trafila burocratica per indennizzare le aziende coinvolte anche in modo indiretto

I nuovi casi registrati all’inizio di marzo hanno riaperto l’emergenza influenza aviaria in tutto il nord Italia. Per fare il punto sui danni diretti e indiretti, Confagricoltura Lombardia e Confagricoltura Veneto hanno organizzato oggi un incontro a Leno (Brescia), con i rappresentanti del ministero delle Politiche agricole, dell’Istituto Zooprofilattico e con le Autorità veterinarie.
L’appuntamento ha visto la partecipazione di alcuni consiglieri regionali, di numerosi sindaci del territorio, rappresentanti dell’Ats Brescia e Bergamo e di Mario Crescenti per Unaitalia (Unione nazionale filiere agroalimentari carne e uova). I lavori sono stati introdotti da Oreste Massimino, presidente della Federazione nazionale avicola di Confagricoltura, e da Mario Zanotti, presidente della Federazione regionale. “Questo incontro – ha spiegato Zanotti – è stato voluto per gli allevatori, ancora alle prese con una situazione problematica che rischia di mettere in grave crisi il settore”. “Pensavamo di avere risolto la questione – ha detto Paolo Biasucci dell’area economica Allevamenti zootecnici di Confagricoltura -, invece siamo ancora qui con questo problema: si tratta di una situazione complessa per tutta la filiera, non possiamo permetterci di fare errori, facciamo uno sforzo comune per uscirne definitivamente”.

I relatori dell'incontro.

Per quanto riguarda i rimborsi indiretti - che interessano non solo le aziende colpite dall’epidemia ma anche quelle indenni che hanno subito divieti di movimentazione e altre misure di prevenzione - i tempi saranno molto lunghi. “Un primo dossier sugli indennizzi è stato inviato a Bruxelles – ha detto Marco Pellegrini del ministero delle Politiche agricole - e ne seguirà un secondo quando saranno definitivamente spenti gli ultimi focolai di questa epidemia. Ma la procedura è complessa – ha continuato -: la Commissione farà osservazioni e controdeduzioni, potrebbe trovare qualche errore nei calcoli e ci inviterà ad una riunione bilaterale per discutere sul dossier. La parte centrale del confronto – ha detto ancora Pellegrini - riguarderà la valutazione economica dei danni subiti: cercheremo di difendere la nostra posizione, ma saranno necessari almeno due mesi”. Una volta raggiunto l’accordo accordo, sarà presentata una bozza di regolamento per i rimborsi: una parte dei fondi arriverà da Bruxelles e una parte dallo Stato italiano. “Ma per chi ha subito danni alla fine del 2017 – ha affermato ancora il funzionario ministeriale – i soldi arriveranno solo nell’autunno del 2019, mentre chi è coinvolto dalle misure prese in seguito ai nuovi focolai di questi giorni sarà rimborsato soltanto nel 2020”.
Da qui la richiesta di Confagricoltura, per voce del presidente bresciano Francesco Martinoni, di cercare di accelerare i tempi, perché ogni giorno perso rappresenta un rischio per la sopravvivenza delle aziende. Per quanto riguarda i casi delle ultime settimane, Piero Frazzi, dirigente dell’Unità Veterinaria della Regione Lombardia, ha chiesto agli allevatori la massima collaborazione: “In queste settimane dobbiamo convivere con questo problema, ma siamo fiduciosi: ne usciremo presto. La Regione – ha aggiunto – assicura la massima disponibilità per aiutare le aziende a gestire questa emergenza”. L’appuntamento è stato arricchito dall’intervento di Ana Moreno Martìn, dell’Istituto Zooprofilattico della Lombardia e dell’Emilia-Romagna. La dottoressa ha messo in luce le dinamiche che caratterizzano questa malattia, sottolineando le modalità di diffusione e, di conseguenza, le misure precauzionali da mettere in atto.

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