Patuanelli: avicoltura virtuosa, per questo verrà sostenuta

Assemblea di Unaitalia: best practices e rispetto dell’ambiente nel comparto avicolo italiano. Dal 2011 al 2020 il consumo di antibiotici in questi allevamenti si è ridotto dell’88%

 

Il settore avicolo finora non ha mai avuto grandi aiuti pubblici. Nonostante questo ha saputo ugualmente camminare con le proprie gambe raggiungendo importanti traguardi, diventando un modello per tutta la zootecnia. In particolare mettendo in atto buone pratiche produttive. Per questo ora deve essere sostenuto dalla parte pubblica. È l’orientamento politico del ministro Stefano Patuanelli, annunciato a Roma all’assemblea di Unaitalia.
Quest’ultima è l’associazione di riferimento di questo settore, rappresentando oltre il 90% della filiera avicunicola nazionale. Ha spiegato il ministro: «Alcuni settori produttivi, alcune filiere, sono da sostenere, altri no. Altrimenti non bastano i 230 miliardi, non bastano le risorse ordinarie e straordinarie. Se noi vogliamo continuare a dare sostegno a pioggia a tutto e a tutti non facciamo il bene del nostro Paese».
E allora, ha continuato Patuanelli, «una filiera come quella avicola, che ha saputo investire, che ha saputo fare prima ciò che dopo è diventato modello, realizzando best practices, una filiera che si sostiene in modo autonomo, senza mai aver avuto accesso ai contributi diretti della Pac, al primo pilastro, questa è una filiera su cui investire. Oggi con gli ecosistemi portati sul primo pilastro finalmente anche la filiera avicola potrà aver accesso al primo pilastro, ai pagamenti diretti. Ha bisogno di sostegno perché è un modello, non perché bisogna sostenere tutto e tutti».
Quali siano le situazioni che rendono l’avicoltura italiana un modello per gli altri settori lo ha spiegato a fondo il presidente di Unaitalia Antonio Forlini: «È l’unico settore zootecnico che possa vantare un pieno livello di autoapprovvigionamento: il 107% del fabbisogno nazionale di carni di pollo e di tacchino è soddisfatto da allevamenti italiani. Realizza best practices avanzate, per esempio dal 2011 al 2020 il consumo di antibiotici nei nostri allevamenti si è ridotto dell’88%. Muove un fatturato di quasi 6 miliardi di euro, dà lavoro a circa 64mila persone, tra allevatori (38.500) e addetti alla trasformazione di carne e uova (25.500)».
E a proposito di buone pratiche realizzate in anticipo sui tempi, il direttore di Unaitalia Lara Sanfrancesco ha sottolineato: «Le aziende del settore sono già avviate da anni sulla strada della sostenibilità ambientale, non siamo ai nastri di partenza. La svolta green alla base del Pnrr nazionale, così come la nuova impostazione della Pac e la strategia europea del Green Deal rappresentano il rafforzamento di un percorso che il nostro settore ha intrapreso da tempo. Negli ultimi cinque anni gli investimenti privati in sostenibilità effettuati dalle aziende capo filiera hanno superato i 50 milioni di euro».
Inoltre, ha aggiunto il direttore, nell’avicoltura italiana «la circolarità nel recupero delle risorse e la riduzione degli impatti ambientali sono da tempo una realtà concreta: depurazione delle acque, produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili per 62mila KW/anno, produzione di biogas/biometano per 17.300 mc/anno, il 90% dei rifiuti inviati al recupero».
(in accordo con Unaitalia, pubblichiamo QUI  le 56 pagine della Relazione annuale esposta all’assemblea)

Il ministro Stefano Patuanelli durante il suo intervento all'assemblea di Unaitalia
Antonio Forlini, riconfermato presidente di Unaitalia
Lara Sanfrancesco, direttore Unaitalia

 

 

Patuanelli: avicoltura virtuosa, per questo verrà sostenuta - Ultima modifica: 2021-06-25T15:53:30+02:00 da Giorgio Setti

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