Filiera bufalina, tracciabilità web-based

bufale
L’informatica come strumento per tutelare e garantire le produzioni e il cittadino. Il lavoro dell’Izsm, del Mipaaf, della Regione Campania e del Consorzio della Mozzarella di Bufala dop. L’intervista ad Antonio Limone, direttore generale dell’Izsm

Le tappe più significative del lavoro svolto nell’ambito della tracciabilità della filiera bufalina. Quali i risultati raggiunti. I punti salienti del progetto Qr-Code Campania Sicura. Antonio Limone, direttore generale dell’Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno (Izsm), di Portici (Na), fa il punto della situazione.Le tappe più significative del lavoro svolto nell’ambito della tracciabilità della filiera bufalina. Quali i risultati raggiunti. I punti salienti del progetto Qr-Code Campania Sicura. Antonio Limone, direttore generale dell’Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno (Izsm), di Portici (Na), fa il punto della situazione.

Dottor Limone, ripercorriamo le tappe più significative del lavoro svolto nell’ambito della tracciabilità della filiera bufalina ideato a tutela di quella che rappresenta la punta di diamante delle produzioni campane.
«Elemento di risanamento di un comparto volano, di un’economia importante della Regione Campania, il “Sistema di tracciabilità della Filiera Bufalina”, nasce su base volontaria nel 2012 come strumento atto a tutelare l’intera filiera bufalina e il consumatore, tracciando l’intero processo di produzione della Mozzarella di bufala – spiega Limone -.

Antonio Limone.
Antonio Limone.
Logo dell'Istituto zooprofilattico del Mezzogiorno.

Partito come progetto “Primm e dopp” l’Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno, successivamente supportato dalla Regione Campania, Assessorato all’Agricoltura, ha validato il sistema. Con il decreto attuativo firmato da Mipaaf e Ministero della salute del 9 settembre 2014, in applicazione dell’articolo 4 del decreto legge 91 “Campo libero” del 24 giugno 2014, che prevede misure per “la sicurezza alimentare e la produzione di Mozzarella di Bufala Campana dop”, è stato reso obbligatorio l’utilizzo della piattaforma informatica. Il valore aggiunto nasce dalla firma congiunta del Ministero delle politiche agricole e del Ministero della salute, con il comune intento di assicurare la tracciabilità del prodotto. Dal 2014 tutti gli attori della filiera, includendo gli intermediari, che a qualsiasi titolo entrano in contatto con la materia prima, sono obbligati a registrare quanto è stato prodotto, trasferito o trasformato».

Come funziona nel dettaglio questo sistema di registrazione?
«Si utilizza un sistema completamente web-based e cross-plattaform, facile poiché gli utenti non devono installare nessun software sui propri computer, né avere un determinato tipo di hardware/sistema operativo. Basta una connessione a internet e un qualsiasi browser web (Explorer, Firefox, Chrome, Safari, Opera, ecc…). Le difficoltà di connessione – aggiunge Limone - sono superabili attraverso l’assistenza di un call center attivo dal lunedì al venerdì. La gestione delle credenziali è demandata al Sian (Sistema informativo agricolo nazionale) in forza al Mipaaf, che si allinea con la Bdn (Banca dati nazionale) per verificare se l’utente è proprietario di aziende zootecniche e suggerire i codici aziendali trovati e con l’Anagrafe tributaria, per verificare se l’utente è rappresentate legale di partita iva e suggerire se si tratta di un trasformatore o un intermediario. Il sistema è gestito in cooperazione applicativa tra Sian e l’Izsm».

Quale è stata la risposta al sistema di tracciabilità obbligatoria e a quali risultati si è giunti?
«Era necessario che tutti i produttori di latte e mozzarella insistenti sul territorio italiano facessero chiarezza sulle produzioni, sia dop che non dop, per verificare e attestare la congruità di ciò che arriva sulle nostre tavole e oggi, possiamo dire, di essere dinanzi a una vera best practice italiana, attenzionata anche da altre filiere – risponde Limone -.

Allevamento di bufali
Allevamento di bufali in Campania.

Attualmente, infatti, il sistema registra le produzioni di 1932 allevatori, 679 caseifici e 71 intermediari distribuiti in tutt’Italia, ivi incluso l’areale della dop. Come tutti i grandi sistemi informatici che richiedono collaborazione tra diversi attori, possono esserci stati dei ritardi nell’esposizione dell’abnorme mole dei dati raccolti, ma al fine di non rendere vano il lavoro di tutti, la piattaforma è stata dotata di un sistema Checktrac pensato e realizzato per gli enti preposti al controllo. Attualmente ne beneficiano, data la semplicità di consultazione, sia l’Icqrf che le Aassll e le Forze dell’ordine che abbiano fatto richiesta di password. Ulteriore valore aggiunto è stato l’inserimento di appositi alert, che suggeriscono eventuali difformità per mancato o non puntuale inserimento del dato, incongruenze tra numero di capi munti/produzioni primarie e secondarie durante tutto l’anno, peraltro, come detto, utilizzando la Bdn a supporto. Insomma – conclude Limone -, uno strumento in grado di tutelare e garantire le produzioni e il cittadino, frutto del grande lavoro fornito dall’Izsm, dal Mipaaf, dalla Regione Campania e dal Consorzio della Mozzarella di Bufala dop per la valorizzazione delle eccellenze del territorio nella piena trasparenza e tutela del consumatore, favorendo contemporaneamente la stabilizzazione del prezzo del latte e dei contratti».

Se parliamo di sicurezza alimentare in Campania, è d’obbligo parlare di Qr-Code Campania Sicura. Ci spieghi i punti salienti di questo progetto.
«Il Qr-Code Campania Sicura si rivolge ai consumatori sfiduciati e terrorizzati dal consumo dei prodotti agroalimentari campane – risponde Limone -. Il progetto nasce, infatti, nel 2013, in piena emergenza mediatica Terra dei Fuochi, per dare un supporto concreto all’economia campana, alle tante aziende che non riuscivano più a vendere i loro prodotti solo perché appunto “campani” e a restituire dignità all’immagine della Regione e del suo pregiato patrimonio agroalimentare. Grazie al sistema Qr-Code Campania Sicura è garantita ai consumatori la trasparenza e la conoscenza di ciò che acquistano, rendendo facilmente fruibili le informazioni delle analisi, eseguite da un Ente pubblico come l’Izsm, sui prodotti delle aziende campane. Il progetto, supportato dalla Regione Campania tramite fondi Ue, ha dato la possibilità a mille aziende di usufruire di un voucher del valore di 2.500 € per aderire gratuitamente al sistema Qr-Code Campania Sicura.

Logo Campania Sicura

L’altro elemento di innovazione è rappresentato dalla valutazione del rischio dei prodotti oggetti di analisi, infatti una Commissione tecnica, composta da ingegneri ambientali, medici veterinari ed agronomi redigono un piano analitico ad hoc per ogni azienda agroalimentare, valutando il contesto ambientale dove è localizzata l’azienda, il processo di produzione, le materie prime impiegate nel processo produttivo ed il prodotto finito. I campionamenti sono eseguiti direttamente da personale dell’Istituto Zooprofilattico direttamente in azienda. A seguito delle analisi dei prodotti viene appunto rilasciato il marchio Qr-Code Campania Sicura, ogni azienda ottiene il proprio Qr-Code, tramite il quale è possibile visualizzare, tramite apposita app scaricata sugli smartphone o tablet, la denominazione aziendale, la georeferenziazione dei punti di campionamento, una tabella riepilogativa degli esiti analitici dei prodotti analizzati, e il rapporto di prova degli esami eseguiti. Inoltre tutte le aziende aderenti al progetto Qr-Code Campania Sicura sono visualizzabili sul sito internet www.qrcodecampania.it».

Dal 2013 a oggi che risultati sono stati raggiunti?
«Tramite il Qr-Code Campania Sicura sono stati raggiunti diversi risultati, in termini di adesione da parte delle aziende, di controllo della salubrità delle produzioni e in termini di valorizzazione del made in Campania. Sono stati campionati circa 10mila prodotti di questi solo lo 0,001% risultava non conforme, quindi numeri molto esigui rispetto al clamore mediatico sulla Terra dei Fuochi. Le aziende per le quali sono state riscontrate le non conformità sono state seguite per comprenderne la causa ed attuare azioni correttive per prevenire il ripetersi in futuro di criticità, facendo un’adeguata formazione agli operatori. È stata attuata, inoltre, un’importante attività di prevenzione per arginare eventuali tentativi di mettere in commercio i prodotti non conformi. Le aziende aderenti al Qr -Code – spiega Limone - hanno avuto l’opportunità di far conoscere le proprie produzioni, partecipando grazie al progetto, a diverse fiere del settore, ad esempio ad Expo, al Vinitaly, al Gustus, alla Fiera Agricola di Verona. Infine, è stato realizzato un marketplace (www.compriamocampano.it), tramite il quale qualsiasi consumatore può acquistare, tranquillamente da casa, i prodotti certificati Qr-Code Campania Sicura».

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