Solo reflui zootecnici per ottenere biogas

Edoardo Zaffignani, a sinistra, e Pietro Ongari all’ingresso dell’impianto biogas della società agricola Tellina
Fontanellato, Parma: attivo un nuovo impianto da 300 kW/h, realizzato dalla Bst. Grazie a questa struttura l’allevamento trova una destinazione sostenibile per i liquami zootecnici. E il cogeneratore produce anche grandi quantità di energia termica, utile per la sala di mungitura. I digestori sono realizzati con un tipo di acciaio inox particolarmente resistente

Non sono molti in Italia gli im­pianti biogas alimentati esclu­sivamente con reflui zootec­nici. In genere la biomassa destinata a produrre biogas è costituita anche da trinciati di vegetali, in partico­lare dal trinciato di mais; un tipo di ali­mentazione che ne limita la diffusione in quelle realtà agricole, come quella del Parmigiano Reggiano, in cui gli alleva­menti non si appoggiano ai trinciati.

Ma da pochi mesi ne è sorto uno proprio all’interno di questo comprensorio, a Fon­tanellato (Pr), che è destinato a proporsi come esempio da tenere in considera­zione. Sì perché non solo l’impianto è par­ticolarmente produttivo: offre fino a 300 kW/h elettrici, che è la potenza massima ammissibile in Italia per poter vendere energia elettrica incentivata al Gse, Ge­store servizi energetici.

Ma anche perché il motore messo in azio­ne dal biogas, il cogeneratore, con l’acqua calda in uscita produce pure una quantità di energia termica particolarmente eleva­ta: ben 358 kW/h termici a 81 °C. Elevata dal momento che va a servire ben 650 metri di tubazioni, quelle della sala di mun­gitura e degli uffici aziendali.

Stiamo parlando dell’impianto biogas dell’azienda Tellina (“società agricola Tel­lina, di Salvi Alessia e Valerio”), situata in località Paroletta, comune di Fontanella­to, provincia di Parma. Un’azienda dotata di un allevamento di circa 700 bovine da latte, latte destinato alla trasformazione in Parmigiano Reggiano; il numero di capi è in aumento. L’azienda dispone anche di circa 360 ettari di coltivazioni foraggere, fra medica, loietto e miscugli.

L’impianto, come si diceva, appare come un esempio da tenere in considerazione. Ed è così, commenta Edoardo Zaffigna­ni, “non solo per la sua produttività, ma anche perché realizza in pieno l’idea di economia circolare. Quelli che in teo­ria sarebbero soltanto scarti aziendali, i reflui zootecnici, vanno invece a gene­rare energia elettrica e termica, la prima da vendere e la seconda da riutilizzare in azienda. Persino il sottoprodotto della biodigestione, il cosiddetto digestato, viene utilmente riutilizzato: come ottimo concime per le coltivazioni della stessa azienda. Dunque economia circolare, so­stenibilità ambientale”.

Zaffignani è direttore commerciale e marketing della Bst (https://bst.srl), la so­cietà che ha realizzato l’impianto dell’a­zienda Tellina. E a rimarcare il discorso dell’esempio, aggiunge: “Nella sola area del Parmigiano Reggiano stiamo co­struendo altri cinque impianti biogas di questo tipo, alimentati solo a reflui”. Questo di Fontanellato è stato costruito a partire da luglio 2022 ed è entrato a regime nel settembre del 2023.

Aggiunge Pietro Ongari, dipendente del­la Tellina e responsabile tecnico dell’im­pianto biogas: “La quantità di digestato che esce da questo impianto biogas è pari a circa 100 metri cubi al giorno. Il digestato solido lo usiamo come conci­me per le nostre coltivazioni. Il digestato liquido è destinato alla fertirrigazione dei prati, come quelli di medica, e delle stop­pie, di loietto e mais”.

Informa poi Zaffignani che l’azienda Tellina ha in programma di aumentare il nu­mero di capi bovini allevati, fino a quasi raddoppiarli. “E quando il numero degli animali passerà dall’attuale 50% al pros­simo 100% ci sarà da gestire altrettanta nuova quantità di reflui zootecnici. Quindi a quel punto forse realizzeremo un se­condo impianto. E c’è da dire che l’impe­gno del tecnico nella cura e nel controllo di questo impianto è piuttosto contenuto, meno di un’ora al giorno; poi ovviamente si occupa di diverse altre operazioni in azienda”.

Questo impianto di Fontanellato, sot­tolinea infine Zaffignani, “presenta una caratteristica tecnica particolarmente innovativa: le pareti verticali dei due di­gestori cilindrici, ma anche le serpenti­ne interne del riscaldamento, sono tutte realizzate in acciaio inox Aisi 304. E dove riteniamo che l’azione corrosiva del gas sia più incisiva utilizziamo l’acciaio Ais 316-Ti, un acciaio al titanio particolar­mente resistente alla corrosione”.

La società Bst

Fin qui l’esperienza di Fontanellato. Ma chi è e cosa fa l’impresa che ha realizzato l’impianto, ossia la Bst srl?

La società, con sede a Leno (Bs), è ben affermata nel settore italiano delle bioe­nergie, avendo realizzato a tutt’oggi più di 60 impianti di cogenerazione a biogas, più di 100 digestori in acciaio inox, più di 45 impianti di cogenerazione a biogas seguiti dal service, 9 micro impianti a bio­gas a marchio Best.

Più precisamente, dice Zaffignani a pro­posito dell’attività della Bst, “lavoriamo come Epc Contractor di impianti a bio­gas e biometano in acciaio inox. Cioè ci occupiamo di tutto quello che riguarda l’autorizzazione e progettazione (Engi­neering), l’approvvigionamento (Procu­rement) e la costruzione (Construction) di un impianto, fino alla sua consegna chiavi in mano e alla manutenzione, ga­rantendo standard qualitativi di assoluto riferimento sul mercato”.

Una caratteristica della Bst è quella delle realizzazioni in acciaio. Spiega Zaffignani: “La nostra è una scelta precisa: realizzia­mo impianti di cogenerazione a biogas e biometano con pareti in acciaio inox Aisi 304 e Aisi 316 Ti. L’acciaio garantisce una resistenza agli attacchi acidi corro­sivi del biogas, e alle microfessurazioni, inarrivabile per le vasche in cemento ar­mato. L’acciaio inox di elevata qualità non solo garantisce un’elevatissima resisten­za nel tempo contro le forze corrosive e meccaniche nei digestori, ma fa anche diminuire drasticamente gli interventi di manutenzione”.

Zaffignani conclude parlando della pro­pensione di Bst verso il chiavi in mano: “Pensiamo noi a tutto: analisi di fattibili­tà e profittabilità del progetto, progetto preliminare, autorizzazioni, richiesta di incentivi e assistenza al finanziamento, progettazione dettagliata e realizzazio­ne, consegna chiavi in mano, manutenzione e assistenza”.

C’è poi il progetto della Bst denominato Best (https://bestbiogas.it/), che si de­dica alla realizzazione di micro impianti a biogas per piccoli allevamenti. Pensati con logica di semplificazione, ma sempre con materiali di qualità, gli impianti Best sono installati e montati in pochi giorni; imbullonati, sono facilmente removibili. “Sono automatizzati, di semplice instal­lazione e utilizzo (plug & play)”.

Anche gli impianti Best hanno le pareti in acciaio inox. Hanno motori Man da 35 a 90 kW/h elettrici. Sono progettati in cin­que taglie: 35, 49, 63, 75, 90 kw/h el.

Nel video qui allegato una veduta dell’impianto, ripresa dal drone:

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Solo reflui zootecnici per ottenere biogas - Ultima modifica: 2024-01-14T18:45:51+01:00 da Giorgio Setti

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