Overview Ismea sui mercati agroalimentari / 26 ottobre 2015

Latte crudo, prezzi ancora in frenata a settembre: Ismea rileva un valore medio nazionale di 0,347 euro/litro in calo dell’1,4% su agosto e del 14% su base annua.

Roma - Per i lattiero-caseari, ad esclusione del burro e delle altre materie grasse, ancora in lieve ripresa in tutte le piazze europee, le condizioni restano piuttosto critiche, con le quotazioni di Parmigiano reggiano e Grana padano inchiodate ai bassi livelli delle scorse sedute.

Per il latte crudo alla stalla si è registrata a settembre un’ulteriore limatura dei prezzi. Ismea rileva un valore medio nazionale di 0,347 euro/litro in calo dell’1,4% su agosto e del 14% su base annua.

Tendono nel frattempo a stabilizzarsi i prezzi dei vitelloni, dopo un trend al rialzo verificatosi a seguito di una minore affluenza di capi nei centri di macellazione nazionali.

La ripresa ormai imminente degli scambi per l’approvvigionamento dei vitelli francesi (broutard), dopo il blocco causato dall’emergenza blue tongue, si preannuncia invece piuttosto vivace. Le prime trattative potrebbero avvenire sulla base di prezzi in aumento, ma la situazione dovrebbe tendere gradualmente a stabilizzarsi. In generale, sia per il vivo che per le carni l’offerta sui mercati nazionali resta piuttosto contenuta, grazie anche a una minore pressione delle importazioni. Una situazione che non dovrebbe ripercuotersi negativamente sui prezzi, nonostante la persistente debolezza dei consumi interni.

Al contrario, la ripresa stagionale degli ordinativi dovrebbe favorire i tagli freschi suini che al momento non registrano variazioni di prezzo. Sul mercato del vivo si prevede una stabilizzazione delle quotazioni per i capi da macello, dopo i ribassi dell’ultima quindicina, mentre il quadro, seppure stazionario, presenta qualche difficoltà per i suinetti d’allevamento che non sembrano in questa fase beneficare di un particolare interesse all’acquisto da parte dei ristallatori.

Nel comparto avicolo resta tonico solo il mercato di faraone e tacchini, mentre cedono ancora terreno le quotazioni dei polli, penalizzate da un’offerta pressante rispetto a una domanda finale sostenuta, ma in leggera contrazione. Gli squilibri appaiono ancora più evidenti sul circuito delle uova, con i prezzi che hanno finora deluso le attese degli operatori. Resta scarsa invece l’offerta di capi vivi sul mercato dei conigli, mentre appare più bilanciato il comparto delle carni.

(fonte: Ismea, Direzione servizi per il mercato)

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