Stabile secondo Assalzoo la produzione di mangimi

I dati emersi all'assemblea di Assalzoo, Associazione nazionale tra i produttori di alimenti zootecnici, svoltasi il 25 giugno a Milano

Nel 2014 la produzione italiana di mangimi destinati all'allevamento zootecnico si è confermata al di sopra dei 14 milioni di tonnellate (14.090.000 tonnate) che rappresenta un aumento dello 0,3% rispetto all'anno precedente (14.042.000 di tonnellate nel 2013). Sono le stime presentate il 25 giugno a Milano da Assalzoo, nel corso della sessione pubblica dell'Assemblea annuale.

Assalzoo, l’Associazione Nazionale tra i Produttori di Alimenti Zootecnici, rappresenta l’industria mangimistica italiana con un fatturato di oltre 6 miliardi di euro, circa 8.500 addetti, escluso l’indotto, e una produzione che supera i 14 milioni di tonnellate.

I dati del comparto – I principali indicatori economici del settore mostrano una  buona tenuta della produzione industriale, nonostante il perdurare di un periodo di stagnazione dell'economia italiana.

Nel 2014 il mercato degli alimenti zootecnici in Italia ha prodotto un valore di 6,36 miliardi di euro (nel 2013 era 7,35 miliardi di euro), con una importante riduzione del fatturato complessivo dovuta alla marcata riduzione dei prezzi di tutte le principali materie prime agricole, in particolare cereali e derivati ma anche proteici. I prezzi alla produzione hanno fatto registrare una diminuzione a doppia cifra rispetto al 2013 del - 13,5%. A fronte di questo si è verificato un leggero aumento del costo del lavoro: +3,4% nel 2013. La contrazione del fatturato non ha intaccato in alcun modo i livelli occupazionali che si mantengono sui valori degli anni precedenti: l'industria mangimistica italiana impiega complessivamente 8.500 addetti circa, escluso l'indotto. Infine, il saldo commerciale tra import e export, pur restando in area negativa (-294 milioni di euro nel 2014), risulta migliorato rispetto al 2013 con +23,5% grazie al decisivo incremento del valore delle esportazioni (+37%)

“L'Italia si conferma nell'elite dei produttori europei, restando saldamente al 5° posto in Europa – afferma Alberto Allodi, presidente di Assalzoo – e ciò avviene nonostante la sostanziale assenza di crescita degli ultimi anni dell'economia italiana e la dipendenza cronica dall'approvvigionamento di materie prime d'importazione, non essendo la produzione agricola italiana in grado di stare al passo con il fabbisogno necessario al comparto dell'alimentazione animale".

"È da evidenziare – continua Allodi – come l'industria mangimistica abbia mostrato mantenere i livelli di occupazione e di produzione. Si tratta di dati che vanno valorizzati, anche in considerazione della doppia dipendenza, contesto economico nazionale e oscillazione dei prezzi delle materie d'importazione. Uno sforzo dei mangimisti che regala stabilità all'intero comparto agroalimentare”.

Aumenta la produzione di mangimi per volatili, ovini e pesci

Il comparto mangimistico, è stato detto ancora all’assemblea Assalzoo, è riuscito a reggere il colpo che la recessione dell'economia italiana ha determinato nell'andamento generale dell'industria nazionale. La produzione arriva a 14.090.000 tonnellate complessive, che equivale a un lieve aumento rispetto ai dati del 2013: +0,3%.

La sostanziale tenuta del comparto mangimistico, in un contesto generale sfavorevole, si deve al settore avicolo che raggiunge livelli di produzione record (+3,3%), con risultati particolarmente positivi negli alimenti per polli (+4,8%) e  in quelle per ovaiole (+6,7%). Vanno segnalati anche i risultati positivi dei mangimi per gli ovini (+4%) e per i pesci (+6,8%), che continuano a mettere a segno un trend di crescita, rafforzato inoltre da un buon andamento delle esportazioni.

Meno positive le notizie provenienti dai mangimi per i bovini con un -3,1% rispetto all'anno precedente. La riduzione dipende essenzialmente dalla contrazione della domanda alimentare per i bovini da latte (-4,2%), mentre un lieve rialzo ha riguardato quella per bovini da carne (+0,8%), che pure provengono da quattro anni di costante calo produttivo. Segno meno anche per i mangimi per i suini: -1,1%. In questo caso è il ridimensionamento delle consistenze dei capi (meno un milione negli ultimi due anni) a essere alla base della leggera riduzione.

”La forza del settore – sottolinea Alberto Allodi – è nei numeri. Il contesto sfavorevole, una continua oscillazione dei prezzi delle materie prime, un quadro normativo soggetto a continui cambiamenti, una eccessiva pressione del fisco, sono fattori che non favoriscono la produzione industriale e gli investimenti. I mangimisti italiani, nonostante tutto, dimostrano una forza imprenditoriale che merita di essere evidenziata. Una forza che permette all'interno comparto dell'agroalimentare italiano di poter contare su mangimi sicuri, di qualità e sicurezza sempre più elevati e interamente prodotti in Italia, pur se costretti ad importare forti quantità di materie prime. Gli indicatori per il 2015 lasciano bene sperare – conclude Allodi – con il settore avicolo a fare da traino ancora una volta e con qualche segnale che lascia presupporre una ripresa anche per il settore suino; sul settore bovino sembrano permanere delle difficoltà, legate sia al comparto da carne che per quello da latte, alle prese con la fine del regime delle quote".

Prezzi delle materie prime in ribasso ma resta l'incognita della instabilità dei mercati

Altro argomento analizzato all’assemblea Assalzoo il mercato delle materie prime per la mangimistica. Quest'anno la dipendenza cronica dell'Italia dall'importazione di materie prime vegetali per l'alimentazione degli animali non influenza in negativo l'andamento del settore mangimistico.

La riduzione dei prezzi ha generato un effetto a cascata sui mangimi, garantendo una tenuta della produzione di cui ha beneficiato tutta la zootecnia e le produzioni di alimenti di origine animale - molti delle quali eccellenze del Made in Italy alimentare. In frenata i prezzi di soia, mais, grano tenero e di tutte le principali commodities che vengono normalmente impiegate nell'industria mangimistica.

La riduzione dei prezzi della soia, -6,3%, e del mais, -16,6%, sono stati un toccasana in un momento di difficoltà generale, ma l'incognita instabilità dei mercati e la volatilità delle quotazioni resta una incognita che non può essere sottovalutata. Tuttavia le aspettative sulle produzioni a livello mondiale sono moderatamente ottimistiche e se l'andamento meteo climatico non riserverà sorprese, le oscillazioni sui mercati potrebbero attenuarsi.

“La dipendenza dall'importazione di materie prime – afferma Allodi – e le oscillazioni dei prezzi sui mercati restano aspetti cruciali da seguire sempre con molta attenzione. Ma attenzione va riservata anche alla nostra dipendenza dall'estero di materie prime che si conferma superiore al 50% esponendo sempre di più il nostro Paese agli umori del mercato mondiale. In questo contesto una riflessione è necessaria anche agli sviluppi normativi a livello europeo: preoccupa infatti la proposta della Commissione europea che vorrebbe lasciare a ciascuno Stato la possibilità di vietare l’utilizzo di prodotti geneticamente modificati. Non è tollerabile che nell'Ue venga messo in discussione un principio cardine come quello del libero mercato, adottando norme che di fatto falserebbero la libera concorrenza e la libera circolazione delle merci”.

Assalzoo - Tab. 1
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Assalzoo - Tab. 2
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Assalzoo - tab. 3
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