Grana Padano – Confagricoltura Piacenza, continua il botta e risposta

Nicola Cesare Baldrighi, presidente del Consorzio di tutela del formaggio dop: non bisogna far cadere il piano produttivo, la dop ha sempre garantito alle cooperative di trasformazione un dividendo per gli allevatori di almeno un 10% in più rispetto al mercato

 

Continua il vivace confronto sui piani produttivi tra Confagricoltura Piacenza da una parte e il Consorzio tutela Grana Padano dall'altra. Questa volta anzi prende posizione anche un terzo soggetto, schierandosi a favore della prima delle due posizioni: il produttore Marco Lucchini, presidente di AgriPiacenza Latte.
Come ha già fatto per il primo round di questo botta e risposta (si veda in questo sito la notizia riportata nello slideshow in alto), l'Informatore Zootecnico si limiterà a riportare tal quali le varie dichiarazioni, riservandosi di approfondirle una volta che le acque si saranno calmate.

Confagricoltura Piacenza
Sabato 11 agosto dunque è stata diffusa un'altra dichiarazione di Confagricoltura Piacenza. La riportiamo di seguito, tra virgolette:
<<Grana padano: la produzione chiede da anni un confronto sui piani produttivi. Confagricoltura Piacenza: la nostra è un’azione voluta dagli allevatori che rappresentiamo.

Non si tratta certo di una trovata ferragostana, replica duramente Confagricoltura Piacenza alle critiche pervenute in seguito all’azione intrapresa contro le politiche di non sviluppo del Consorzio di Tutela del Grana Padano. Ci siamo mobilitati facendoci portatori di un dissenso che da anni viene manifestato da parte allevatoriale e che è sempre stato ignorato.
Sottolineiamo che la nostra critica è volta non tanto al prossimo piano produttivo (ammesso che venga deliberato), quanto alla linea che dal 2006 ad oggi è stata tenuta dal Consorzio e perpetrata attraverso i piani produttivi attuati sino ad oggi. Per quello che verrà ci resta, quantomeno, il beneficio del dubbio.
Gli allevatori che rappresentiamo, e del cui malcontento ci siamo fatti portavoce, vorrebbero un netto cambio di prospettiva. Le raccomandazioni dell’Autorità garante della concorrenza chiaramente riportate nel bollettino n.22 del 2017 erano già frutto di diversi interpelli. In questo importante documento l’Agcm rammenta l’inadeguatezza di intese restrittive se non per un periodo di tempo limitato, chiede di evitare un uso strumentale dei piani produttivi, rimarca l’esigenza di monitorare la rappresentatività della componente agricola nell’ambito delle decisioni assunte dal Consorzio. Raccomandazioni a nostro avviso disattese e relativamente alle quali più volte gli allevatori hanno chiesto di aprire un dialogo.
E’ proprio considerando la possibilità che in sede ministeriale si possa addivenire all’auspicato confronto che abbiamo deciso di dare voce alle preoccupazioni di parte allevatore supportandole con l’analisi delle normative europee e nazionali in merito.
Ben venga dunque il confronto tra le parti, certo, fa specie che la prospettiva di dialogo sia indicata da chi non ha mai voluto sentire le nostre ragioni e che pertanto non riteniamo ormai che possa essere un interlocutore attendibile.
La spinta che abbiamo ricevuto dalla base associativa di avviare questo percorso oggi non può più trovare sbocco nell’ulteriore sterile tentativo di farsi ascoltare da chi per anni ha applicato i piani produttivi in modo a nostro avviso al di fuori dello spirito dei regolamenti Ue, ma auspichiamo che il ministero possa esercitare l’arbitrato necessario. Ribadiamo che l’unico scopo di Confagricoltura Piacenza è quello di ridare dignità all’attività imprenditoriale degli agricoltori, finalità comune alla ratio delle norme europee sulle produzioni Dop e Igp>>.

Lucchini, AgriPiacenza Latte
Sempre sabato 11 sulla questione Grana Padano è intervenuto anche Marco Lucchini, presidente di AgriPiacenza Latte, che ha dichiarato:
<<Mi complimento con Confagricoltura Piacenza per aver rilevato il malessere del settore lattiero caseario ed aver individuato una delle cause nella politica del consorzio del grana padano che assorbe circa il 20 per cento della produzione del latte nazionale. Sono spiaciuto che una persona che stimo moltissimo per le sue capacità abbia liquidato la questione come il sogno di una notte di mezz’estate.
Nel confermare la piena condivisione della posizione espressa da Confagricoltura Piacenza, occupandomi del settore ormai da più di un trentennio, come produttore di latte e come presidente di un organismo che commercializza latte e produce Grana Padano, mi permetto di fare alcune considerazioni: la prima è che l’introduzione delle quote grana che inizialmente venivano chiamate “assegnazioni produttive” e sulla cui reale consistenza mi permetto di esprimere ancora dei dubbi, sono calate sul settore come un macigno togliendo molta elasticità al sistema e competitività al prodotto, per l’aggravio dei costi, e mettendo il mondo industriale in una posizione di netto vantaggio rispetto al mondo agricolo.
Infatti il bacino di produzione del latte destinato a Grana Padano è molto più ampio di quello che, oggi, può assorbire il sistema delle quote e quindi l’offerta è strutturalmente sovrabbondane. Questa imposizione ha poi creato dal nulla un bene che è entrato a far parte del patrimonio delle industrie di trasformazione, proprio nel momento in cui i produttori di latte perdevano il patrimonio legato alla loro quota. Il che dovrebbe far riflettere: chi sostiene questa politica difficilmente può dire difendere gli interessi del mondo agricolo.
Meglio sarebbe che, come succede nel Parmigiano Reggiano, le quote fossero assegnate ai produttori di latte quale indennizzo della cessazione del regime delle quote.
Essendo uomo di mercato, rimango molto critico sulla strada percorsa in questi anni dal Consorzio che ritiene che l’unico mezzo per sostenere il prezzo sia quello di contrarre l’offerta.  Questo, oltretutto, ha creato spazio per prodotti alternativi ottenuti con tecnologie innovative che garantiscono un’elevata qualità a costi più contenuti e quindi rubano fette di mercato al Grana Padano. Un’ulteriore contrazione dell’offerta produrrebbe altre perdite di mercato e ulteriori perdite di prezzo del Grana Padano e quindi del latte alla stalla. L’atteggiamento del Consorzio è sempre stato quello di muoversi come una variabile indipendente nel panorama del latte italiano.
Non mi dilungo sulle centinaia di argomentazioni che potremmo portare a difesa di una politica diversa ma chiudo con una semplice considerazione che dimostra l’insuccesso delle strategie del Consorzio del Grana Padano negli anni ed è che, in questo momento, il prezzo del Grana Padano è lo stesso di quando Agri Piacenza Latte ha aperto il caseificio nel 2005, mentre i costi di produzione del latte sono lievitati in maniera molto consistente e quindi ciò dovrebbe far riflettere chi gestisce il sistema e una parte politica che è sempre stata molto benevola nell’avallare le politiche del Consorzio>>.

Il Consorzio di tutela
Lunedì 13 agosto è arrivata infine la risposta del Consorzio di tutela del formaggio Grana Padano, una "lettera aperta del presidente del Consorzio Grana Padano in risposta alle dichiarazioni dei presidente di Confagricoltura Piacenza e di AgriPiacenza Latte". Anche in questo caso pubblichiamo il documento tal quale:
<<Grana Padano: sui piani produttivi parlano i fatti. Il Consorzio di Tutela replica agli ultimi attacchi da Confagricoltura Piacenza. Lettera aperta del presidente Baldrighi: replichiamo ad affermazioni non veritiere. Il presidente del Consorzio Tutela Grana Padano, Nicola Cesare Baldrighi, risponde con una lettera aperta alle ultime affermazioni di Filippo Gasparini, presidente di Confagricoltura Piacenza, e di Marco Lucchini, presidente di AgriPiacenza Latte.
Carissimi Filippo Gasparini e Marco Lucchini, mi sento in dovere di sottolineare come non veritiere le dichiarazioni di un mancato confronto con il Consorzio Grana Padano.
In tutte le vicende rilevanti, e quindi soprattutto per il piano produttivo, da sempre le proposte del C.d.A. vengono sottoposte all’approvazione dell’Assemblea, previa consultazione e con le dovute spiegazioni nelle riunioni provinciali, tutti ambiti nei quali la presenza degli allevatori appartenenti alla D.O.P. Grana Padano è in larga maggioranza. E’ quindi piuttosto discutibile che venga considerata come una mancanza di dialogo il non accoglimento delle vostre tesi, legittime ma minoritarie: in democrazia funziona così. Peraltro l’Assemblea ha sempre approvato con larga maggioranza i piani produttivi (due anni fa il piano produttivo fu approvato con l’80% dei consensi delle 4.200 stalle e l’86% dei caseifici).
Sono altrettanto sorpreso nel leggere che la politica del Consorzio sia quella di una “contrazione” dell’offerta dal momento che, vigente il piano produttivo, le forme prodotte annualmente sono passate da 4.356.800 nel 2006 alla proiezione per il 2018 di circa 5.070.000 forme (713.000 forme in più, pari a circa 4.000.000 di quintali di latte) ed un export del 38%.
Riguardo le intese restrittive il piano è sempre stato analizzato e valutato in tutte le sedi competenti. Come si può dire restrittiva una crescita ininterrotta da 20 anni del 2% annuo di un sistema che rappresenta il 25% del latte italiano e che ha permesso l’ingresso di 400 nuove stalle da quando esiste il piano produttivo? Inoltre la legge 287/90 si riferisce ad alterazione della concorrenza a danno dei consumatori.
E’ inoltre quanto meno originale che chi si autodefinisce un “uomo di mercato” adduca come motivazione l’offerta di materia prima (latte), quando dovrebbe ben sapere che ci si approvvigiona di materia prima in base alla capacità del mercato di assorbire il prodotto finito, non viceversa. Chi produce pasta, ad esempio, non decide la quantità in base alla farina che ha in magazzino, ma compra la farina a seconda di quanta pasta produce e può vendere.
Infine, riguardo al poco soddisfacente prezzo del Grana Padano, mi lusinga evidenziare come la nostra D.O.P. abbia sempre garantito alle cooperative di trasformazione (quindi anche di Piacenza) un dividendo per gli allevatori di almeno un 10% in più rispetto al mercato.  Inoltre studi pubblicati su autorevoli testate internazionali di economia agraria hanno dimostrato tutta l’efficacia del piano produttivo del Grana Padano nel contenere i forti ribassi e le grandi oscillazioni dei mercati internazionali e quindi ancora una volta tutelare gli allevatori che fanno parte della nostra filiera.
Dati di fatto, questi ultimi, che vanno ben oltre le vostre personalissime opinioni che, mi chiedo, se siano semplicemente frutto di valutazioni superficiali o, invece, non vi siate stati inconsapevolmente indotti da chi, approfittando della vostra buona fede, potrebbe avere interesse a far cadere il piano produttivo a tutto danno degli allevatori.
Cordialmente, Nicola Cesare Baldrighi (presidente del Consorzio Tutela Grana Padano)>>.

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