Quando la lettiera dei polli si trasforma in calore

polli
DA UNICONFORT - Azzerati i costi energetici e dello smaltimento rifiuti

Non spendono più un euro per scaldare i locali dell’allevamento e per smaltire la pollina i titolari dell’azienda agricola Basso Piera di Codogné, in provincia di Treviso, attivi nel settore dell’allevamento dei polli, che hanno trovato in Uniconfort - azienda padovana terzo player mondiale nella valorizzazione energetica delle biomasse solide - il partner ideale per l’applicazione di una tecnologia che non ha uguali al mondo.

Grazie a una caldaia Uniconfort appositamente progettata, questi allevatori veneti utilizzano la lettiera dei polli per alimentare a costo zero un impianto che produce il calore necessario per scaldare gli stabili dell’allevamento. Con un duplice vantaggio: il taglio sull’acquisto dei combustibili e l’azzeramento dei costi di smaltimento del rifiuto.

Una soluzione tecnologica già sperimentata da Uniconfort in analoghe aziende in Inghilterra e in Spagna, dove la lettiera dei polli alimenta un impianto cogenerativo che produce oltre al calore anche energia elettrica.

«L’utilizzo degli scarti derivanti da processi aziendali nell’agroalimentare per la produzione dell’energia termica o anche elettrica porta a tagli al conto energetico che vanno dal 50% al 100% – spiega Davis Zinetti, amministratore delegato di Uniconfort – Negli allevamenti di polli si combinano ottimamente entrambi gli elementi: un processo energivoro e una grande produzione di scarti. I locali che ricoverano gli animali devono essere mantenuti a determinate temperature, tra i 25 ei 35°C, richiedendo l’utilizzo di grandi quantità di combustibile e sono presenti centinaia di tonnellate di biomassa: la lettiera dei polli, che viene rinnovata ogni 45 giorni e i cui costi di smaltimento incidono sul bilancio aziendale».

Non tutte le caldaie sono in grado di valorizzare energeticamente gli scarti dell’agroalimentare come la lettiera dei polli, un materiale povero con un alto grado di umidità, uno scarso potere calorifero e un residuo di cenere del 20%, costituito da paglia, segatura, lolla e escrementi degli animali. Ben diverso, insomma, dalle biomasse standard.

In quest’ambito, l’azienda padovana vanta un’assoluta eccellenza, in quanto è un grado di proporre impianti che valorizzano energeticamente i residui di lavorazione delle serre, i residui di potature, le lettiere delle fungaie, i torsoli di mela, la sansa di olive, le potature di vite e vinaccia, gli scarti di segheria. Una tecnologia all’avanguardia, premiata dalla normativa italiana, che premia l’utilizzo delle biomasse, carburanti verdi, con importanti incentivi, i “certificati bianchi”, che portano un veloce ritorno dell’investimento e forti risparmi, prevedendo ulteriori bonus se la biomassa è autoprodotta. «In questi ultimi anni, per fronteggiare gli aumenti dei prezzi del carburante per il riscaldamento e mantenere la competitività – conclude Zinetti - sempre più aziende florovivaistiche e agricole si sono risvolte a noi per abbandonare gli idrocarburi e passare alle biomasse solide».

Una soluzione del tutto naturale ed ecocompatibile, che funziona non solo dal punto di vista economico, ma anche da quello del rispetto dell’ambiente: bruciare biomasse al posto dei combustibili fossili permette di ridurre le emissioni di CO2 per mille tonnellate all’anno in meno a ogni caldaia installata.

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