Granarolo. Cresce, investe e scommette sull’estero

Inaugurato un nuovo polo produttivo a Bologna, costo 43 milioni di euro. Annunciate due acquisizioni, per un fatturato aggiuntivo di 70 milioni. Obiettivo fatturato 2016 del gruppo: 1,5 miliardi

Il 10 gennaio scorso Granarolo spa ha inaugurato una nuova palazzina uffici e un nuovo reparto produttivo presso il caseificio di Bologna. In quell’occasione l’azienda ha presentato l’evoluzione delle proprie strategie di crescita e di internazionalizzazione.
All’incontro, al quale hanno partecipato anche il presidente del consiglio Matteo Renzi, i ministri Maurizio Martina e Giuliano Poletti, il governatore della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini e molte altre autorità nazionali e locali, il presidente della Granarolo Gianpiero Calzolari ha spiegato: «Abbiamo avviato il processo di internazionalizzazione del Gruppo due anni fa, a seguito del morso stringente della crisi e della significativa riduzione dei volumi di latte consumato. Nel 2005 il mercato nazionale del latte di alta qualità cresceva del 10%, nel 2014 è diminuito del 10%; nel 2010 il mercato del latte pesava 608mila tonnellate, nel 2014 514mila, in cinque anni abbiamo perso 150mila tonnellate. Era una necessità ma anche un’opportunità. Abbiamo creato stabilimenti e investito in acquisizioni una cifra importante (100 milioni di euro), senza un euro di contribuzione pubblica, spesso salvando marchi e posti di lavoro, consci che il limite strutturale del nostro Paese è la dimensione media delle imprese, dimensione che preclude l’accesso agli strumenti finanziari, alla ricerca e sviluppo e dunque ai mercati non domestici».
Granarolo, ha continuato Calzolari, «ambiva a rappresentare la capacità di portare nel mondo l’eccellenza dell’agroalimentare italiano. Abbiamo investito per cambiare pelle, per non essere una semplice latteria, ma una società lattiero casearia di prim’ordine, in grado di produrre formaggi molli e formaggi duri (specialmente dop, tanto apprezzati all’estero). Abbiamo investito nel saper fare italiano, nonostante le difficoltà orogeografiche con cui ci si deve confrontare rispetto ad altri Paesi».
Così nel giro di due anni l’export di Granarolo è passato dal 4% al 16%. Oggi è presente tramite la holding Granarolo International in Francia con due stabilimenti produttivi, in Spagna con una commerciale, nel Regno Unito con una società commerciale, così come in Cina. Nel corso del 2014 il Gruppo ha partecipato a otto tra le maggiori fiere mondiali specializzate (Singapore, Johannesburg, San Paolo, New York, Uk, Melbourne, Parigi, Pechino).
Nel 2015 e nel 2016
Dal 2014 al 2015: il presidente Granarolo ha continuato parlando dell’Expo di Milano: «Expo darà il via a un’ulteriore valorizzazione del patrimonio agroalimentare italiano e Granarolo vuole giocare un ruolo importante rappresentando all’interno di Padiglione Italia la filiera italiana del latte, filiera del latte bovino, ma anche del latte ovino e caprin». Granarolo ha infatti investito nella produzione di pecorino attraverso l’acquisizione della Ferruccio Podda nel 2012 e del caseificio Pinzani nel 2014 e nel latte caprino attraverso l’acquisizione di Amalattea, nel 2014.
«Chiuderemo questo anno superando il miliardo di euro di fatturato. Ma per competere con i player internazionali dobbiamo crescere ancora: dovremmo raggiungere nel 2016 un fatturato di circa 1,5 miliardi di euro. In portafoglio abbiamo diversi formaggi dop e stiamo lavorando per ampliare ulteriormente il paniere prodotti e il numero di Paesi in cui siamo presenti».
I valori degli investimenti tecnici realizzati sul sito di Bologna a partire dal 2009 (anno dell’investimento relativo al nuovo reparto mozzarelle) sono importanti: oltre 40 milioni di euro al 2014 e previsioni di investimento per oltre 2,5 milioni di euro nel 2015. «Bologna è il cuore e la testa del nostro gruppo ma questo non ci impedisce di essere in altre 13 regioni italiane, di trovare lungo l’intero stivale conoscenza e saperi, persone che vedono in Granarolo la possibilità di valorizzare questi saperi e di andare in 55 Paesi nel mondo».
Due nuove operazioni
Calzolari ha continuato annunciando due importanti operazioni tese a raggiungere i propri obiettivi di crescita: Gennari e Granarolo Cile. «Abbiamo concluso un importante accordo con Gennari spa, società parmense con una lunga tradizione nella produzione di parmigiano reggiano, grano padano e prosciutto crudo di Parma, che apporterà a regime un fatturato aggiuntivo di circa 42 milioni di euro. Con la famiglia Gennari lavoreremo per portare queste eccellenze all’estero».
Il secondo annuncio riguarda la creazione di Granarolo Cile spa, controllata da Granarolo International e prima piattaforma per approcciare il mercato sudamericano. Granarolo Cile acquisirà il 90% della Bioleche Lacteos, storica cooperativa cilena di 300 allevatori con uno stabilimento di produzione di formaggio e un marchio ben posizionato sul mercato. L’operazione, finalizzata nei giorni scorsi, consentirà a Granarolo di raggiungere a regime, entro 4/5 anni, 27 milioni di euro di fatturato attraverso la vendita di formaggi cileni e di prodotti importati dall’Italia. «L’America Latina è un mercato interessante e in crescita, con abitudini di consumo non lontane da quelle italiane. Stiamo guardando infatti anche ad altri Paesi di quell’area».
«Le risorse vadano alla filiera»
«Cosa chiediamo al governo del nostro Paese? In primo luogo - ha continuato Calzolari - la giusta considerazione dell’importanza strategica dell’agroalimentare per il nostro Paese, che va ben al di là delle estemporanee e a volte stucchevoli rappresentazioni del nostro mondo: contribuiamo per il 14% del pil e il 14% dell’occupazione nazionale, contributo determinante per la nostra bilancia commerciale con oltre 30 miliardi di euro di export. E si passi finalmente da politiche di sostegno dello status quo del comparto agricolo a politiche di profonda trasformazione, anche e prima di tutto, del comparto primario».
La Ue sta chiudendo la stagione delle quote latte: «Purtroppo il nostro Paese si è caratterizzato per la peggiore delle gestioni che si potesse immaginare, ma c’è ancora tempo per ammorbidire l’atterraggio a livello comunitario. Sarebbe infine paradossale, da parte del governo italiano, non attivare ogni iniziativa per impedire che i produttori italiani onesti subiscano una sanzione nell’ultimo anno di vita delle quote a causa di una stima errata della produzione nazionale da parte delle strutture ministeriali».
E sempre a proposito di cosa chiede Granarolo al governo, Calzolari è passato a parlare del prezzo del latte: «Nessun aiuto diretto, le risorse vanno destinate alla filiera, in particolare alla luce del crollo del prezzo della materia prima di questi mesi, da 50 a 35 euro/hl. Con oscillazioni così insostenibili diventa di stringente attualità l’attivazione di strumenti di assicurazione del reddito. Il ministro Martina sa che siamo stati i soli, nell’ultimo trimestre del 2014, a sostenere una remunerazione dignitosa della materia prima (41 euro/hl, si veda il n. 20.2014 dell’Informatore Zootecnico, ndr). È tempo di attivare un tavolo cogente di interprofessione che veda coinvolti tutti i soggetti, parte agricola, industria, cooperazione e distribuzione per una pianificazione del medio periodo».
Le altre richieste
Ancora a proposito di cosa chiede Granarolo al governo, Calzolari ha elencato queste esigenze:
- Un provvedimento sull’etichettatura di origine a tutela del consumatore.
- Il rispetto delle regole per una competizione fra onesti.
- L’applicazione dell’articolo 62, che regola i rapporti contrattuali clienti/fornitori e soprattutto i tempi di pagamento dei prodotti agricoli e alimentari, noi lo stiamo applicando a monte, paghiamo il latte a trenta giorni, ma a valle alcune catene di distribuzione allungano le scadenze a propria discrezione.
- Rivedere la norma che introduce il reverse charge alle vendite verso la Gdo che sarà fortemente penalizzante per le imprese che vendono prodotti alimentari. Non dimentichiamoci che oggi un gruppo come il nostro è creditore verso lo stato di 50 milioni di euro di Iva (e siamo arrivati anche a 90) e che mentre in Europa le imprese incassano entro il mese qui scontiamo 250 giorni medi.
- Semplificazione burocratico-amministrativa (a titolo esemplificativo, in America servono 6 giorni per espletare una procedura di export doganale, in Germania 9, in Italia quasi 3 settimane).
- Sostegno all’apertura dei nuovi mercati. Qui sì, mettendo a disposizione fondi di rotazione per la capitalizzazione dei necessari veicoli societari e le indispensabili strutture di appoggio, stiamo pensando a Fondo Strategico e a Isa.
- Politiche di sostegno alle integrazioni cooperative.
- Costo del denaro, dell’energia (+30% rispetto alla media europea), dei trasporti e della logistica (+32% rispetto alla Spagna) in linea con gli altri paesi europei.
- Politiche fiscali e del lavoro che rilancino i consumi domestici, ma qui so che il Governo ha ben presente il tema.
- Proseguire nelle politiche di riforma avviate, tese a ammodernare il nostro Paese per recuperare il gap che ci separa dal resto dell’Europa.
«In sintesi, abbiamo bisogno di fare impresa in un Paese che funziona, noi vogliamo essere parte di un Paese che ce la vuole fare. Per parte nostra noi siamo sicuri che ce la faremo».l

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