Innovazione e tecnologia, la spinta dei giovani

Matteo Lasagna è vicepresidente di Confagricoltura
In zootecnia apporto determinante su questi due fronti da parte delle nuove generazioni (editoriale di Matteo Lasagna per il numero 7.2024 dell'Informatore Zootecnico)

La fotografia scattata dall’ultimo Censimento Istat riporta che le aziende agricole condotte da giovani imprenditori, pur essendo appena il 9,3% del totale, sono quelle più innovative, più informatizzate, più presenti nelle attività connesse e con un’attenzione più alta per la sfera sociale e le coltivazioni biologiche. Parallelamente, il titolo di studio dei giovani agricoltori di oggi è più elevato rispetto a una volta.
Affiancando però a questa fotografia un altro dato, elaborato da Confagricoltura sulla base degli elementi forniti da Istat, Rete rurale nazionale, Masaf e Ismea, emerge che in Italia la popolazione giovanile nelle aree rurali è diminuita del 44% in dieci anni, oltre il doppio della media europea, ferma al 21%. Un elemento che spinge a una riflessione profonda sul futuro delle aree rurali e sulla loro capacità di attrazione.
Come ha detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’assemblea nazionale di Confagricoltura, “nelle aree rurali si giocano molte delle sfide dell’uguaglianza e della sostenibilità sociale nel nostro Paese”. Zone in cui è demandato quasi esclusivamente alle aziende agricole e agli allevamenti il compito di connotare l’economia locale.

In zootecnia 

Esaminando l’evoluzione della zootecnia, emergono con chiarezza i grandi passi avanti compiuti dal comparto che è una culla importante delle eccellenze agroalimentari italiane: non sono solo migliorate le performance produttive, ma anche il benessere animale e la qualità stessa del lavoro.
Al di là delle peculiarità dei singoli comparti zootecnici, tuttavia, il settore è ancora incapace di proporsi con orgoglio. Gli allevatori oggi sono costretti più a difendersi che a valorizzarsi, complice un’informazione in molti casi incompleta o fuorviante che va ad aggiungersi al difficile momento storico.
È doveroso, intanto, evidenziare che l’innovazione del sistema zootecnico italiano ha portato già a grandi risultati, in linea con la transizione green a cui siamo chiamati e a cui sono così sensibili le giovani generazioni. Rispetto al 1990 sono state ridotte le emissioni di gas serra del 15% e di ammoniaca del 24%. Il water footprint della nostra produzione di carne bovina è del 25% inferiore rispetto alla media mondiale. Risultati ottenuti grazie alla modernizzazione delle aziende e all’ottimizzazione dell’uso delle risorse a diposizione.
Innovazione, tecnologia, circolarità sono le parole d’ordine che oggi contestualizzano gli allevamenti italiani e che possono dare una nuova spinta al comparto. Lo dimostrano anche le manifestazioni dedicate.
Nell’ultima edizione delle Fiere zootecniche internazionali di Cremona è emersa chiara l’evoluzione del settore, con l’impulso tecnologico favorito da misure ad hoc per raggiungere gli obiettivi europei mantenendo alte la qualità e le caratteristiche organolettiche di carni, salumi, latte e formaggi Made in Italy.
E questa evoluzione ha spesso il volto giovane. La figura dell’allevatore, infatti, è mutata nel tessuto economico e sociale, ma occorre farlo sapere. Oggi non è più una persona che si è formata esclusivamente con l’età e l’esperienza, ma è un giovane diplomato, spesso laureato, che investe le conoscenze acquisite nello studio e nel confronto con i coetanei di tutto il mondo nella creazione di un nuovo modello di imprenditoria.

Formazione

Fondamentale, pertanto, è la formazione, non solo quella degli atenei. Il ForAgri riporta che dal 2010 sono state finanziate attività specifiche per circa 85 milioni a favore dei lavoratori delle aziende iscritte e che l’8% della somma è stata utilizzata proprio dal comparto zootecnico con particolare attenzione allo sviluppo delle filiere produttive, alla tutela e salvaguardia ambientale, all’introduzione di tecniche e tecnologie innovative.
Il fermento è confermato anche dalla rete Confagricoltura: in queste settimane i giovani dell’Anga si sono attivati nell’organizzazione in Umbria, in collaborazione con l’Università della Tuscia e Frisitali, di un focus di approfondimento sulla stalla del futuro, la genetica nel comparto dei bovini da latte e l’agritech.
Lo sviluppo genetico delle razze acquista una forte rilevanza in questo panorama, con la necessità di prevedere miglioramenti per animali più longevi, resistenti e adattabili alle variazioni della temperatura, affinando le performance produttive e ottimizzando l’utilizzo delle materie prime per l’alimentazione.
Nel comparto avicolo non mancano in Confagricoltura esempi virtuosi di giovani che mettono in atto buone pratiche nell’ottica dell’economia circolare: in Veneto uno dei più antichi allevamenti avicoli italiani, specializzato nella produzione di uova, con una start up ha messo a punto un sistema di produzione di fertilizzanti totalmente da materiale organico, proveniente dagli allevamenti. Un ecosistema vivente in grado di autorigenerarsi, che non consuma risorse in quanto utilizza il 100% di energie provenienti dalle rinnovabili.

Profondo cambiamento

In queste settimane pre-elettorali sono in discussione la revisione dell’attuale Pac e, in prospettiva, le linee che dovranno definirne il prossimo ordinamento.
È indispensabile che, partendo da quanto abbiamo vissuto in questi anni, non si compiano più errori verso una deriva miope rispetto all’equilibrio tra agricoltura e ambiente. E che si tenga conto del profondo cambiamento del settore primario, della zootecnia in particolare, in cui innovazione e tecnologia sono ormai parte integrante del lavoro quotidiano in azienda e contribuiscono, forse in maniera più efficace di tante prescrizioni, alla sostenibilità dei processi e dei prodotti. Non a caso con un apporto determinante garantito delle giovani generazioni.
Il resto tocca a noi allevatori: uscire dalla zona d’ombra e raccontare i risultati ottenuti, dati alla mano, le storie di successo e di coraggio, e soprattutto le nostre produzioni che caratterizzano la qualità della vita nel nostro Paese e la sua immagine internazionale.

Innovazione e tecnologia, la spinta dei giovani - Ultima modifica: 2024-04-17T09:09:56+02:00 da Laura Della Giovampaola

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