Epidemiosorveglianza Izs per la salute dei cittadini

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I relatori del convegno tenutosi a Laceno (Avellino).
L’idea di costituire una rete tra Istituti zooprofilattici nasce dalla volontà di sfruttare al meglio le competenze di tutti gli attori della filiera coinvolgendo anche il mondo produttivo. Dal convegno sulla sanità di prevenzione “La medicina veterinaria: innanzitutto i Lea” organizzato recentemente a Laceno (Avellino)

Si è parlato di rete di epidemiosorveglianza degli Istituti zooprofilattici sperimentali italiani nel corso della giornata conclusiva del convegno residenziale sulla sanità di prevenzione “La medicina veterinaria: innanzitutto i Lea” organizzato e promosso a Laceno (Avellino) dall’Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno in sinergia con l’Asl di Avellino, la Regione Campania e l’Università degli studi di Napoli “Federico II” e con gli ordini dei medici veterinari di Avellino, Napoli, Salerno, Benevento e Caserta.
«La veterinaria, con le sue azioni e l’attività riesce a dare impulso al settore della medicina di prevenzione – ha dichiarato Antonio Postiglione, dirigente della direzione generale per la tutela della salute e il coordinamento del sistema sanitario della Regione Campania -. L’amministrazione regionale è vicina a questo mondo, d’altra parte un ente di programmazione non può non tenere conto della voce di chi si muove in questo settore contribuendo con idee e innovazione” ha concluso.
«La rete di epidemiosorveglianza è uno dei punti di forza degli Istituti zooprofilattici sperimentali italiani. Si tratta di un modello convincente per il quale dobbiamo continuare a lavorare in maniera sinergica» ha dichiarato Antonio Limone, direttore generale dell’Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno.
«La sanità veterinaria in Campania posso dire che è all’avanguardia – ha dichiarato Alessandro Raf-faele, direttore degli uffici veterinari per gli adempimenti comunitari e Posti di ispezione frontalieri di Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia del ministero della Salute -. In Campania abbiamo circa 80mila partite alimentari che vengono introdotte nella nostra Regione attraverso i Posti di ispezione frontalieri. Di queste, circa 5mila sono animali vivi. Nel Pif di Napoli arrivano circa 400 milioni di chilogrammi di merce, prevalentemente prodotti della pesca. Alimenti per i quali è nostro compito garantire la salubrità e, per fare questo, è necessaria un’azione sinergica tra tutte le istituzioni» ha concluso.
«Gli istituti hanno un ruolo importante nel dibattito sulla sanità di prevenzione e nelle attività di epidemiosorveglianza. L’obiettivo, per il futuro, è quello di fare rete perché solo così potremo avere un ruolo nel dibattito sulle azioni di controllo e di prevenzione anche a livello internazionale» ha dichiarato Ugo Della Marta, direttore generale dell’Izs di Lazio e Toscana.
«L’idea di costituire una rete tra Istituti zooprofilattici nasce dalla volontà di sfruttare al meglio le nostre competenze – ha spiegato Maria Caramelli, direttore generale dell’Istituto zooprofilattico sperimentale di Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria -. Lo sforzo deve essere quello di creare una rete di collaborazioni tra tutti gli attori della filiera coinvolgendo anche il mondo produttivo» conclude.
«Le attività di ricerca negli Istituti zooprofilattico sta diventando sempre più importante, la rete degli Iizzss a livello europeo è al terzo posto per pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali. Le sfide sono quelle di creare, anche attraverso la nostra partecipazione all’Oie, cooperazioni mettendo ognuno di noi a disposizione le nostre expertise» ha aggiunto Antonio Fasanella, direttore generale dell’Istituto zooprofilattico sperimentale di Puglia e Basilicata.
«Parlare di rete degli istituti non è facile, ma la collaborazione è un aspetto importantissimo che deve essere perfezionato attraverso una attività di integrazione e pianificazione senza dimenticare quanto sia importante per noi il territorio» ha dichiarato Giovanni Filippini, direttore sanitario dell’Istituto zooprofilattico sperimentale di Umbria e Marche.
«Senza internazionalizzazione dei nostri istituti non riusciamo a inserirci in un dibattito all’avanguardia. Oggi si è perdenti in partenza se non si agisce in maniera sinergica, ma da soli», ha concluso Daniele Bernardini, direttore generale dell’Izs delle Venezie.

Il Polo didattico integrato
Nel corso della giornata si è parlato anche del Polo didattico integrato, un modello di collaborazione che vede coinvolti Regione Campania, Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno, Asl Napoli 1 e i dipartimenti di Agraria e di Medicina veterinaria e delle Produzioni animali della “Fe-derico II”. Ne hanno discusso, insieme a Paolo Sarnelli, responsabile dell’Unità operativa dirigenzia-le Prevenzione e Sanità Pubblica Veterinaria della Regione Campania; Vincenzo Caputo, direttore del Criuv (Centro di riferimento regionale per l’igiene urbana veterinaria); Vincenzo D’Amato, diret-tore tecnico area prodotti del Cripat (Centro di riferimento regionale per la sicurezza della ristora-zione pubblica e collettiva delle produzioni agroalimentari tradizionali); Luigi Morena, direttore tec-nico del Cremopar (Centro Regionale per il monitoraggio delle parassitosi); Raffaele Bove, diretto-re tecnico del Cervene (Centro Regionale di Riferimento Veterinario per le emergenze non epidemi-che); Enrico Auletta, direttore tecnico del Crissap (Centro di Riferimento Regionale per la Sicurezza Sanitaria del Pescato) e Giuseppe Pezone, direttore tecnico area ristorazione collettiva del Cripat (Centro di riferimento regionale per la sicurezza della ristorazione pubblica e collettiva delle produ-zioni agroalimentari tradizionali).

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