Di fronte alle morti degli allevatori indiani

(foto Ansa)
Incidente sul lavoro ad Arena Po, nel pavese. Due imprenditori zootecnici e due collaboratori hanno perso la vita durante operazioni su una vasca liquami. Il commento del ministro Teresa Bellanova

L’Italia era la loro America. Scrupolosi e professionali come sono gli indiani sanno essere nelle stalle, i fratelli Tarsem e Prem Singh di 48 e 45 anni, imprenditori agricoli, hanno perso la vita insieme ai cugini Harminder e Manjinder, 29 e 28 anni, anche loro originari di Cheema, in India. Questi ultimi erano dipendenti assunti nell’azienda agricola a indirizzo lattiero ad Arena Po, nel Pavese. Una realtà modello, dicono in molti.
Sono morti la settimana scorsa in una vasca per il compostaggio e la decantazione dei reflui zootecnici. Un incidente originato da forse un guasto e dal tentativo di ripararlo, che, tuttavia, a catena ha portato tutti e quattro a perdere i sensi per le emissioni di gas e a morire annegati nel liquame (nella foto – Ansa – vigili del fuoco e carabinieri sul posto).
È una fredda cronaca, che lascia sconvolti per la gravità dell’accaduto in quella che è la prima regione per la produzione di latte in Italia: la Lombardia, che produce e trasforma quasi il 45% del latte nazionale.
Uno dei primi messaggi è del ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, particolarmente sensibile alle tematiche di lavoro. Ma è il passato del ministro, un ruolo significativo alle spalle nella Federbraccianti della Cgil, che la porta a riconoscere l’importanza della formazione quale elemento determinante per ridurre gli infortuni sul lavoro.
“L’Italia è tra le sette potenze economiche mondiali, eppure ancora oggi si muore sul posto di lavoro. Questa situazione non è tollerabile. Lo Stato deve decisamente intensificare la lotta alle morti bianche con un mix di prevenzione e formazione”, ha dichiarato Bellanova. Indicando anche la priorità di intervento: “Dobbiamo spingere con vigore per la formazione nelle situazioni con criticità produttiva e quelle con manodopera straniera”.
Il governo, secondo il ministro Bellanova, avrebbe a disposizione fondi per 12-14 milioni di euro da spendere per la formazione. “E se non fossero sufficienti dovremo investire di più”, attacca. Quello che servono, per il ministro, sono corsi di formazione tanto per gli imprenditori che per i lavoratori, anche perché talvolta questo doppio ruolo coincide. Anche slogan tipo le vecchie “Pubblicità Progresso” andrebbero bene, se efficaci nel veicolare il messaggio che la sicurezza è fondamentale e che dove non c’è il rischio è il proliferare di mafia, caporalato, criminalità.

Immigrazione indiana
in primo piano in zootecnia

Secondo una recente ricerca accademica, da oramai due decenni il reclutamento degli indiani nel settore zootecnico, nella Pianura Padana, è divenuto un elemento caratteristico e per quanto non vi siano dati ufficiali alla mano, si parla oramai di più del 50% di mungitori di tale nazionalità.
L’immigrazione indiana si concentra in Lombardia (55.417), Emilia-Romagna (18.901), Veneto (17.522) e Lazio (18.144).
Il bacino principale comprende la provincia di Mantova la bassa Bresciana, Bergamasca e il basso Piacentino, Reggiano, Modenese. Le filiere delle due grandi Dop casearie a pasta dura: Grana Padano e Parmigiano Reggiano.

Di fronte alle morti degli allevatori indiani - Ultima modifica: 2019-09-16T09:22:09+00:00 da Giorgio Setti

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