Confai: il costo delle quote latte incide per 5 centesimi al litro. Bene proposta Fava su assicurazione prezzi

Il presidente di Confai, Leonardo Bolis, sottolinea come i prezzi del latte abbiano subito un arretramento ragguardevole rispetto a 12 mesi fa, nell’ordine del 20% in Italia

“Ci avviciniamo alla fine del regime delle quote latte in una situazione di grave crisi per le aziende agricole e per il mercato mondiale, caratterizzato da una flessione preoccupante dei prezzi. È assolutamente necessario prevedere formule che assicurino i produttori da precipitazioni brusche dei listini e la proposta avanzata dall’assessore all’Agricoltura della Lombardia, Gianni Fava, di attivare strumenti assicurativi su scala europea, trova piena condivisione da parte di Confai”. Lo dichiara il presidente di Confai, Leonardo Bolis, che sottolinea come i prezzi del latte abbiano subito un arretramento ragguardevole rispetto a 12 mesi fa, nell’ordine del 20% in Italia, fino a quasi il 40% nei paesi baltici.

“A livello nazionale – afferma Bolis – è apparso ormai chiaro che al di sotto dei 5.000 quintali di produzione di latte per anno, a meno che non si tratti di aree di montagna, l’allevamento non è efficiente”.

Confai è preoccupata per le conferme che l’Annuario del Sistema lattiero caseario di Smea-Università Cattolica ha messo in luce, relativamente in particolare all’erosione del valore aggiunto prodotto lungo la filiera da parte della distribuzione. “La distribuzione – ricorda il coordinatore nazionale di Confai, Sandro Cappellini - intercetta infatti il 53,2% della ricchezza generata, a fronte del 22,4% che va al produttore agricolo e del 24,5% alla trasformazione. È evidente che così non può continuare: serve una ripartizione più equilibrata”.

“Finalmente dal prossimo 1° aprile l’Europa dirà addio al regime delle quote latte – commenta Bolis – visto che l’incidenza delle quote sui costi aziendali, secondo i tecnici dell’Osservatorio Latte, incide per un costo di 5 centesimi di euro per litro di latte. Una spesa davvero consistente, considerando che le quote di produzione non sono state efficaci a salvaguardare il reddito degli allevatori, come invece era negli obiettivi iniziali”.

M.B.

 

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