Caciotte prodotte in carcere a Bologna, l’iniziativa di Granarolo

Granarolo ha rinnovato il caseificio pre-esistente nel carcere mettendo  a disposizione anche il latte pasorizzato della cooperativa Granlatte

carcere
A marzo 2026 sono partite le assunzioni di detenuti con pene di medio-lungo periodo e ad aprile sono state realizzate le prime produzioni di caciotte per Coop e Camst

Il caseificio che produce caciotte di alta qualità in carcere, nella casa circondariale Rocco D’Amato (detta Dozza) di Bologna, per offrire formazione e lavoro ai detenuti.

L’iniziativa è del Gruppo Granarolo che ha rinnovato il caseificio preesistente, che aveva lavorato per poco tempo delle mozzarelle, mettendo  a disposizione anche il latte della cooperativa Granlatte (che controlla Granarolo) che viene pastorizzato nel vicino stabilimento Granarolo di Via Cadriano.

Le caciotte sono prodotte dai detenuti che vengono remunerati secondo quanto previsto dal contratto nazionale. Al loro fianco  maestri casari, manutentori, responsabili della sicurezza e della qualità della galassia Granarolo.

Nel 2026 sono state realizzate le prime produzioni per Coop e Camst

Nel 2025 si sono sperimentate le produzioni e le stagionature in fase di formazione.
A marzo 2026 sono partite le assunzioni e ad aprile le prime produzioni di caciotte per Coop e Camst.

L’auspicio è che accanto a questi canali di distribuzione e agli spacci del fresco Granarolo di via Irnerio e via Cadriano, nascano altri punti vendita, portando sulle tavole di tanti consumatori un prodotto che racchiude una doppia storia di eccellenza: quella della più grande filiera italiana del latte e quella di un’opportunità che diventa futuro.

Un formaggio che insegna il valore positivo del cambiamento

«Abbiamo deciso di produrre caciotte e non mozzarelle, come avveniva nel 2020 nei pochi mesi di lavoro del caseificio, per tante ragioni – ha detto Gianpiero Calzolari, presidente di Granarolo (intervenuto all’inaugurazione in aprile: – la caciotta è un prodotto distintivo e duttile, ha una shelf life più lunga di una mozzarella e dunque c’è più tempo per portarla sul mercato, ma soprattutto è un formaggio che ha bisogno di cura nel tempo e insegna il valore positivo del cambiamento. Si tratta di un’esperienza di lavoro in grado di generare competenze rare e ricercate dal mercato. Un buon casaro impiega qualche anno a formarsi, motivo per il quale nella rosa dei candidati a ricoprire le posizioni si è puntato su detenzioni medio-lunghe nella consapevolezza che stiamo lavorando soprattutto sul momento successivo al carcere. La caciotta racconta a chi la gusta la pazienza e la cura necessarie per far maturare un risultato buono e duraturo, proprio come un percorso di riscatto».

«La riapertura del caseificio dopo anni di inattività costituisce un traguardo importante che abbiamo perseguito con Granarolo e Fare Impresa in Dozza, perché consente di implementare posti di lavoro alle dipendenze di aziende esterne. Tali opportunità lavorative rappresentano la base di percorsi rieducativi concreti ed effettivi per abbattere il rischio di recidiva–  ha commentato la direttrice del Carcere Rosa Alba Casella –. Bisogna infatti evitare che i detenuti escano e si ritrovino nelle stesse condizioni di marginalità in cui hanno commesso il reato».

«L’adesione di un’impresa di rilievo nazionale come Granarolo a Fare Impresa in Dozza rappresenta un segnale concreto di fiducia e speranza – ha sottolineato il presidente di Fare Impresa in Dozza, Maurizio Marchesini – una scelta che testimonia come il mondo produttivo possa contribuire in modo significativo non solo alla crescita economica, ma anche alla costruzione di sempre nuovi percorsi di reinserimento e dignità attraverso il lavoro. Una responsabilità che non si esaurisce all’interno degli istituti penitenziari, ma che trova il suo banco di prova decisivo nel “dopo”: il lavoro durante la detenzione cambia davvero le persone, ma è fuori che si decide il loro futuro. Senza una regia condivisa, il rischio è disperdere anche le esperienze migliori. Serve un’alleanza stabile tra imprese e istituzioni, capace di trasformare opportunità isolate in percorsi strutturali, affrontando insieme lavoro, casa e relazioni. È qui che si misura, concretamente, la qualità del nostro sistema di reinserimento».

Ex casari, ex direttori della qualità, ex direttori di stabilimento come volontari

Quasi da subito, a Granarolo si è affiancata l’associazione Avoc, un gruppo di volontari già operativim a supporto dei detenuti in carcere e cresciuto grazie a tanti amici Granarolo che hanno messo a disposizione il loro sapere. Ci sono ex casari, ex direttori della qualità, ex direttori di stabilimento, persone provenienti dal mondo della ristorazione e delle Ong che si sono affiancati a medici, ingegneri, insegnanti. Ne è nato un gruppo di tutor che lavora in caseificio ed è pronto ad affiancare i detenuti con dedizione, passione e attenzione.

In collaborazione con Avoc per l’accompagnamento e con Cefal per la formazione professionale di detenuti e tutor (avvenuta tra luglio e dicembre 2025), il progetto del caseificio, oggi ai blocchi di partenza coinvolge 3 detenuti dei 6 formati e 11 volontari dei 18 formati e una rete di storici clienti Granarolo che si sono messi a disposizione, primi fra tutti Coop Alleanza 3.0 e Camst.

 «L’identità cooperativa si misura nella capacità di trasformare i valori in azioni concrete, e lo facciamo da tempo con numerosi progetti che ci vedono accanto al Carcere della Dozza. E se la Cooperativa ha aderito con convinzione a questo nuovo progetto, è perché esso ci permette di contribuire a costruire nuove possibilità di futuro facendo un passo in più, coinvolgendo la base sociale – ha dichiarato, il presidente di Coop Alleanza 3.0, Domenico Trombone –. Come Cooperativa, infatti, faremo la nostra parte acquistando le caciotte prodotte nel caseificio del carcere e rendendole disponibili in tutti i punti vendita di Bologna e provincia. Ma la riuscita vera si misurerà attraverso la scelta quotidiana di socie, soci e consumatori. Saranno loro, con un gesto semplice come l’acquisto, a trasformare un prodotto di qualità in un’opportunità reale di lavoro, formazione e futuro per chi sta costruendo un percorso di reinserimento».

«Abbiamo scelto di aderire al progetto - ha commentato il presidente di Camst Group Francesco Malaguti - perché rappresenta un’opportunità concreta di inclusione e futuro attraverso il lavoro. È un’iniziativa resa possibile grazie a Granarolo, che ha riattivato il caseificio all’interno del carcere, restituendogli una funzione produttiva e formativa. Come Camst Group contribuiamo attraverso l’acquisto del prodotto, partecipando a una filiera in cui ogni attore fa la propria parte per generare impatto positivo. Portiamo così nei nostri servizi di ristorazione - inparticolare nei nostri ristoranti self-service Tavolamica dell’area metropolitana di Bologna - una storia di crescita e reinserimento che ci rende particolarmente orgogliosi».

Qui il video sul progetto: https://www.youtube.com/watch?v=CuGRu6jC9Kc

 

 

Caciotte prodotte in carcere a Bologna, l’iniziativa di Granarolo - Ultima modifica: 2026-05-15T16:35:44+02:00 da Francesca Baccino

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