“AlleviAmo futuro”, Matera ospita la grande esposizione della zootecnia

Dal 20 al 22 settembre la manifestazione “AlleViamo futuro –Expo Matera 2019” racconterà la zootecnia del futuro connessa alla sua storia millenaria. Mulino Alvino, Torre Spagnola, Parco Scultura e Cava Paradiso saranno i luoghi della manifestazione.

La zootecnia del futuro approderà dal 20 al 22 settembre a Expo Matera 2019. La capitale europea della cultura ospiterà la manifestazione “AlleviAmo futuro” diventando il logo in cui animali, cibo e ricchezza della terra si potranno toccare con mano.

AlleviAmo futuro, progetto culturale

AlleviAmo futuro è un grande progetto culturale che vuole dare rilevanza l’universo della zootecnia e lo fa mettendo il campo un forte impegno divulgativo. AlleviAmo fututo sarà, infatti, megafono di informazione, promozione e valorizzazione del patrimonio zootecnico italiano e delle sue produzioni. L’obiettivo è rafforzare, attraverso meeting, convegni, esposizioni zootecniche, percorsi del gusto, la conoscenza e la consapevolezza dei valori della zootecnia e dell’agroalimentare, per la tutela del paesaggio, il benessere animale, la sostenibilità ambientale ed economica.

Augusto Calbi

«Il mondo della zootecnia ha una multifunzionalità ampia - ha dichiarato il direttore Ara Basilicata Augusto Calbi durante la conferenza stampa di presentazione romana della manifestazione - . Il comparto incarna un ruolo sociale e occupazionale importante, rappresenta un connubio esemplare degli elementi naturali e antropici che costituiscono il nostro paesaggio. Per questi motivi – ha incalzato Calbi – durante la manifestazione racconteremo le nostre radici proiettandoci nel futuro, che è già presente».

Nel corso dell’evento lucano si presenterà il mondo agro-pastorale contemporaneo capace di coesistere in perfetta sintonia con una zootecnia specializzata condotta attraverso l’adozione di sistemi d’allevamento che ben si integrano sul territorio, senza alterarne gli equilibri, e che individua nel benessere animale, nella qualità delle produzioni e nella eco-sostenibilità, i suoi punti imprescindibili di riferimento.

Valori che si ritrovano, per esempio, nella recente candidatura della transumanza e dei muri a secco, che da sempre delimitano i pascoli, a patrimonio culturale immateriale dell’umanità, espressa in ragione del forte contenuto identitario dato dal rapporto peculiare tra uomo e natura. E ancora, nel riconoscimento assegnato al “bovino podolico al pascolo” che nel gennaio del 2018 è stato iscritto quale Sistema di qualità nazionale zootecnia (Sqnz) dal Mipaaft.

«Dobbiamo comunicare i valori della nostra zootecnia»

Roberto Nocentini

«Raccontare i valori delle nostre tradizioni, come la transumanza, rientra in chiaro un progetto culturale – ha affermato Roberto Nocentini, presidente Aia -. Lavorare sulla comunicazione rappresenta un impegno importante per Aia, dobbiamo farlo sempre di più e meglio».

David Granieri

David Granieri, vicepresidente nazionale Coldiretti, ha messo l’accento sul fatto che la manifestazione è una grande operazione per il Sud. «Abbiamo tre obblighi da mettere in campo partendo dal Sud: presidio territoriale, occupazione e sviluppo territoriale».

Granieri ha poi ricordato quanto la zootecnia sia un pilastro fondamentale per l’agricoltura italiana. «Occupa molte persone, investe in innovazione, in genetica, nella ricerca e nella sicurezza. La carne italiana è la più controllata. Dobbiamo superare il gap culturale e rieducare i consumatori nelle proprie scelte di acquisto. E la nostra qualità tracciata deve essere tradotta in valore. La terra che si pascola vale di più, così come la stalla che rispetta i parametri del benessere animale».

Palmiro Ferramosca

Sulla stessa linea, il presidente Ara Basilicata Palmiro Ferramosca, ha sottolineato l’eccellenza della zootecnia italiana «Tracciabilità, eco-sostenibilità, miglioramento genetico, sono solo alcuni esempi virtuosi per cui il nostro sistema zootecnico si contraddistingue. Porteremo queste tematiche al centro della fiera e del dibattito unitamente alle aziende che esporranno i propri prodotti zootecnici. Apriremo il nostro settore ai cittadini».

Il progetto AlleviAmo fututo è stato ideato e organizzato dall’Associazione regionale allevatori della Basilicata (Ara), in collaborazione con la Regione Basilicata e gli organismi di settore a carattere europeo e nazionale, Associazione Italiana Allevatori (Aia), le Associazioni nazionali di razza, le Associazioni Regionali Allevatori e la Ehrhc (European Holstein & Red Holstein Confederation).

Dati sul settore zootecnico italiano

All’interno dell’intero settore agroalimentare nazionale – che vale il 12% del Pil e dà lavoro a 1,3 milioni di addetti – il comparto zootecnico rappresenta una quota rilevante della Produzione Lorda Vendibile, non solo per i numeri che esprime in termini di patrimonio degli animali allevati, ma perché dalla maggior parte di essi derivano alcune delle più importanti produzioni di eccellenza del “made in Italy” agroalimentare (in primis latte e lattiero-caseari, carni, salumi e insaccati, altri prodotti derivati dalla trasformazione).

Consistente anche l’apporto economico dell’agroalimentare (compresi quindi i prodotti di derivazione zootecnica) all’export del nostro Paese, con 41,8 miliardi di euro di esportazioni in valore, aumentate del 47,8% nell’ultimo decennio nonostante crisi e recessione a livello mondiale.

Un altro dato generale, che dà la dimensione del contributo delle produzioni zootecniche all’interno del sistema agroalimentare, è il numero da record in Europa dei prodotti alimentari tradizionali (5.155 quelli ad ora censiti), oltre alle 297 specialità Dop e Igp riconosciute a livello comunitario (tra cui spiccano quelle derivate dal latte bovino, bufalino, ovicaprino e quelle della trasformazione suinicola).

Numeri del Sistema Allevatori italiano

Per la zootecnia attualmente al Sistema Allevatori (Aia e Associazioni territoriali) aderiscono circa 46mila allevamenti, di cui 18.664 sono specializzati nella bovinicoltura da latte.

I capi sottoposti a controllo da parte del Sistema Allevatori sono oltre 2.500.000.

Circa il 56% degli allevamenti sottoposti a controllo conferiscono l’81% del latte prodotto a livello nazionale;

per quanto riguarda la biodiversità, il Sistema Allevatori censisce e tutela 16 razze bovine autoctone e a limitata diffusione, distribuite in 3.800 allevamenti iscritti ai registri anagrafici.

Le razze avicole sono 40 (tra specie e razze), 43 quelle cunicole da Registro anagrafico Anci. Le razze ovine sono 35 e 32 quelle caprine. Completano il quadro, le razze suine autoctone e gli equidi (cavalli, asini, muli e bardotti).

Il patrimonio zootecnico attuale ammonta a oltre 5.500.000 bovini, 398.000 bufalini, 6.900.000 ovini, 1.045.000 caprini, 344.000 cavalli, 82.400 asini, quasi 7.000 tra muli e bardotti.

Il comparto zootecnico della Basilicata

Per quanto riguarda la Basilicata, i bovini sono oltre 89.000, i bufalini quasi 4.000, gli ovini 223.000, i caprini 51.500, i cavalli 8.665, asini e muli quasi 700.

Il sistema dei controlli del Sistema Allevatori in Basilicata riguarda: bovini – 215 aziende con 19.528 capi; ovini – 21 aziende con 3.639 capi; caprini – 8 aziende con 486 capi; bufalini – 5 aziende con 901 capi.

Il bovino di razza podolica

Al centro del paesaggio agro-silvo-pastorale lucano, esempio importante di biodiversità, il bovino di razza podolica incarna straordinari valori di benessere e rispetto del ciclo di vita, dell’ambiente e della qualità dei prodotti derivati. Si contraddistingue per essere un animale forte e mite, dalle caratteristiche corna a lira, e trae origine dal Bos primigenius documentato a Creta in epoca minoica. E’ presente in Basilicata, Abruzzo, Calabria, Campania, Molise, Puglia e in poche altre realtà dell’Europa dell’Est. Vive esclusivamente allo stato brado, risultato di un processo millenario di adattamento ad ambienti particolarmente difficili, muovendosi fra cespugli e sottobosco.

La zootecnia lucana, dal passato al futuro

Tra le altre principali specie e razze che connotano il paesaggio agro-silvo-pastorale, e in generale la zootecnia della Basilicata, troviamo gli allevamenti di ovini da carne, il suino nero e i cavalli di razza avelignese. Dotati di caratteristiche di rusticità, adattamento al clima e alle condizioni di allevamento tipici delle situazioni ambientali marginali.

Gli ovini di razza merinizzata popolano il territorio collinare e montano lucano e appartengono al ceppo Merinos che è il gruppo più importante della specie ovina da carne. Per tutelare e valorizzare questa razza e offrire garanzie sull’origine e tracciabilità delle produzioni è stato creato il marchio “Agnello delle Dolomiti Lucane”.

La storia del suino nero lucano, invece, è strettamente legata alle vicende storiche e pastorali dell’Italia appenninica. Trae origine da una o più razze autoctone che popolavano i territori del mezzogiorno. Nel tempo, soppiantato da razze più produttive, il suo numero si è drasticamente ridotto fin quasi ad estinguersi. Oggi, grazie all’intervento di enti e istituzioni, il suino nero lucano è tornato a popolare il territorio della Basilicata.

Le razze equine sono presenti da lungo tempo nella storia della Basilicata, caratterizzando, in particolare, la pratica agricola dal medioevo ad oggi. La razza Haflinger è stata introdotta negli anni venti del Novecento, sono cavalli che si sono inseriti perfettamente nei territori della Basilicata e che possono rappresentare anche una grande opportunità per il turismo rurale e per la pratica, sempre più diffusa, dell’ippoterapia.

 

 

“AlleviAmo futuro”, Matera ospita la grande esposizione della zootecnia - Ultima modifica: 2019-09-12T12:18:42+00:00 da Laura Saggio

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