Direttiva nitrati, Bruxelles conferma il limite dei 170 kg di azoto

Nella valutazione della direttiva Nitrati la Commissione europea ha ribadito che tale soglia rappresenta una misura indispensabile

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Parziale apertura viene invece riconosciuta ai prodotti Renure, fertilizzanti ottenuti attraverso processi avanzati di trattamento degli effluenti

Nessuna revisione al limite fissato da Bruxelles per la distribuzione in campo dei reflui zootecnici nelle aree vulnerabili. La Commissione europea ha concluso la valutazione della direttiva Ue 676 del 1991 con questa decisione chiudendo, almeno per ora, la porta a una revisione delle regole che disciplinano l’utilizzo agronomico degli effluenti zootecnici. Il mondo agricolo protesta chiedendo, invece, una normativa aggiornata alle nuove tecnologie e all’economia circolare.

La valutazione della direttiva, pubblicata al termine di un’analisi durata tre anni e articolata in undici documenti per circa 450 pagine, conclude, infatti, che la normativa continua a rappresentare uno strumento «necessario, pertinente ed efficace» per la protezione delle acque dall’inquinamento da nitrati di origine agricola.

Secondo Bruxelles i benefici ambientali ottenuti superano i costi sostenuti dalle aziende agricole e dalle amministrazioni pubbliche e le criticità ancora presenti dipendono soprattutto da un’applicazione non uniforme da parte degli Stati membri piuttosto che da limiti della normativa stessa.

Nessuna modifica al tetto dei 170 chilogrammi di azoto per ettaro all'anno

Nella valutazione viene confermato il limite massimo di 170 chilogrammi di azoto per ettaro all’anno distribuiti nei campi attraverso i reflui zootecnici nelle aree vulnerabili.

La Direzione generale Ambiente della Commissione ribadisce che tale soglia rappresenti una misura precauzionale, scientificamente fondata ed economicamente efficiente, indispensabile per garantire condizioni di concorrenza uniformi all’interno dell’Unione europea.

Bruxelles conferma, inoltre, che il limite continua ad applicarsi anche ai digestati grezzi derivanti dagli impianti di biogas, considerati assimilabili ai reflui zootecnici sotto il profilo del rischio ambientale.

Una limitata apertura viene invece riconosciuta ai prodotti Renure, fertilizzanti ottenuti attraverso processi avanzati di trattamento degli effluenti (vedi qui). Tali prodotti potranno beneficiare di maggiore flessibilità per sostituire i fertilizzanti di sintesi, mentre restano esclusi i digestati utilizzati “tal quali”.

Un’impostazione ideologica che penalizza la zootecnia

La posizione della Commissione ha suscitato una dura reazione da parte di Coldiretti e Filiera Italia, che parlano di un’impostazione «ideologica e punitiva» nei confronti di un comparto che negli ultimi anni ha investito in modo significativo nell’economia circolare.

Le due organizzazioni giudicano particolarmente grave la decisione di continuare a equiparare il digestato naturale ai fertilizzanti chimici ai fini del limite dei 170 chilogrammi di azoto. Una scelta che, non tiene conto del valore agronomico del digestato, capace di migliorare la fertilità dei terreni, valorizzare gli effluenti zootecnici e ridurre la dipendenza europea dalle importazioni di fertilizzanti.

Secondo Bruxelles, come riferiscono sempre Coldiretti e Filiera Italia, il problema non risiederebbe nel limite, bensì nella forte concentrazione degli allevamenti presente in alcune aree europee, tra cui la Pianura Padana, dove l’elevata densità zootecnica aumenta il rischio di pressione ambientale.

Per Coldiretti e Filiera Italia, mantenere invariata la soglia significa ignorare l’evoluzione tecnologica del settore e penalizzare soprattutto le aree italiane a maggiore vocazione zootecnica, con effetti negativi sulla competitività delle imprese e sugli investimenti realizzati negli ultimi anni.

Continuare a limitare l’impiego del digestato naturale va, inoltre, nella direzione opposta rispetto agli obiettivi europei di autonomia strategica, sostenibilità e rafforzamento della competitività delle filiere agroalimentari.

Gli allevamenti da anni investono in sostenibiltà

Negativo anche il commento della Cia secondo la quale l’agricoltura del 2026 non può essere regolata solo con strumenti concepiti nel 1991: «Le imprese hanno investito in agricoltura di precisione, gestione sostenibile dei nutrienti, biogas, biometano ed economia circolare e questo avrebbe richiesto una revisione più coraggiosa della direttiva».

La Commissione secondo la Cia, indica tra gli obiettivi la riduzione della dipendenza dell'Europa dall'azoto di sintesi, tuttavia, non compie quel salto di qualità normativo necessario per valorizzare gli strumenti che consentirebbero di raggiungere l’obiettivo.

Serve una direttiva aggiornata ai cambiamenti degli ultimi trent’anni

Critica anche la posizione di Confcooperative Fedagripesca, che evidenzia come la valutazione della Commissione confermi sostanzialmente lo status quo senza affrontare i profondi cambiamenti intervenuti nell’agricoltura europea dall’entrata in vigore della direttiva nel 1991.

Secondo l’organizzazione, negli ultimi tre decenni sono cambiate le condizioni climatiche, si sono evolute le conoscenze scientifiche, sono nate nuove tecnologie per la gestione dei nutrienti e l’Unione europea si è ampliata profondamente. Tutti elementi che avrebbero richiesto una revisione più coraggiosa del quadro normativo.

Pur riconoscendo che la direttiva abbia contribuito in passato a migliorare la qualità delle acque, Confcooperative osserva come negli ultimi anni tali progressi abbiano rallentato in numerosi Stati membri, mentre gli adempimenti richiesti alle imprese agricole sono diventati sempre più complessi e onerosi.

L’organizzazione sottolinea, inoltre, che il rispetto delle prescrizioni comporta investimenti rilevanti e programmazione di lungo periodo, in un contesto caratterizzato da crescente instabilità economica, climatica e geopolitica. La valutazione europea, secondo Confcooperative, non misura in modo adeguato l’impatto economico sulle aziende e non considera sufficientemente l’evoluzione delle strutture produttive e la diversità dei sistemi agricoli.

Confcooperative evidenzia inoltre una mancanza di coerenza tra le conclusioni della valutazione e gli indirizzi strategici recentemente presentati dalla stessa Commissione europea, in particolare la Visione per il futuro dell’agricoltura, la Strategia europea per l’allevamento e il Piano d’azione sui fertilizzanti, tutti documenti che puntano su innovazione, economia circolare e maggiore autonomia produttiva.

 

Direttiva nitrati, Bruxelles conferma il limite dei 170 kg di azoto - Ultima modifica: 2026-07-16T14:35:32+02:00 da Francesca Baccino

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