Allevatori senza sbocco per il latte prodotto perché il caseificio ha sospeso la produzione e quindi anche il ritiro della materia prima. La crisi di Bresciangrana colpisce direttamente la filiera lattiero-casearia bresciana. La società agricola con sede a Cignano di Offlaga, specializzata nella produzione di Grana Padano, ha comunicato ai propri conferenti la sospensione del ritiro del latte a partire da lunedì 3 agosto e lo stop delle attività produttive fino al 31 agosto compreso. Una decisione che coinvolge una cinquantina di conferenti, dalle quali il caseificio ritirava quotidianamente circa 1.230 quintali di latte.
La comunicazione ha spiegato che l'azienda è «temporaneamente impossibilitata a mantenere la gestione operativa in equilibrio» e che, di conseguenza, «non sarà più in grado di acquistare il latte da voi conferito dal 3 agosto stesso: non potremo provvedere al ritiro».
La procedura di regolazione della crisi
Lo stop al ritiro del latte rappresenta la conseguenza più evidente della procedura di regolazione della crisi avviata davanti al Tribunale di Brescia. Lo scorso 25 giugno Bresciangrana ha infatti presentato una domanda "con riserva", il cosiddetto ricorso in bianco, previsto dagli articoli 37, 40 e 44 del Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza, chiedendo contestualmente le misure protettive del patrimonio.
Il Tribunale ha concesso alla società sessanta giorni, prorogabili, per depositare una proposta definitiva, scegliendo tra concordato preventivo, accordi di ristrutturazione dei debiti o piano di ristrutturazione soggetto a omologazione ai sensi dell'articolo 64-bis del Codice della crisi. Commissario giudiziale è stato nominato Tobia Raffaele Lazzari.
Nella lettera ai conferenti l'azienda ricorda inoltre di avere intrapreso il percorso di risanamento previsto dall'articolo 44 del Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza e sottolinea come la situazione sia stata determinata da una combinazione di fattori interni ed esterni.
Un percorso di risanamento che non è bastato
Le difficoltà di Bresciangrana non sono recenti. Per fronteggiare la situazione la società nel 2025 aveva avviato un piano attestato di risanamento e ceduto parte delle proprie quote produttive di Grana Padano, operazione che aveva consentito di incassare oltre 39 milioni di euro. Un intervento che, tuttavia, non è stato sufficiente a ristabilire l'equilibrio aziendale.
Sempre nel 2025 Bresciangrana aveva già percorso la strada della composizione negoziata della crisi, poi conclusa con rinuncia. Il bilancio dell'esercizio si è chiuso con ricavi superiori a 136 milioni di euro e una perdita di quasi un milione di euro, mentre a metà aprile 2026 la posizione finanziaria netta risultava pari a 39,7 milioni di euro, in miglioramento rispetto ai mesi precedenti.
Gli allevatori senza sbocco per il latte
Le conseguenze più immediate della crisi ricadono ora sugli allevatori conferenti, che oltre ai crediti ancora insoluti si trovano costretti a individuare in tempi rapidissimi nuovi sbocchi commerciali per un prodotto altamente deperibile e che non può essere stoccato a lungo.
La situazione rischia quindi di provocare pesanti ripercussioni economiche e organizzative su decine di aziende agricole, costrette a ricollocare quotidianamente il latte prodotto.
La crisi non può essere scaricata sugli allevatori
Durissima la presa di posizione di Coldiretti Brescia, che accusa il caseificio di aver trasferito sulle imprese agricole il peso della crisi aziendale.
«Ora, oltre ai crediti ancora insoluti, gli allevatori si trovano costretti a reperire nuovi sbocchi commerciali per un prodotto altamente deperibile, con pesanti conseguenze economiche e organizzative», afferma l'organizzazione agricola. «Una crisi aziendale, per quanto grave, non può essere scaricata interamente sugli allevatori, che rappresentano l'anello più debole della filiera e che hanno continuato a conferire il latte confidando nel rispetto degli impegni contrattuali.»
Coldiretti evidenzia, inoltre, come soltanto pochi giorni prima una propria delegazione avesse incontrato i vertici aziendali proprio per affrontare il tema dei ritardi nei pagamenti.
«Particolarmente grave – sottolinea l'organizzazione – è il fatto che solo pochi giorni fa una delegazione aveva incontrato i vertici aziendali per affrontare proprio il tema dei ritardi nei pagamenti. In quell'occasione non era stata rappresentata la reale gravità della situazione».
Il presidente di Coldiretti Ettore Prandini annuncia che l'organizzazione è già al lavoro per limitare gli effetti della crisi: «Il danno per le aziende degli allevatori ora è potenzialmente gravissimo. In queste ore siamo al lavoro per individuare soluzioni che consentano di ricollocare il latte e tutelare la continuità produttiva delle imprese. Parallelamente, i nostri uffici legali stanno valutando tutte le azioni necessarie a tutela degli interessi degli allevatori di fronte a un comportamento che non possiamo che definire sconcertante.»
Anche il direttore di Coldiretti Brescia, Andrea Repossini, conferma l'impegno dell'organizzazione: «La decisione rischia di causare un danno particolarmente rilevante all'attività degli allevatori. Stiamo lavorando per trovare una soluzione e ricollocare tutto il latte interessato dalla disdetta. Parallelamente ci attiveremo con i nostri uffici legali per tutelare gli interessi degli imprenditori agricoli di fronte a un comportamento sconcertante.»
Emergenza senza precedenti
Sulla stessa linea Confagricoltura Brescia. Il presidente Oscar Scalmana definisce la situazione «un'emergenza senza precedenti».
«Per i nostri associati si tratta di un'emergenza senza precedenti: da lunedì rischiano di non sapere dove conferire il latte prodotto quotidianamente dalle loro bovine. Il latte è una produzione che non può essere fermata né stoccata a tempo indeterminato: questa situazione rischia di provocare un danno economico enorme alle aziende agricole coinvolte e a tutto il comparto.»
Scalmana aggiunge di aver già avviato contatti con la Regione Lombardia e rilancia la richiesta di un intervento immediato: «Abbiamo già sentito la Regione, per capire come agire. Chiediamo che venga convocato con urgenza, già da lunedì, un tavolo di crisi che coinvolga tutti i soggetti interessati. È indispensabile un'azione coordinata per garantire la continuità del conferimento del latte e tutelare il lavoro delle imprese agricole.»
Regione e politica chiedono chiarezza
Solidarietà agli allevatori coinvolti è arrivata dall'assessore regionale all'Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste, Alessandro Beduschi, che ha assicurato l'attenzione della Regione Lombardia sulla vicenda: «Sarà indispensabile fare piena chiarezza sulle responsabilità che hanno determinato questa situazione».
Sul fronte politico è intervenuta anche la deputata bresciana di Fratelli d'Italia Cristina Almici, componente della Commissione Agricoltura della Camera, annunciando l'intenzione di chiedere al ministro dell'Agricoltura l'apertura immediata di un tavolo di crisi con il coinvolgimento della Regione Lombardia, delle organizzazioni agricole, del sistema cooperativo e del Consorzio di tutela del Grana Padano.









