Comincioli, Coldiretti Lombardia: «Il doppio prezzo del latte difende produzione storica»

Gianfranco Comincioli, presidente di Coldiretti Lombardia, sottolinea l’obiettivo dell'intesa sul prezzo del latte

Il silomais raccolto a stadi di maturazione più avanzati può essere incluso in razione in quantitativi superiori, grazie al suo migliore bilanciamento in termini di Ndf e di amido, più affine ai fabbisogni nutrizionali delle vacche da latte ad alta produzione
Fondamentale la difesa del made in Italy. Per i prodotti Dop si fa, inoltre, riferimento al principio dell’equa correlazione che lega l’andamento del prezzo del prodotto trasformato a quello del latte alla stalla

«Mantenere l’equilibrio tra domanda e offerta salvaguardando il valore del latte nazionale: questo è stato il tema fondamentale nell'accordo sul prezzo firmato nel giugno scorso. Quando l’offerta supera la domanda è inevitabile che si creino delle tensioni sul mercato».

Così Gianfranco Comincioli, presidente di Coldiretti Lombardia, sottolinea l’obiettivo dell'intesa sul prezzo del latte per il secondo semestre 2026 raggiunta tra le rappresentanze della trasformazione e degli allevatori e di recente messa in discussione da una parte delle organizzazioni di categoria (vedi qui) nella regione leader del latte italiano, quella che vale circa la metà del totale.

Un gentleman agreement che prevede il progressivo rialzo del valore per il latte prodotto nella scorsa annata: 48 centesimi al litro per luglio e agosto, 49 centesimi per settembre e ottobre e 50 centesimi per novembre e dicembre 2026. Il prodotto in esubero sarebbe stato, invece, pagato in base al libero mercato.

La ratio alla base dell'accordo

«Il prezzo riconosciuto dall'accordo - ha aggiunto Comincioli - deve essere letto alla luce dell'equilibrio tra domanda e offerta. «Se la domanda è superiore all'offerta, si crea un miglioramento del prezzo; se la domanda è inferiore all'offerta, chiaramente si inverte la tendenza».

In quanto all'equilibrio tra produzione e domanda, tuttavia, è banale ma utile ricordare che non riguarda soltanto il mercato nazionale. Come ha sottolineato Comincioli, deve essere considerato anche il contesto europeo, in particolare le produzioni di Germania e Francia da cui l'Italia importa tradizionalmente per coprire il fabbisogno nazionale.

Da qui la necessità di tutelare la produzione dello scorso anno e di lasciare al libero mercato quella eccedente in un momento come quello del primo semestre dellanno di sovrabbondanza di materia prima. «Occorreva all'epoca- ha spiegato Comincioli -  garantire che la produzione storica fosse tutelata nel modo più assoluto, mentre quella in eccedenza poteva essere lasciata al libero mercato, perché potesse essere frutto della contrattazione fra il produttore e, naturalmente, l'azienda di trasformazione».

«La posizione di Coldiretti è innanzitutto quella di difendere il Made in Italy e le produzioni Dop considerati un valore aggiunto per il latte alla stalla. «Il prodotto che viene destinato alle Dop – ha detto Comincioli – deve avere una corrispondenza in base al prezzo, affinché il valore che si crea con la produzione e la trasformazione ricada anche sulla stalla e ci sia un riconoscimento più adeguato del prezzo del latte».

Questa è stata, perciò,  la ratio alla base dell’accordo in quel momento necessaria per cercare di limitare o calmierare un po' la situazione di squilibrio che si stava creando.

Dop e made in Italy un patrimonio da tutelare

Comincioli ha sottolineato, inoltre, come per i prodotti Dop si faccia riferimento al principio dell’equa correlazione che lega l’andamento del prezzo del prodotto trasformato a quello del latte alla stalla. come, per esempio, nel caso del Grana Padanoi».

Esiste una correlazione tra il listino del formaggio tutelato, come ha precisato, e il pagaento del latte agli allevatori. L’obiettivo, secondo Comincioli, è gartantire un'adeguato ricnoscimento del valore del prodotto alla stalla all'interno della remunerazione della filiera.

«Se la domanda è superiore all’offerta – ha aggiunto Comincioli –  si crea ovviamente un miglioramento del prezzo; se la domanda è inferiore all’offerta, chiaramente si inverte la tendenza. Per questo occorre lavorare sull’equilibrio tra le diverse componenti del mercato e distinguere la produzione storica da quella eccedente. Questa  la ratio che aveva portato all’accordo sul prezzo del latte: in quella fase era necessario cercare di limitare e calmierare una situazione di squilibrio determinata dalla presenza di grandi quantità di latte e dalle esigenze della commercializzazione».

Comincioli, Coldiretti Lombardia: «Il doppio prezzo del latte difende produzione storica» - Ultima modifica: 2026-09-17T18:24:12+02:00 da Francesca Baccino

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