A settembre 2026 il latte spot nazionale, quello libero da contratto, secondo i dati di Clal.it, società di consulenza in campo agroalimentare, è stato quotato mediamente 47,17 euro/100 litri, il 15,82% in meno rispetto al prezzo dell’anno precedente.
Il listino è sicuramente in forte ripresa rispetto ai 28,78 euro/100 litri rilevati a gennaio di quest’anno, ma resta lontano dal valore straordinario raggiunto a novembre 2024, quando veniva quotato addirittura 69,26 euro/100 litri.
Oscillazioni da capogiro, per il latte spot che ha scontato con un’inversione di tendenza piuttosto accentuata nell’arco di poco meno di due anni. Non c'è nulla di nuovo: è sempre lo stesso rapporto, quello tra domanda e offerta, che sostiene le quotazioni o le spinge verso il basso.
E ora? È ormai assodato che non basta più guardare solo in Italia, oggi bisogna volgere lo sguardo all’orizzonte: a fare la differenza sono, infatti le variazioni della produzione a livello internazionale, tra grandi aree produttive storiche come Ue-27, Usa e Nuova Zelanda e India, e aree di big buyer come, per esempio, Cina, o India, capaci di generare forti variazioni della domanda e dell'offerta.
Occorre anche sottolineare che, come ricordato sia dalla parte agricola che industriale, il latte spot segna una tendenza e riflette, solo in parte e in un preciso momento (quello della rilevazione), le dinamiche del mercato (considerando anche che i volumi "liberi" da contratto rappresentano meno del 10% del latte italiano).
Divario di valore tra una destinazione e l’altra
Sempre latte è, ma cambia il valore in base alla destinazione. Resta, quindi, anzi, si acuisce la differenza tra il latte destinato alla lavorazione in formaggi Dop, che ovviamente può essere soltanto nazionale, e quello destinato alle altre trasformazioni. Anche all’interno del primo comparto si registrano, inoltre, differenze nella remunerazione all’allevatore, spesso legate alla gestione della materia prima da parte della cooperazione o dell’industria. Nel caso della cooperativa ben gestita, il pagamento può raggiungere livelli ben più elevati rispetto a un prezzo di riferimento concordato.
Secondo i dati di Clal.it relativi al 2024, il 46,5% del latte consegnato in Italia veniva trasformato in formaggi Dop. La quota rimanente si divideva principalmente tra formaggi non Dop, pari al 37,5%, e latte alimentare, fresco e Uht.
La quota con destinazione diversa dalle Dop rischia spesso di essere percepita dal mercato come commodity in termini di valorizzazione e come tale viene pagata una volta venuto meno il vincolo dell’acquisto in Italia. Da qui la tendenza a pagare meno la materia prima nazionale avvicinandone il prezzo a quello del prodotto tedesco e francese d’importazione.
Il doppio prezzo concordato per il secondo semestre 2026
Tornando al prezzo del latte alla stalla per il Nord-Italia a fine giugno 2026 (vedi qui) era stato raggiunto un accordo sul prezzo del latte per il secondo semestre di quest’anno tra le rappresentanze della trasformazione e degli allevatori. L’intesa prevedeva un progressivo rialzo per il latte prodotto nella scorsa annata: 48 centesimi al litro per luglio e agosto, 49 centesimi per settembre e ottobre e 50 centesimi per novembre e dicembre. Il prodotto in esubero sarebbe stato invece pagato in base ai listini di libero mercato.
Ora si dovrà fare il punto sul mercato del latte per cercare di programmare i volumi e avere certezze sui pagamenti della materia prima in stalla a partire da gennaio 2027. Si aprono, come di consueto, in prossimità di una scadenza di intesa, scenari di nuovi negoziati e tutti, produttori di latte e industriali, faranno la loro parte tenendo conto delle tendenze del mercato.









