Sos caldo: a rischio mais, foraggi, latte, ma anche ragionevolezza umana

Stress idrico, pascoli in sofferenza e temperature record aumentano i costi degli allevamenti ma il caldo impatta anche sul buon senso umano

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Nelle aree più colpite di Piemonte e Lombardia i danni al mais hanno superato il 30%, con punte fino al 70%. In montagna i foraggi sono diminuiti del 40%, mentre la produzione di latte è crollata da 7-8 a 2-3 quintali al giorno

Cresce l’allarme nelle stalle italiane per gli effetti combinati di caldo e siccità nonostante gli ultimi e recenti temporali degli ultimi giorni abbiamo in parte spazzato via la cappa di caldo e di afa che ristagnava sulla Pianura Padana da oltre un mese senza mai allentare la morsa.

E proprio il caldo e le temperature roventi avranno sicuramente messo in difficoltà anche la specie umana e fatto delirare chi in Tv nella settimana di Ferragosto affermava come il comparto che in Italia produce cibo per la comunità fosse composto solo da "quattro agricoltori" che da anni percepiscono un mare di contributi arrivando a definire inutile il settore.

A parte questo, le temperature elevate e le precipitazioni inferiori alla norma hanno messo sotto pressione pascoli, foraggi e colture destinate all’alimentazione degli animali, con conseguenze dirette sulla disponibilità di materie prime e sui costi di produzione.

A lanciare l’allarme è stata Coldiretti, che ha segnalato condizioni climatiche particolarmente difficili per la campagna del mais. Lo stress idrico ha colpito soprattutto le fasi di fioritura e di riempimento della granella, compromettendo il potenziale produttivo delle colture.

Nelle aree maggiormente colpite di Piemonte e Lombardia i danni sono già stimati oltre il 30%, con punte fino al 70%. In alcune zone, inoltre, il raccolto rischia di essere completamente azzerato. L’entità definitiva delle perdite dipenderà dall’andamento meteorologico fino alla raccolta, ma la siccità rappresenta già uno dei principali fattori limitanti, con ripercussioni economiche che rischiano di coinvolgere non solo le aziende agricole, ma l’intera filiera zootecnica.

Foraggi e pascoli sempre più in difficoltà

La situazione è critica anche per i foraggi. La mancanza di precipitazioni, particolarmente evidente nelle aree settentrionali, dal Piemonte al Trentino-Alto Adige, sta determinando riduzioni della produzione comprese tra il 30 e il 40%.

Le difficoltà diventano ancora più marcate negli alpeggi, dove la scarsità di pioggia ha prosciugato i prati, riducendo drasticamente la disponibilità di erba fresca e, in alcuni casi, anche quella di acqua necessaria per l’abbeveraggio degli animali.

Tanto per fare un esempio in Lessinia, le manze portate in malga pascolano in quota su prati d'erba non certo verdeggianti ma tendenti al giallo siccità. Situazioni particolarmente difficili vengono segnalate in Val di Sole, Val di Non e Val di Fiemme, dove la produzione di foraggio registra cali superiori al 40%. Una minore disponibilità di alimenti significa per gli allevatori dover ricorrere maggiormente all’acquisto di fieno e altri mangimi, con il rischio di un ulteriore incremento dei costi.

Da segnalare, però, che al di là dell'emergenza le zone con la maggiore disponibilità di risorse idriche  come ha sottolineato un allevatore della provincia di Vicenza, l'annata agraria può ben essere ancora definita eccellente in termini di raccolto.

Il caldo fa crollare anche la produzione di latte

Alla carenza di foraggio e cereali si aggiunge il calo della produzione di latte. Negli alpeggi piemontesi, secondo Coldiretti, si è passati dai 7-8 quintali al giorno degli anni normali agli appena 2-3 quintali registrati nelle condizioni attuali. Una riduzione che si ripercuote inevitabilmente anche sulla trasformazione casearia e sulla produzione di formaggi.

Il problema, tuttavia, non riguarda soltanto gli allevamenti di montagna. Il caldo intenso sta mettendo sotto pressione le stalle in tutta Italia. Coldiretti stima una diminuzione media della produzione di latte superiore al 20% tra giugno e luglio, con il rischio che il dato possa peggiorare ulteriormente qualora le condizioni climatiche dovessero mantenersi critiche.

Aumentano anche i costi energetici

A pesare sui bilanci aziendali non sono soltanto le minori produzioni. Il caldo record ha infatti determinato anche un aumento dei consumi energetici degli allevamenti, stimato da Coldiretti intorno al 30%.

Le temperature elevate impongono un maggiore ricorso ai sistemi frigoriferi per garantire il corretto raffreddamento del latte, mentre nelle stalle aumentano le ore di funzionamento di ventilatori, nebulizzatori e doccette utilizzati per contrastare lo stress da caldo degli animali.

Anche l’irrigazione delle colture destinate all’alimentazione zootecnica diventa più onerosa. La siccità, infatti, rende necessario aumentare gli interventi irrigui, facendo crescere i costi legati sia al consumo di acqua sia al gasolio necessario per il funzionamento degli impianti. Secondo la stima Coldiretti, l’incremento medio supera il 30%.

Necessario intervenire in modo strutturale

Per Coldiretti si tratta della conferma della necessità di intervenire con strumenti strutturali. Il cambiamento climatico rende infatti sempre più difficile programmare le attività agricole e zootecniche e aumenta l’esposizione delle imprese a eventi estremi, rendendo necessario rafforzare gli strumenti di gestione del rischio e la capacità delle aziende di fronteggiare periodi prolungati di caldo e siccità.

Sos caldo: a rischio mais, foraggi, latte, ma anche ragionevolezza umana - Ultima modifica: 2026-08-24T16:29:20+02:00 da Francesca Baccino

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