Avvicinare la ricerca al mondo produttivo e alle esigenze concrete degli allevatori, valorizzando le competenze del Centro, le risorse genetiche disponibili e una collaborazione sempre più stretta con il sistema zootecnico. È questa la direzione tracciata da Angelo Coletta per il Crea-Za (Centro di ricerca Zootecnia e Acquacoltura del Crea), Centro di cui è diventato direttore poche settimane fa.
Un percorso che, nelle intenzioni del direttore, muove nel segno della continuità con il lavoro già avviato, senza tuttavia perdere di vista le nuove esigenze del settore e gli indirizzi della ricerca nazionale ed europea. Coletta sottolinea infatti: “il Centro è stato e sarà sempre vicino alla ricerca di qualità, a supporto di tutte le tematiche più cogenti emersi negli ultimi anni, recependo le indicazioni provenienti dall’Europa e dal Masaf, il ministero vigilante”.
Una programmazione che, osserva il direttore, era già stata impostata da chi lo ha preceduto e che dovrà essere portata avanti puntando al massimo risultato possibile. Ma, accanto agli indirizzi programmatici, Coletta individua una necessità ancora più strettamente legata alla realtà delle imprese: “Personalmente ritengo che, a fianco alle esigenze programmatiche chieste dall’Europa e dal ministero, si debba porre la capacità di soddisfare i bisogni concreti delle aziende agricole e zootecniche, che non stanno attraversando stagioni facili; a tal riguardo già ci viene in aiuto il Documento di visione strategica (Dvs) approvato dall’ente, che traccia una linea guida da seguire nei prossimi anni”.
Da qui deriva quello che considera uno degli obiettivi personali più importanti del suo mandato: “Avvicinare di più la ricerca al mondo produttivo e agricolo, in altre parole alle esigenze di campo. Un'ambizione che - precisa Coletta - non parte da zero. È una sensibilità già nelle corde dei nostri ricercatori, che deve essere sostenuta e potenziata”.
Management e ricercatori
i due snodi chiave
Per tradurre questo orientamento in risultati concreti, Coletta individua due snodi fondamentali: “Sono convinto che tutti gli obiettivi da programmare passano attraverso due snodi cruciali: il management aziendale e di vertice, da un lato, e la comunità dei ricercatori, dall'altro”.
Per il primo livello, il direttore indica nelle riunioni operative programmatiche lo strumento principale di condivisione; per il secondo, attribuisce un ruolo centrale alla giunta dei ricercatori e tecnologi.
L'obiettivo è far sì che la coesione interna si traduca in una maggiore capacità di impatto esterno: “Se lavoriamo bene su questi due importanti snodi, la visibilità esterna e la trasferibilità dei risultati potranno assumere un rilievo straordinario nel corso di questo mandato”.
L'esperienza
nella filiera bufalina
La seconda direttrice indicata da Coletta nasce dalla sua consolidata esperienza nel settore bufalino, un bagaglio professionale e umano maturato sul campo: “Il settore zootecnico bufalino, da cui provengo e a cui mi sono dedicato negli ultimi trent'anni, ha vissuto grandi turbolenze con problematiche complesse che hanno inciso nella carne viva del mondo produttivo”.
Un percorso nel quale non sono mancati i tentativi di sostenere il comparto, spesso andando oltre i propri stretti compiti istituzionali. Ma da questa esperienza emerge soprattutto una certezza sul ruolo fondamentale degli allevatori: “È una verità che pochi dicono: le difficoltà sono state superate, e continueranno a esserlo, grazie alla tenacia e alla determinazione degli allevatori.
A questa convinzione Coletta associa un principio guida: “Non ha senso sostenere artificialmente filiere per le quali non esiste un mercato, ma occorre essere al fianco di quelle che hanno reali margini di crescita e sviluppo”.
La genetica come
patrimonio da tutelare
Sul fronte della genetica, il direttore richiama l'attenzione prioritaria che il Crea ha sempre riservato alle sfide climatiche: “Il Crea è da sempre attento alle questioni climatiche, come dimostrano le importanti linee di ricerca attive nei diversi Centri. Un'attenzione destinata a crescere ulteriormente nei prossimi mesi”.
Per quanto riguarda nello specifico il Crea-ZA, Coletta sottolinea l'importanza di chiarire le specificità del Centro rispetto agli altri attori del comparto: “Il Crea-ZA possiede competenze specifiche e rilevanti, ma occorre non confondere mai i ruoli e le missioni dei diversi soggetti in campo”.
In questo contesto, la tutela della biodiversità rappresenta la priorità assoluta: “Tra i nostri obiettivi primari c’è la conservazione di linee genetiche di grande valore per il patrimonio nazionale e per la collettività. Dobbiamo essere consapevoli che non possiamo permetterci di perdere geni che oggi non sembrano avere un interesse commerciale immediato, ma che domani potrebbero rivelarsi indispensabili per la sopravvivenza stessa dei sistemi produttivi. Il nostro primo obbligo è la conservazione”.
Sinergia con gli Enti
selezionatori
Diverso, ma complementare, è il ruolo del Centro nella selezione genetica, definita da Coletta come “un'attività strategica per il futuro delle diverse specie e razze. Il Crea-ZA intende operare in stretta sinergia con gli Enti selezionatori. Siamo al fianco degli Enti selezionatori, che hanno l’onere e l’onore di programmare gli indirizzi selettivi del futuro. Più la selezione saprà rispondere alle esigenze concrete dell'allevatore, più quella specie o razza manterrà la propria sostenibilità economica”.
In questo equilibrio, il Crea-ZA si pone come partner scientifico e operativo: “Il nostro ruolo è comprendere, affiancare e collaborare con gli Enti selezionatori, offrendo il supporto della ricerca per approfondire ciò che gli indirizzi genomici e selettivi richiedono. Senza questa piena condivisione, l'impatto positivo per la collettività risulterebbe fortemente ridimensionato”.
Il benessere animale e la funzione
delle aziende sperimentali
Il benessere animale rappresenta un altro ambito centrale su cui il direttore intende posizionare il CREA-ZA a livello internazionale: “È un tema prioritario su cui il Crea-ZA può acquisire, nel giro di pochi anni, un ruolo di primo piano a livello europeo. Per farlo, dobbiamo innanzitutto promuovere una cultura e una comprensione più approfondita del problema a tutti i livelli istituzionali e gestionali”.
Per raggiungere tali obiettivi, il Centro conta su una rete articolata di aziende agricole sperimentali distribuite sul territorio nazionale. Su questo punto, Coletta propone un cambio di paradigma.
“Uno dei miei primi impegni è far comprendere che le nostre aziende zootecniche sperimentali non devono essere valutate sul piano della mera produzione o del fatturato annuale. La sostenibilità economica è importante, ma la nostra mission non è produrre latte o carne per far quadrare i bilanci. La funzione fondamentale delle nostre strutture è generare quelle conoscenze e innovazioni avanzate che le aziende agricole private non potrebbero mai sviluppare in autonomia”.
Una ricerca
al servizio del Paese
Il rapporto tra ricerca e mondo reale rimane il filo conduttore dell'intera visione di Angelo Coletta: unire l'eccellenza scientifica richiesta dalle istituzioni alla capacità di rispondere alle sfide quotidiane degli allevatori.
“Tutela del patrimonio genetico, collaborazione con gli Enti selezionatori, valorizzazione delle competenze interne e una nuova visione scientifica delle aziende sperimentali: sono questi – conclude Coletta – i pilastri di un Crea-ZA chiamato a produrre innovazione e conoscenza a servizio dell'intero comparto zootecnico, in altre parole non solo generazione di fatturato ma creazione di valore specialmente in ambito della ricerca e sviluppo attraverso il necessario rafforzamento dei processi di trasferimento tecnologico verso le filiere produttive.








