Bresciangrana ha annunciato la ripresa del ritiro del latte a partire dal 10 agosto. Una notizia positiva per l'azienda casearia con sede a Cignano (Bs), frazione di Offlaga (vedi qui), ma alcuni dei 50 allevatori delle province di Brescia, Bergamo e Cremona che conferiscono al caseificio hanno già trovato un'altra destinazione per collocare il loro prodotto.
Il 31 luglio scorso l'azienda aveva comunicato agli allevatori la sospensione dell'attività e lo stop al ritiro del latte dal 3 agosto fino alla fine del mese. La decisione ha lasciato senza sbocco 1.230 quintali, aggravando una situazione già particolarmente difficile per alcune imprese, alle prese anche con mancati pagamenti degli ultimi mesi.
Successivamente, Bresciangrana ha fatto marcia indietro comunicando la ripresa dei conferimenti dal 10 agosto. Da ieri, dunque, tutti gli allevatori avrebbero potuto ricominciare a consegnare il latte al caseificio.
Il nodo del prezzo del latte
La ripresa del ritiro, tuttavia, non significa un ritorno alla normalità. Il latte verrebbe infatti pagato 36 centesimi al litro, contro i 46-48 centesimi riconosciuti nel mese di luglio. Questa riduzione particolarmente significativa ha spinto diversi allevatori a non tornare a conferire a Bresciangrana, soprattutto quelli che nel frattempo sono riusciti a individuare altri canali di vendita.
Sia Coldiretti che Confagricoltura hanno supportato i produttori di latte che consegnano a Bresciangrana nella ricerca di nuovi canali di vendita. Una parte dei produttori, una volta trovata una diversa collocazione per il latte, avrebbe poi scelto di non riprendere i conferimenti presso Bresciangrana.
«Saranno naturalmente i singoli conferenti a valutare, in piena autonomia, le decisioni che riterranno più opportune per il futuro delle proprie aziende - ha commentato Coldiretti -, che fin dalle prime ore della crisi si è attivata con l'intervento del presidente nazionale Ettore Prandini, con l'obiettivo di garantire una collocazione al latte delle aziende coinvolte ed evitare che i produttori rimanessero senza sbocchi commerciali e senza prospettive.
Coldiretti Brescia ha fatto, inoltre, sapere che sta valutando la possibilità di chiedere direttamente i danni arrecati alle imprese coinvolte. «Continueremo a seguire con la massima attenzione - ha sottolineato la presidente di Coldiretti Brescia, Laura Facchetti - l'evoluzione della vicenda».
Una crisi finanziaria e produttiva
Alla base della situazione che ha portato Bresciangrana a richiedere l'accesso alla composizione negoziata presso il Tribunale di Brescia e ad avviare un percorso finalizzato alla ristrutturazione del debito, con l'ipotesi di un concordato preventivo, ci sarebbe una combinazione di fattori.
Tra questi vengono indicati una crescita particolarmente rapida e non adeguatamente strutturata, una situazione di sovrapproduzione che, a fronte del calo delle vendite, avrebbe determinato l'esaurimento degli spazi disponibili nei magazzini, oltre all'aumento dei costi, all'esposizione bancaria e a guasti tecnici agli impianti.
La crisi del caseificio si inserisce quindi in un quadro caratterizzato da difficoltà sia finanziarie sia produttive, con ripercussioni dirette sulla filiera del latte e, in particolare, sulle aziende agricole che dipendono dal ritiro quotidiano del prodotto.
Per le imprese agricole coinvolte, il problema è disporre di garanzie sulla continuità del ritiro, sulla puntualità dei pagamenti e su una remunerazione compatibile con i costi di produzione. Il Tavolo Latte annunciato da Regione Lombardia a settembre sarà quindi un passaggio importante per capire quali prospettive potranno aprirsi per gli allevamenti rimasti legati a Bresciangrana e per quelli che, nel frattempo, avranno scelto di rivolgersi ad altri acquirenti.









