Suinicoltura in difficoltà, Psa, mercati chiusi e costi in aumento

Per Confagricoltura. servono sostegni immediati e interventi azione per riaprire l’export alle produzioni nazionali

suinicoltura
Per sbloccare l’export in alcuni mercati strategici Confagricoltura chiede alla diplomazia di evitare il blocco delle esportazioni provenienti dalle zone indenni e non a tutto il Paese

La suinicoltura italiana sta  attraversando una delle fasi più difficili degli ultimi anni. A pesare sulla redditività delle aziende sono sia il contesto internazionale sia gli effetti della Peste suina africana (Psa), che da oltre quattro anni continua a penalizzare il settore, limitando le esportazioni verso i Paesi extra Ue e aggravando le difficoltà economiche degli allevamenti.

È quanto evidenzia Confagricoltura che ha tracciato un quadro particolarmente critico: la diffusione della Psa continua, infatti, a determinare blocchi sanitari all’export dei prodotti suinicoli italiani e, in diversi casi, anche un incremento delle tariffe doganali, con ripercussioni pesanti sulla competitività delle imprese.

Fondo europeo di crisi per i ristori

Sul fronte della Psa l’organizzazione giudica positivamente la decisione del ministero dell’Agricoltura di chiedere alla Commissione europea l’attivazione del Fondo Ue di crisi.

L’obiettivo è contribuire ai ristori destinati alle aziende colpite indirettamente dalle restrizioni sanitarie, che hanno subito una forte riduzione dei prezzi di vendita pur non essendo interessate direttamente dai focolai della malattia.

Export ancora bloccato su mercati strategici

Sul settore, come ha segnalato sempre l'organizzazione agricola, pesano anche la chiusura di importanti mercati di sbocco per le produzioni italiane. Giappone, Thailandia e Cina restano infatti preclusi alle esportazioni a causa delle restrizioni legate alla malattia.

Per questo Confagricoltura chiede di rafforzare gli sforzi diplomatici nei confronti di questi Paesi, puntando alla definizione di accordi bilaterali che recepiscano il principio della regionalizzazione, già applicato con successo in altri Stati membri dell’Unione europea. Un meccanismo che consentirebbe di limitare le restrizioni alle sole aree interessate dalla malattia, evitando il blocco delle esportazioni provenienti dalle zone indenni.

Pesano anche guerra e costi di produzione

Alle difficoltà sanitarie si sommano quelle determinate dal quadro geopolitico internazionale. Gli effetti del conflitto in Medio Oriente stanno infatti contribuendo a un ulteriore incremento dei costi di produzione, con rincari che interessano mangimi, energia, carburanti e servizi, comprimendo ulteriormente i margini economici degli allevamenti.

Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda la direttiva europea sulle emissioni industriali. Secondo Confagricoltura, le modifiche introdotte rischiano di creare notevoli difficoltà soprattutto per le aziende suinicole di dimensioni più contenute e meno strutturate, chiamate a sostenere nuovi adempimenti e investimenti.

In cinque anni persi oltre 5.000 allevamenti

Il ridimensionamento del comparto emerge anche dai dati sulla consistenza del patrimonio suinicolo nazionale. Secondo Ismea (2026), in Italia sono attualmente presenti circa 25 mila allevamenti suinicoli, 5.200 in meno rispetto al 2021, pari a una contrazione del 17%.

Alla luce di questo andamento, Confagricoltura ritiene indispensabile mettere in sicurezza la continuità finanziaria delle aziende ancora operative, sostenendo sia gli investimenti già avviati sia i costi di gestione, così da preservare la capacità produttiva del settore.

 

Suinicoltura in difficoltà, Psa, mercati chiusi e costi in aumento - Ultima modifica: 2026-07-10T11:42:04+02:00 da Francesca Baccino

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