Con il venir meno della calura estiva, che tradizionalmente deprime i quantitativi di latte, le stalle italiane possono riprendere il ritmo per riaccelerare nel periodo autunnale e invernale. E quando i volumi di latte crescono la materia tende generalmente a essere pagata meno in base all’elementare regola di mercato tra domanda e offerta.
Il gentleman agreement firmato lo scorso giugno coprirà i pagamenti con il doppio prezzo (vedi qui) fino a dicembre, ma le due parti, produttori di latte da una parte e aziende di raccolta e di trasformazione dall’altra, si confrontano mandando anche messaggi a distanza.
Una storia che si ripete, ma così deve essere letta anche l’indicazione arrivata dall’ad di Lactalis, Giovanni Pomella, alla tavola rotonda organizzata dalla multinazionale francese a Milano sulle Dop. Il gentleman agreement «ha già riconosciuto un aumento sui fattori di costo, quindi, in anticipo rispetto a quanto l’industria riesca a fare rispetto alla distribuzione. Quando ci avvicineremo alla scadenza – ha aggiunto – vedremo quali saranno i volumi in relazione alla capacità dell’industria di assorbirli».
Pomella ha sottolineato anche come l’offerta di materia prima stia continuando ad aumentare, soprattutto al Nord Italia: «Bisognerà vedere come sarà la situazione nei prossimi mesi. Come Lactalis stiamo riconoscendo agli allevatori il valore indicato nell’accordo firmato al ministero».
Latte senza contratto al 31 dicembre 2026
Come maggiore primo acquirente del latte nazionale Lactalis esercita un peso specifico non indifferente nel negoziato che si va concretizzando. I primi segnali sono arrivati dalle disdette inviate da Galbani, uno dei marchi di Lactalis, ad alcune stalle.
Un allevatore che consegna allo stabilimento Galbani di Casale Cremasco ha ricevuto da Italatte, la centrale di acquisto, la comunicazione: «La presente per informarLa della volontà di Italatte di disdettare il contratto in essere e di escludere il rinnovo tacito per l’anno a venire. Il contratto in vigore dovrà dunque ritenersi definitivamente terminato alla data del 31 dicembre 2026». I produttori di latte che conferiscono all’industria hanno infatti, un rinnovo tacito del contratto, salvo disdetta.
Per quanto riguarda i quantitativi rimasti senza contratto, secondo le stime di esperti del settore si tratta di 2mila quintali di latte al giorno, ma l’unica certezza, al momento, è l’attenzione che si avverte in queste settimane vicine alla scadenza dell’accordo “di cortesia”.
Domanda e offerta già regolano il mercato
Il doppio prezzo del latte, alla fine, non ha raccolto molti consensi, e non solo perché è stato recepito come latte di serie “A” e di serie “B” ma perchè ha messo un ulteriore elemento di complessità in un mercato che può già autoregolarsi fisiologicamente sulla base dell’offerta e della domanda. Questo è, in sintesi, il commento di un produttore di latte, Antonio Boselli, socio allevatore della Cooperativa Laudense con un passato recentessimo da presidente di Confagricoltura Lombardia.
Il latte che produce viene consegnato, quindi, alla copoperativa con una destinazione a latte alimentaree un pagamento in acconto di 45–46 centesimi al litro negli ultimi due mesi. «La preoccupazione delle cooperative di raccolta è oggi la quantità di latte che i grandi Gruppi potranno richiedere per l’anno prossimo. Il prezzo del latte spot mostra una direzione del mercato, ma non è di facile interpretazione. È difficile fare pronostici. Occorrerà capire anche come si muoveranno le produzioni all’estero, ad esempio in Francia».
«Nel nostro Paese le vacche che stanno partorendo adesso - ha spiegato Boselli - hanno fatto l’asciutta con un caldo incredibile, per cui, comunque, è attesa una montata lattea inferiore rispetto a quella che di solito si osserva in autunno. La produzione non dovrebbe, pertanto, aumentare di molto».
È ormai noto il divario di valore tra latte a destinazione formaggio, anche Dop, e latte alimentare. Le grandi filiere con un marchio ben consolidato riescono, infatti, a remunerare meglio di altri tutti gli anelli della catena.
«Sarebbe necessario – ha aggiunto Boselli – riequilibrare il mercato e riconoscere un prezzo del latte a prescindere dal tipo di destinazione. Le grandi filiere hanno trovato la maniera di produrre i quantitativi di latte che servono a soddisfare i loro fabbisogni. Il latte prodotto in più non deve creare problemi ad altre lavorazioni».









