Il mercato del biometano sta entrando in una fase nella quale non è più soltanto questione di sostenere la produzione, ma di costruire condizioni di mercato capaci di valorizzarla nel medio e lungo periodo. È questo uno dei fattori chiave indicati da Piero Gattoni, presidente del Consorzio italiano biogas (Cib), per lo sviluppo delle bioenergie nel convegno organizzato il 17 settembre all’Assolombarda di Milano sui Biomethane purchase agreements (Bpa), gli accordi di compravendita del biometano tra produttori agricoli e industriali.
Gattoni è partito dalla necessità di costruire un equilibrio tra domanda e offerta. «Abbiamo cercato di lavorare a una misura nella quale ci fosse uno spazio di valore e questo spazio fosse il più possibile gestito con lungimiranza. Oggi dobbiamo cercare di fare iniziative in un sistema assolutamente complicato e trovare la possibilità perché il valore venga il più possibile gestito in maniera equa».
È un'impostazione che, sottolinea il presidente del Cib, assume ancora più significato considerando il percorso compiuto dai produttori di biometano. «Siamo nati in una situazione nella quale noi produttori di biometano avevamo anche una forza contrattuale importante, perché quando hai poco prodotto e tanta richiesta hai una posizione di forza. Eppure abbiamo sempre cercato di gestire questa situazione con lungimiranza».
La filiera italiana è oggi in una fase di forte sviluppo, sostenuta dagli investimenti attivati dal Dm 2018 e dal Dm 2022, quest’ultimo nell’ambito del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza). Una crescita che apre nuove opportunità anche sul mercato, dove i Bpa possono rappresentare uno strumento per dare maggiore stabilità alla valorizzazione del biometano prodotto dalle aziende agricole e, al contempo, offrire all’industria una fornitura rinnovabile funzionale ai propri obiettivi di decarbonizzazione.
Grazie all’azione del Cib sono stati conclusi 60 accordi, per un totale di 180 milioni di Smc di biometano all’anno. La domanda industriale coinvolta è diversificata: il 46% dei volumi, pari a 82 milioni di Smc/anno, è destinato al settore dell’acciaio; seguono carta (25 milioni, 14%), ceramica (20 milioni, 11%), cemento e laterizi (19 milioni, 11%), chimica (18 milioni, 10%), alimentare (13 milioni, 7%) e plastica (3 milioni, 2%).
L’innovazione che parte dalla digestione anaerobica
Il ragionamento di Gattoni si sposta quindi sull’innovazione. «Tom Preston (sviluppatore di software e imprenditore miliardario statunitense ndr) diceva che l’innovazione avviene quando due cose che esistono già vengono messe insieme in modo diverso». Ed è, secondo Gattoni, esattamente ciò che il settore ha fatto fin dall’inizio.
«Abbiamo preso una cosa che c’era già, la digestione anaerobica e l’abbiamo messa – ha spiegato - in un’azienda agricola. Ma abbiamo fatto un’innovazione di processo: abbiamo dimostrato come quella tecnologia, all’interno del mondo agricolo, potesse produrre energia e cibo, rafforzando quest’ultimo grazie all’utilizzo del digestato».
Un modello nel quale la produzione energetica non viene separata dall’attività agricola, ma diventa parte di un sistema circolare. «Abbiamo preso qualcosa che esisteva in altre parti e lo abbiamo applicato in modo diverso. Noi, come italiani, non abbiamo sempre cercato di lavorare per rafforzare questo modello».
L'Europa ha indicato le priorità
«Oggi il passaggio ulteriore è quello dall’innovazione di processo all’innovazione di sistema. «Mai come oggi questa innovazione diventa fondamentale». Il contesto europeo, come ha fatto notare il presidente del Cib, sta infatti modificando le priorità: «Notiamo una presa di coscienza e una responsabilizzazione sul percorso che la Commissione europea ha intrapreso negli ultimi anni».
Il punto è la necessità per l’Europa di rafforzare la propria indipendenza energetica e di diversificare le fonti. In questo scenario il biometano deve essere considerato una delle risorse disponibili. «Non esistono soluzioni semplici a questioni complesse. Non c’è solo l’elettrificazione: dobbiamo produrre anche gas rinnovabile. Il biometano è una soluzione pronta, scalabile, ambientalmente sostenibile e può dare risposte in tempi veloci».
Il riferimento di Gattoni è anche al rapporto presentato dall’European Biogas Association, elaborato da Guidehouse, sullo sviluppo del biometano in Europa. Un quadro nel quale la disponibilità di gas rinnovabile è destinata ad assumere un ruolo crescente.
I Bpa per avvicinare produzione agricola e domanda dell’industria
Da qui la scelta del Cib di puntare sui Bpa. L'obiettivo è favorire una relazione più diretta tra chi produce biometano e chi lo utilizza, creando le condizioni per infrastrutturare il Paese senza fare ricadere l’intero onere sugli strumenti pubblici. «Se vogliamo cominciare - ha sottolineato Gattoni - a capire che bisogna infrastrutturare questo Paese per utilizzare il biometano in maniera decentrata, senza pesare fortemente solo sugli incentivi pubblici, dobbiamo farlo con strumenti che avvicinino i produttori al mercato». La scelta, come ha spiegato Gattoni, è anche strategica e nasce anche dalla crisi energetica. «Quello che noi non possiamo oggi, da cittadini e imprenditori, non pensare è quanto è costata la crisi del gas legata alla guerra in Ucraina ai consumatori europei». La prospettiva, quindi, è quella di costruire, una volta ammortizzate le infrastrutture, contratti di medio e lungo periodo capaci di garantire maggiore stabilità al prezzo dell’energia.
È in questo passaggio che si colloca la prospettiva futura del settore. L’evoluzione tecnologica e lo sviluppo della domanda potrebbero progressivamente consentire al mercato di assumere un peso maggiore rispetto al sostegno pubblico.
Gattoni ha ricordato il percorso compiuto dal settore agricolo. «Nel 2012 avevamo iniziato a produrre biogas con un’iniziativa elettrica che durava 15 anni. Eppure il sistema delle imprese del Consorzio ha iniziato a lavorare al biometano con dieci anni di anticipo, pensando a quale potesse essere il valore di una risorsa così scarsa e pregiata e a un mercato capace di riconoscerle una maggiore valutazione».
Biometano, CO2 e digestato: il valore non finisce con il gas
Il valore della filiera, sottolinea il presidente del Cib, non si esaurisce nella produzione di biometano. «All’interno del ciclo di produzione abbiamo il valore della CO2 da recuperare. Abbiamo il digestato, che è ancora una risorsa sulla quale fare tanti sviluppi». E proprio il digestato assume un'importanza particolare alla luce della necessità europea di rafforzare anche l’autonomia nel settore dei fertilizzanti. «La comunicazione della Commissione è chiara: oggi si parla di indipendenza non solo energetica, ma anche dai fertilizzanti. Perché se i fertilizzanti dipendono dal gas, senza fertilizzanti non si concima e non si produce cibo». Da qui la necessità di sviluppare una produzione di fertilizzanti organici. «Se vogliamo essere indipendenti - ha aggiunto Gattoni - dobbiamo avere una produzione di fertilizzanti organici».
Per Gattoni, quindi, la bioenergia non può essere considerata semplicemente una sostituzione tecnologica. «La bioenergia non è solo un cambio di tecnologia, è un cambio di paradigma economico e culturale».
Questo implica anche un diverso modello di business. «Non si può pensare di produrre biometano con le stesse modalità di business con cui si estraeva il gas naturale. Non funziona». Il percorso come ha precisato Gattoni, richiede ricerca, competenze e integrazione tra settori diversi: «Quello che abbiamo fatto non ha solo messo insieme dei settori, ha messo insieme delle persone e un know how composito. Per ottenere questi risultati servono competenze agronomiche, di ingegneria energetica, competenze legali sulla contrattualistica e di trading».
La necessità di una regolamentazione stabile del settore
Necessario anche un quadro normativo stabile per il futuro. «Se i Bpa vanno nel lungo periodo, abbiamo bisogno di regole che tengano». La regolazione, precisa Gattoni, non deve necessariamente essere immutabile. «La regolazione non deve essere fissa necessariamente». Ma deve indicare con chiarezza la direzione nella quale il settore deve muoversi.
In questo percorso un passaggio centrale è rappresentato dall’articolo 5-bis del Dl Agricoltura, che ha riconosciuto la possibilità di stipulare accordi di compravendita anche di lungo periodo, creando le condizioni per un rapporto più diretto tra produttori e consumatori.
Il presidente del Cib riconosce in questo senso l'importanza del confronto con il ministero. «In Italia abbiamo sviluppato un sistema che, grazie a un sistema di supporto chiaro e facile, ha permesso l’infrastrutturazione».
A quel punto saranno le imprese a doversi misurare con le condizioni del mercato. «Le aziende dovranno affrontare questo mercato in maniera sempre più efficiente e io penso che ci sia assolutamente la possibilità di farlo».
Sono 60 i Bpa realizzati attraverso il Cib
Gattoni ha ricordato, infine, la necessità di una programmazione che consenta alle imprese di investire senza il rischio di trovarsi davanti a orizzonti troppo brevi. «Dobbiamo capire come fare i nuovi contratti. La sto spingendo proprio e questo passa attraverso un’interlocuzione che auspichiamo sia fatta il più possibile in maniera coordinata, in modo da far sì che questo processo non si interrompa».
La richiesta è quindi quella di una visione di medio-lungo periodo. «Se questo Paese vuole arrivare all'obietitvo sei miliardi di metri cubi di biometano che l'Italia punta a produrre per azzerare la dipendenza dal gas russo e decarbonizzare i trasporti e le industrie, li deve fare seriamente».
E la prospettiva indicata da Gattoni guarda al 2032: «Da qui al 2032 chi vuole investire nel settore deve sapere che può farlo. Ci sono aziende che fanno cogenerazione, che forniscono tecnologia, che sanno che per cinque anni possono investire in personale, informazione e in tutto ciò che può portare il nostro sistema a raggiungere questo obiettivo».
Una strategia nella quale i Bpa rappresentano, dunque, non soltanto uno strumento contrattuale, ma uno dei tasselli attraverso cui costruire un rapporto più stabile tra agricoltura, industria ed energia.
Ministro Pichetto Fratin: «Biometano risorsa per la decarbonizzazione»
«Il biometano rappresenta ha detto Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica in un videomessaggio - una risorsa strategica per la decarbonizzazione, la sicurezza e l’autonomia energetica nazionale, temi ancora più centrali nell’attuale fase di forti tensioni internazionali. Può inoltre contribuire alla decarbonizzazione dei settori energivori con emissioni difficili da abbattere, creando al contempo nuove opportunità per le imprese agricole». «Gli accordi di fornitura di lungo periodo rappresentano uno strumento concreto per dare stabilità agli investimenti e creare valore condiviso tra agricoltura e industria. Per affrontare le sfide della transizione è fondamentale rafforzare il dialogo lungo tutta la filiera e procedere insieme nell’individuazione di soluzioni efficaci. Stiamo lavorando - ha concluso il ministro - al nuovo decreto per il passaggio dal biogas al biometano e, in questo percorso, stiamo valutando anche gli obiettivi di sviluppo e gli eventuali margini di adeguamento, fermo restando l’obiettivo di raggiungere e superare i 5,5 miliardi di metri cubi al 2030».
Assocarta, la sostenibilità del biometano
«Il biometano rappresenta oggi l’unico vettore energetico decarbonizzato concretamente disponibile per le cartiere italiane. Nell’ultimo anno abbiamo registrato una crescita significativa sia della produzione sia dell’utilizzo di biometano da parte del nostro settore, con numerose cartiere che hanno sottoscritto contratti di fornitura, avviando un percorso progressivo verso gli obiettivi europei di decarbonizzazione - ha spiegato Lorenzo Poli, presidente di Assocarta -. Chiediamo al Governo che l’incentivazione della filiera del biometano includa necessariamente la destinazione all’industria gasivora e energy intensive e alla filiera del biometano di guardare all’industria l’unica in grado di valorizzare in maniera efficiente i gas verdi e a quella della carta, in particolare che è parte integrante della bioeconomia».









