Gli allevamenti sono messi a dura prova da guerre, tensioni geopolitiche, instabilità energetica, nuovi conflitti commerciali e speculazioni. Lo ha sottolineato da Floriano De Franceschi, presidente dell’Arav (Associazione regionale allevatori Veneto), nel corso dell’assemblea ordinaria dell’Associazione, che si è svolta il 22 maggio 2026: «Queste situazioni noi agricoltori non le stiamo guardando in televisione, ma le stiamo vivendo dentro i nostri allevamenti.
«Nei primi mesi del 2026 osserviamo - ha continuato De Franceschi - aumenti vertiginosi rispetto allo stesso periodo del 2025. Più precisamente, il costo dei fertilizzanti ha fatto registrare un incremento di oltre il 60% dal 2020 agli inizi del 2026, confrontando maggio 2026 con maggio 2025, registriamo un: +35,15% per l’energia elettrica, +40,2% per il gas naturale, +83,48% per il petrolio, +20,86% per l’alluminio, +56,38% per le materie plastiche e gli imballaggi, +48,48% per il gasolio agricolo, +84,42% per l’urea agricola. Un quadro che ci fa comprendere l’esigenza di ottimizzare, razionalizzare ed elevare la produttività delle nostre aziende».

I dati, un tesoro da valorizzare
I dati raccolti dal Sistema Allevatori negli allevamenti zootecnici hanno assunto sempre più carattere di indispensabilità per la conservazione e lo sviluppo del patrimonio di biodiversità zootecnica nazionale e per il miglioramento genetico delle razze allevate sul territorio.
«Il valore dei Controlli funzionali – ha spiegato il presidente De Franceschi, affiancato dal direttore dell’Arav, Walter Luchetta – sta nella fondamentale funzione di concorrere a far ottenere un miglioramento genetico capace anche di dare trasparenza alla filiera, a partire dalla gestione delle stalle, che deve materializzarsi in un aumento del valore dei capi, coniugato ad una riduzione dei costi di gestione della stalla».

Concetti, questi, che si traducono nei 295 prodotti Dop, Igp e Stg, accanto ad una numerosa diversificazione di produzioni tipiche locali, con il Veneto che si caratterizza per oltre 160 prodotti Dop-Igp-Stg-tradizionali di origine animale ottenuti da latte e carne.
Gli allevamenti cambiano volto
Si osserva una migrazione di allevamenti dall’utilizzo di una mungitura svolta dall’uomo ad una mungitura robotizzata: ad oggi, questo tipo di tecnologia interessa il 12,67% degli allevamenti in Controllo Funzionale. Gli allevamenti di bovine da latte nei quali nel 2025 è stata realizzata la Raccolta Dati, hanno rappresentato il 52,2% del totale delle stalle venete ed i capi controllati in CF sono stati l’81,6% del totale del Veneto, con una produzione di latte ottenuto pari al 69% del latte veneto.
Rispetto al 2024, aumentano i capi in Controllo di razza Frisona (+1.569), diminuiscono quelli di razza Bruna (-298), Pezzata Rossa (-25), Rendena (-86). Nel contempo, prosegue lo spostamento a favore di un numero minore di aziende, con più capi, con una distribuzione degli allevamenti in base alla consistenza, che conferma come la percentuale degli allevamenti con maggior numero di vacche controllate sia in continua progressione, con le aziende che hanno più di 100 vacche, il 33,4% del totale, che allevano, il 69,5% degli animali.
Come cambia il mercato del latte
Nel 2025 le produzioni di latte bovino sono aumentate a livello globale e, come avvenuto nel 2024, l’Italia registra un incremento superiore alla media europea. Il trend del primo bimestre 2026, conferma questa tendenza, con una produzione, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, aumentata del 4,6% a livello di Unione Europea, del 6,9% in Germania, del 5,9% in Francia, del 5,7% in Olanda, del 2,9% in Polonia e del 3,7% in Italia. E la produzione nazionale si concentra principalmente su quattro Regioni (81%), con il 62% ottenuto in dieci province, tra cui Vicenza.
Nel contempo, in Veneto nel 2025 è proseguita la preoccupante uscita di allevamenti, con un aumento delle produzioni in tutte le provincie eccetto Belluno, in cui le produzioni degli ultimi due anni si equivalgono, con il 78% del latte che è stato prodotto tra Vicenza, Verona e Padova.
Soffermandosi sui dati, poi, emerge che il 69,1% delle stalle che aderiscono alle attività istituzionali di Raccolta Dati conferisce il latte ad una cooperativa. Cresce anche nel 2025 la percentuale di latte veneto destinata alla produzione di formaggi Dop, attestandosi al 57%. Non va dimenticato che oltre alla produzione delle varie tipologie di formaggi Dop, in Veneto viene prodotta una tipologia identificata come Stg (Mozzarella), nonché cinque Produzioni Agroalimentari Tradizionali - Pat(Bastardo del Grappa, Casel, Formaio Imbriago, Malga Bellunese, Morlacco del Grappa). Nel suo complesso il latte della nostra regione destinato a formaggi con denominazione, tipici e tradizionali supera il 62%.
«Da un approfondimento dei dati – ha aggiunto De Franceschi - emerge quale sia la trasformazione in atto nella rete degli allevamenti di bovine da latte veneti: meno stalle con una produzione in aumento, frutto del continuo evolversi del lavoro sulla genetica, sulle strutture, sul continuo miglioramento degli ambiti che determinano le condizioni di benessere animale».
Il valore del lavoro fatto dal laboratorio dell’Arav
Nel suo complesso, nel 2025 il laboratorio dell’Arav ha eseguito 846.308 analisi, frutto della raccolta dati istituzionale, al fine di valutare la qualità del latte e le caratteristiche ad esso correlate. Sempre lo scorso anno, poi, il Laboratorio è stato oggetto di importanti investimenti, volti a migliorare alcune dotazioni utilizzate nelle Sezioni di chimica agraria e latte qualità.
Blue tongue: a rischio il patrimonio ovino autoctono veneto
L’estate del 2025 ha visto il verificarsi di un’epidemia determinata dalla Blue tongue, con oltre 180 capi di razza Alpagota e 110 di razza Brogna deceduti. “Alla luce di una situazione climatica che con ogni probabilità si ripeterà anche nel 2026 – ha spiegato il presidente De Franceschi - abbiamo significato agli Assessori Regionali Dario Bond e Gino Gerosa, rispettivamente all'Agricoltura e alla Sanità, l’altissimo rischio a cui è sottoposto il patrimonio di biodiversità rappresentato dalle razze ovine venete Alpagota, Brogna, Foza e Lamon. Per questo, oltre ad invitare gli allevatori interessati ad assumere tutte le contromisure necessarie per proteggere gli animali, abbiamo chiesto ai due Assessori di avviare un piano di vaccinazione straordinario rivolto alle poco più di 4000 unità che compongono il patrimonio ovino autoctono veneto”.
L’annosa questione nitrati
Si sta per concludere l’applicazione del Quarto programma d'azione nitrati, che disciplina l'utilizzo agronomico dei fertilizzanti azotati. Le sue regole, pensate per prevenire l'inquinamento delle acque, si applicano in base alla classificazione del territorio, a cominciare dalle Zone vulnerabili ai nitrati di origine agricola. L'Arav auspica che il Quinto Programma d'Azione Nitrati venga pensato con raziocinio, alla luce dei cambiamenti climatici in atto, gli intervalli di divieto stagionale di distribuzione agronomica di liquami, letami e materiali ad essi assimilabili.








