Chi si aggrega potrà programmare la produzione di latte

latte
Varati due regolamenti Ue, il 558 e il 559 dell’aprile 2016, attuativi dell’articolo 222 del regolamento1308 del 2013. Consentiranno agli operatori organizzati di programmare la produzione di latte

Su questo Phil Hogan, il Commissario europeo all’Agricoltura, è stato di parola. Sono infatti usciti i due regolamenti di esecuzione della Commissione europea (558 e 559 dell’11 aprile 2016) che consentiranno agli operatori organizzati di programmare la produzione di latte.

Tra le misure annunciate all’ormai famoso Consiglio dei ministri agricoli dello scorso 14 marzo, questa è considerata centrale dalla Commissione, nell’attuale strategia di politica per il settore lattiero in Europa.

Tutta da valutare invece l’importanza per il nostro Paese, perché la facoltà di prendere provvedimenti per attuare la programmazione produttiva viene principalmente concessa alle forme organizzate di produttori, a cominciare proprio da quelle Op che in Italia stentano a decollare.

“C’è troppa offerta”

Intanto nei regolamenti appena usciti la stessa Commissione mette per iscritto le difficoltà che sta vivendo il settore lattiero europeo. È infatti evidente anche all’Esecutivo comunitario che negli ultimi diciotto mesi i prezzi del latte crudo alla stalla sono stati costantemente sotto pressione a causa dello squilibrio tra l’aumento della produzione e il rallentamento della crescita della domanda sul mercato mondiale.

In particolare la Commissione scrive che “nel 2015 le consegne di latte nell’Unione sono aumentate di oltre tre milioni e mezzo di tonnellate senza un corrispondente aumento della domanda”. Tutto ciò sta mettendo seriamente a rischio i margini delle aziende da latte

E anche le prospettive non sono rassicuranti: “sulla base delle analisi di mercato disponibili – scrive la Commissione – non si prevede alcun calo significativo dei volumi di produzione nei prossimi due anni”.

Deroga per i soggetti privati

Per tutte queste ragioni, da molte parti d’Europa era arrivata all’Ue l’esortazione a ripristinare forme di controllo dell’offerta. E la Commissione ha risposto positivamente. Phil Hogan ha così attivato l’articolo 222 del regolamento sull’Ocm unica (1308/2013), appunto varando i due regolamenti applicativi (558 e 559 del 2016) citati all’inizio.

Un inedito, che consente a soggetti privati di derogare alle norme europee antitrust e varare misure di limitazione della produzione di latte. Ma chi sono questi soggetti privati? Le norme comunitarie lo indicano chiaramente: organizzazioni di produttori (Op), associazioni tra queste (Aop) e le organizzazioni interprofessionali (Oi); e infine le cooperative lattiero-casearie.

Con i regolamenti 558 e 559 del 2016, questi soggetti “sono autorizzati a stipulare accordi misti volontari e ad adottare decisioni comuni sulla pianificazione del volume di latte prodotto nel corso di un periodo di sei mesi a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente regolamento”. Ovvero sino a metà ottobre.

Dunque, questa Commissione – peraltro in buona sintonia con la maggioranza in Consiglio agricolo – non attuerà nessuna misura pubblica e comune di controllo della offerta di latte. Ma, bypassando le norme sulla concorrenza, concede temporaneamente questa facoltà agli stessi allevatori, purché operino in forma organizzata o cooperativa.

 

IL CASO ITALIANO

Per quanto riguarda in nostro Paese, come già accennato, la facoltà di prendere provvedimenti per attuare la programmazione produttiva viene principalmente concessa alle forme organizzate di produttori. E qui sorgono le perplessità sugli effetti di questa scelta. Perché, come noto, in Italia le Op hanno sempre stentato a nascere e a crescere.

È infatti ancora molto poco il latte italiano che risulta aggregato in Op, ed è una sola la Aop al momento attiva in Italia.

Ben diverso è il discorso delle cooperative lattiero-casearie, una realtà storicamente viva e diffusa nel comparto lattiero-caseario nazionale. Un latte che però, proprio per la natura cooperativistica cui afferisce, è già di per sé “organizzato”. Tanto che proprio in questi mesi, molte cooperative hanno attivato, seguendo diverse modalità operative, forme di controllo dell’offerta dei propri soci senza dover attendere l’attivazione dell’articolo 222 offerta da Hogan.

 

L’articolo è pubblicato su Informatore Zootecnico n. 9/2016

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