Costi malattie – Per tenere sotto controllo le spese sanitarie

costi
Studio dell’Università di Milano: l’impatto economico delle principali patologie che colpiscono le bovine da latte è molto elevato. Per minimizzarlo, occorre adottare un piano di raccolta ed elaborazione dei dati già presenti in azienda

La crescente attenzione dei consumatori verso le problematiche connesse alla sicurezza alimentare dei cibi pone al settore produttivo importanti responsabilità e pressanti richieste di tutela.

Per i prodotti lattiero caseari, la garanzia igienico sanitaria inizia dalla stalla, in quanto “impresa alimentare”, ed è a questo primo livello della filiera che devono essere fatti i maggiori sforzi.

L’utilizzo del farmaco veterinario negli allevamenti infatti rappresenta un aspetto gestionale che deve essere preso in considerazione con estrema attenzione. È dunque importante annullare completamente il rischio che nei prodotti ottenuti dai propri animali si possano riscontrare residui dei trattamenti farmacologici eseguiti. Questo può essere garantito attraverso l’adozione di una precisa procedura operativa di utilizzo del farmaco e il rispetto della normativa in materia.

In questo contesto, i costi veterinari e di farmaci per caso clinico, nonché le perdite di latte per mancata produzione e/o per mancato utilizzo legate alla qualità dello stesso, hanno grande importanza in quanto un’efficace gestione della sanità animale consente una minore spesa e un maggior profitto per l’imprenditore agricolo.

Una corretta stima dei costi complessivi connessi alla cura sanitaria delle bovine da latte permette la tempestiva valutazione delle priorità di intervento a livello gestionale e una contabilità accorta in allevamento.

Il metodo di stima

I costi della sanità nell’allevamento bovino da latte sono uno dei punti più critici delle passività di bilancio; l’impatto economico delle principali patologie presenti in allevamento è molto elevato e spesso risulta difficile stimarne i danni espliciti e impliciti.

Negli allevamenti si riscontrano diversi tipi di patologie legate al calo di quantità e qualità del latte prodotto; nell’analisi dei costi dei trattamenti sanitari presentata in questo articolo sono stati considerati esclusivamente le patologie “cliniche”, ovvero legate ad anomalie funzionali facilmente diagnosticabili.

Pertanto, è stato fondamentale classificare tali patologie in otto categorie associandole a ogni motivo di trattamento (tabella 1).

In particolare le categorie comprendono:

- mastite, tutti i casi di mastite inerenti a uno o due capezzoli;

- mastite severa, tutti casi di mastite inerenti a più di due capezzoli, i più gravi;

- alimentazione, tutte le patologie legate all’apparato digerente;

- movimento, tutte le patologie podali o causanti deficit del movimento;

- riproduzione, tutti i problemi legati al periodo pre-parto, post-parto e lattazione;

- respirazione, tutte le patologie che causano problemi o danni respiratori;

- altro, tutti quei trattamenti sanitari non riconducibili a una categoria precisa;

- prevenzione, comprende tutti i trattamenti preventivi (vaccinazioni dalla nascita all’asciutta).

Le informazioni riguardanti le tipologie, quantità e costo dei farmaci acquistati per la cura/prevenzione delle patologie, i giorni di sospensione e la classe di appartenenza dell’animale curato (vitello, manzetta, vacca in lattazione) sono stati recuperati dal registro dei trattamenti terapeutici che per legge, secondo l’art. 15 D. Lgs 158/06 e l’art. 79 D. Lgs 193/06, ogni allevatore deve compilare e aggiornare quale documento in grado di ricostruire la “storia sanitaria” della stalla.

Il calcolo del costo totale della patologia è stato stimato tenendo in considerazione:

- costi espliciti, derivanti dall’acquisto del farmaco;

- costi impliciti, derivanti dal mancato reddito per il divieto di vendita del latte di vacche sottoposte a determinati trattamenti farmaceutici;

- costi occulti, derivanti dalla stima delle perdite produttive in base alla conta del numero di cellule somatiche (Scc - Somatic cells count) (vedi box).

Casi di studio

Le due aziende zootecniche esaminate sono a conduzione familiare, localizzate in pianura irrigua (Provincia di Lodi) e allevano bovine da latte di razza Frisona con rimonta interna.

Le caratteristiche aziendali, strutturali e di gestione della mandria sono state sintetizzate in tabella 3.

Costi espliciti e costi impliciti

Per poter confrontare le due tipologie di allevamento è stato necessario rapportare i costi per ogni singola patologia riscontrata nel biennio 2014-2015 al calcolo delle Uba (Unità di bovino adulto) di ogni singola azienda.

Nelle tabelle 4 e 5 vengono riportati i costi totali, i costi espliciti e i costi impliciti di entrambi gli allevamenti riferiti alle categorie di patologie riscontrate nel biennio considerato.

Il costo totale sanitario in entrambi gli anni è risultato essere superiore nell’allevamento 1 rispetto all’allevamento 2; in particolare nell’allevamento 1 esso ammonta nel 2014 a 620,96 €/Uba e nel 2015 a 499,02 €/Uba evidenziando un decremento del 24,4% circa, mentre nell’allevamento 2 esso ha un andamento pressoché costante, rispettivamente nel 2014 esso risulta pari a 112,47 €/Uba e nel 2015 a 129,25 €/Uba.

Nell’allevamento 1 l’incidenza dei costi espliciti ha superato il 55% del totale nei 2 anni (54,9% nel 2014 e 65,4% nel 2015), mentre al contrario nell’allevamento 2 tale percentuale viene superata dai costi impliciti (67,2% nel 2014 e 57,6% nel 2015). Ciò è derivato dal fatto che nell’allevamento 1 forte incidenza ha l’acquisto dei farmaci e, in particolare, in entrambi gli anni quelli assunti per la cura delle mastiti (pari a 101,63 €/Uba nel 2014 e 73,38 €/Uba, valori comprensivi anche della mastite severa) e delle patologie legate all’apparato digerente (pari a 88,64 €/Uba nel 2014 e 47,35 €/Uba); mentre nell’allevamento 2 prevale la mancata vendita di latte derivante dalla cura delle mastiti (più di 50 €/Uba all’anno).

Inoltre, si può notare che l’allevamento 1 ha anche un’elevata spesa di farmaci per la prevenzione (il 25% del totale dei costi espliciti nel 2014 e il 44% nel 2015); mentre nell’allevamento 2 hanno forte incidenza le cure sanitarie per le patologie legate alla riproduzione, al movimento e alla respirazione.

Costi occulti

Per quanto riguarda i costi occulti, come si nota in tabella 6, in nove lattazioni presenti nelle due aziende, il Linear score risulta avere valori sempre superiori a 2, arrivando al valore di 3,98 nell’ottava lattazione nell’allevamento 2 e al valore di 3,15 nella nona lattazione nell’allevamento 1.

I valori riscontrati non hanno reso possibile, quindi, stimare l’effettivo potenziale produttivo delle bovine in quanto, nelle due aziende analizzate nel biennio 2014/15, il Linear score è sempre risultato superiore al valore 2 indicando un costante stato infiammatorio della mammella.

Considerando che la perdita giornaliera per punto Ls>2 è pari a 0,78 l, l’allevamento 2 presenta una perdita produttiva totale di 199,51 €/Uba, valore leggermente superiore all’allevamento 1 che si attesta a 179,18 €/Uba, evidenziando quindi in entrambi i casi un persistente stato sanitario della mandria non ottimale.

Spesa sanitaria

La spesa sanitaria media annuale per ciascun allevamento risulta piuttosto elevata (tabella 7 e figura 1). L’allevamento 1 presenta un costo totale di 816,16 euro/Uba/anno in cui l’aggravio maggiore è dato dal costo dei farmaci (41% circa). Nell’allevamento 2 il costo totale è pari a 320,38 euro/Uba/anno e oltre il 60% è rappresentato dalla mancata produzione lattea derivata da uno stato sanitario non ottimale.

Analisi di regressione

Per mettere in relazione le variabili che misurano la produttività delle bovine con quelle che la condizionano, è stato utilizzato il modello statistico delle regressioni.

Tra tutti i trattamenti sanitari effettuati nei due anni di studio nelle due aziende, la mastite è stata sicuramente la patologia che ha determinato la maggiore incidenza sui costi sanitari; perciò si è cercato di valutare l’effetto che ha avuto questa patologia sulla produzione lattea dei due allevamenti.

Nel complesso è emerso che:

- l’allevamento 2 ha prodotto 351,31 litri di latte in meno rispetto all’allevamento 1;

- i parti avvenuti in autunno e inverno hanno comportato un aumento della produzione lattea, che è andata diminuendo nelle stagioni più calde (per qualità più scarsa di foraggi e maggiore stress);

- la percentuale di latte prodotto tende a diminuire con l’avanzare dello stadio di lattazione;

- le pluripare hanno prodotto 704,44 litri in meno delle primipare, valore dovuto al fatto che le lattazioni successive alla prima sono state aggregate in unico insieme;

- le bovine con una produzione giornaliera media superiore a 38 litri hanno prodotto 1.990,59 litri di latte in più rispetto a quelle con una produzione giornaliera inferiore;

- le bovine con una produzione lattea superiore a 50 litri al picco di lattazione hanno prodotto 728,55 litri di latte in più rispetto a quelle con una produzione lattea inferiore al picco di lattazione (figura 2);

- le bovine con più di un caso di mastite hanno prodotto 744,11 litri in meno rispetto a quelle con assenza di mastite;

passando da una lattazione alla consecutiva (non nel caso delle primipare), le bovine hanno perso in media 971,53 litri di latte (figura 3).

Conclusioni

I problemi sanitari rilevanti nell’allevamento bovino da latte sono molteplici; la mastite in particolare condiziona in modo significativo la produttività delle bovine.

Nonostante il campione analizzato corrisponda a numero ristretto di soggetti, è emerso, comunque, che la gestione aziendale, in particolare quella sanitaria, non risulta adeguata in quanto non permette alle bovine il loro reale raggiungimento produttivo.

Gli allevatori, ad oggi, si limitano a curare una patologia quando è già in fase cronica, somministrando elevate dosi di farmaci (costo esplicito); in questo modo ne risente sia la salute dell’animale sia la redditività dell’allevatore, in quanto quel latte prodotto durante il trattamento sanitario (e i successivi giorni di sospensione) non può essere venduto, determinando così un mancato reddito (costo implicito).

I costi sanitari non riguardano solo i trattamenti farmaceutici, ma influenzano la produzione del latte sia a livello qualitativo sia quantitativo. Infatti, le alterazioni del latte causate dalle mastiti, anche quando non ne pregiudicano l’uso, influenzano in modo rilevante la qualità dei prodotti trasformati e di conseguenza la redditività dei produttori.

La causa più frequente e importante d’innalzamento del contenuto di cellule somatiche nel latte è lo stato infiammatorio della mammella. Le cellule somatiche nel latte sono correlate sia a una riduzione di produzione lattea (costo occulto) sia a difetti qualitativi dello stesso, soprattutto per quanto riguarda la caseificazione.

Gli obiettivi della gestione sanitaria della mandria dovrebbero essere mirati all’ottimizzazione dei parametri sanitari e gestionali, quali lo stato sanitario con diagnosi di patologie di gruppo, lo studio dei fattori di rischio e la prevenzione dei problemi produttivi e riproduttivi.

Una gestione aziendale ottimale non è possibile senza dati completi e aggiornati; senza un controllo dei parametri indicativi, infatti, la gestione viene effettuata solo per “tamponare” i danni già verificatisi.

L’utilizzo di strumenti che forniscano informazioni tempestive sull’andamento produttivo, potrebbero costituire un’utile metodo preventivo alla cura delle molteplici patologie, permettendo di minimizzare perdite produttive, ottimizzando così la redditività dell’allevatore.

È ancora necessaria un’opera di sensibilizzazione e di educazione ad opera di associazioni di categoria, veterinari, servizio sanitario, nel suo stesso interesse, acquisisca una ulteriore maggiore consapevolezza e responsabilità, al fine fornire al consumatore il massimo delle garanzie relativamente alla identità e alla sanità degli alimenti che vengono prodotti.

Così facendo si potrebbe forse perseguire anche il risultato di una valorizzazione del registro dei trattamenti agli occhi dell’allevatore con probabili riflessi di tipo educativo nei riguardi dell’applicazione dell’autocontrollo da parte dell’allevatore stesso e di tipo economico-gestionale palesando la rilevanza economica che può avere la cura delle patologie così da poter ottimizzare il profitto d’impresa.

Se l’obiettivo che si intende perseguire è davvero la riduzione dei costi connessi all’uso del farmaco, occorre considerare che essi possono essere minimizzati soprattutto adottando un piano di raccolta ed elaborazione dei dati già presenti in azienda che favorisca l’acquisizione della più completa consapevolezza del problema sanitario della stalla e l’adozione delle più opportune procedure di intervento.

 

Gli autori sono del dipartimento di Scienze veterinarie per la salute, la produzione animale e la sicurezza alimentare, dell’Università degli studi di Milano.

 

L’articolo completo di tabelle e grafici è pubblicato su Informatore Zootecnico n. 17/2016

L’edicola di Informatore Zootecnico

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