Foraggi: non buona la qualità dei raccolti

Le prime parziali indicazioni sulla produzione 2014 derivanti dalle analisi condotte dal laboratorio del Crpa

Visto l’andamento climatico dello scorso anno ce lo si poteva aspettare, ma la realtà è peggiore delle aspettative e allevatori ed alimentaristi dovranno tenere attentamente monitorata la qualità dei fieni per formulare delle razioni adeguate alle esigenze delle bovine. Presso il Laboratorio di analisi alimenti zootecnici del Crpa sono cominciate le valutazioni dei primi lotti di foraggi prodotti nel 2014 e i primi risultati non sono buoni.

“Si tratta di analisi parziali – spiega Fabrizio Ruozzi del Crpa -, man mano che verranno aperti nuovi lotti avremo nuovi dati, anche se non si pensa di discostarsi da quanto già emerso da questi primi 130 fieni analizzati”. Per le sue analisi, il Crpa si avvale della spettroscopia di riflettanza nel vicino infrarsso (Nirs), in grado di produrre una caratterizzazione rapida e completa dei foraggi. Per la maggior parte, i campioni arrivano dal comprensorio del Parmigiano-Reggiano, dove per il razionamento delle bovine da latte è previsto un rapporto minimo di 1:1 tra la sostanza secca della razione apportata da foraggi e da concentrati e dove almeno il 50% della s.s. dei foraggi deve essere di origine aziendale e il 75% deve essere prodotto nel territorio del comprensorio. A queste condizioni, la corretta valutazione della qualità dei foraggi disponibili diventa un elemento chiave per il razionamento, con ripercussioni anche sul costo dell’alimentazione.

Prassi del laboratorio è effettuare un esame visivo dei campioni in ingresso. Mediante tale esame anche i campioni utilizzati per questo articolo sono stati divisi per tipologia: MPU/MPM – medica in purezza/medica con prevalenza di medica (+ del 60%). MPG - medica con prevalenza (+ del 60%) di graminacee; PSG - prato stabile con prevalenza di graminacee; APG - erbai di graminacee;

Fino al recente passato, gli erbai di graminacee erano esclusivamente prodotti utilizzando il loietto. Negli ultimi anni, con frequenza sempre maggiore, viene utilizzato come specie foraggera da affienare anche il frumento, per alcune caratteristiche che lo rendono funzionale all’azienda zootecnica: è adatto alla rotazione classica con l’erba medica e con un unico taglio in primavera si ottiene una produzione di fieno significativa in termini quantitativi e qualitativi, in certe annate economicamente più convenienti della destinazione classica a granella.

Alterazione del colore

Oltre alle analisi chimiche, già dall’esame visivo si posso trarre importanti indicazioni sulla qualità dei foraggi. Tra le tante, due le caratteristiche principali da osservare: colore e odore.

Quest’anno i fieni dei tagli primaverili confermano nel colore (normalmente verde o tendente al giallo per le graminacee) e nell’odore i problemi dovuti all’eccessivo invecchiamento delle piante alla raccolta o all’abbondante piovosità che ha caratterizzato la primavera e buona parte dell’estate. Spesso i foraggi, proprio per le avverse condizioni atmosferiche, sono stati imballati con un grado di umidità troppo alto e i processi di fermentazione (riscaldamento) che ne sono derivati hanno generato alterazioni nel colore, accompagnate da odore di cotto assolutamente superiore alla normalità. L’alterazione del colore è evidente addirittura nel 42% dei campioni dei fieni dei prati stabili, mentre i difetti di odore (cotto e polveroso) nei fieni di medica con prevalenza di graminacee sono arrivati al 50%.

Un difetto di colore denota uno scadimento della qualità, perché la proteina quando si scalda si lega alla fibra, a discapito della sua digeribilità.

Un odore non gradevole può anche non apparire dalle analisi come una perdita di valore nutritivo, però può rendere meno appetibile il foraggio, condizionando pesantemente l’ingestione da parte dell’animale. Diversa invece è la questione quando l’odore non gradevole è associato alla polverosità, caratteristica che spesso denota una forte presenza di terra nel foraggio con conseguenti problemi di sanità negli animali e di salubrità del latte prodotto, soprattutto perché nell’alimentazione a piatto unico l’animale non è in grado di scartare in mangiatoia il terreno presente, soprattutto quando si utilizza acqua nella miscelazione.

I risultati delle analisi

Come già accennato, la qualità dei foraggi prodotti nel 2014 è stata fortemente condizionata dal particolare andamento climatico che ha caratterizzato tutto l’anno. Innanzitutto è mancato un vero inverno, con temperature che si sono mantenute elevate favorendo una precoce ripresa vegetativa delle graminacee. Ad un inverno mite è seguita una primavera particolarmente piovosa, che ha ritardato il primo sfalcio.

In pratica, il primo sfalcio avrebbe dovuto essere anticipato a inizio aprile, invece gli agricoltori sono riusciti ad entrare in campo a metà maggio, quando i foraggi erano già troppo maturi (lignificati).

Le analisi lo confermano: rispetto alle precedenti annate la proteina è risultata più bassa, mentre le percentuali di fibra (NDF – fibra insolubile al detergente neutro e soprattutto cellulosa ADF – fibra insolubile al detergente acido) sono più elevate (tabella 1).

In dettaglio, i fieni classificati come MPG, che spesso comprendono il primo sfalcio dei medicai vecchi e non diserbati, hanno dato all’analisi un tenore medio di proteina sulla sostanza secca dell’8,55%, contro il 16,48% della media di migliaia di campioni analizzati negli ultimi sei anni e raccolti nel data base del Crpa, l’NDF è salito al 58,78% contro il 48, mentre l’ADL si è attestato al 42% rispetto al 37 della media storica.

Situazione analoga per i fieni di graminacee provenienti dai prati stabili con prevalenza di graminacee (PSG), con il 7,745% di proteine e il 7,69% per gli erbai (APG) in confronto all’8,87% della media poliennale. Anche la fibra è risultata più alta di 3-4 punti percentuali sempre con riferimento alla media storica.

Il dato particolarmente basso della proteina nel primo taglio di medica è dovuto anche all’alto contenuto di graminacee, favorite nel loro sviluppo dalla piovosità primaverile. Il protrarsi di condizioni meteorologiche che hanno reso difficili le operazioni di essiccazione e raccolta anche nei mesi successivi, hanno influenzato negativamente, anche se in modo meno vistoso rispetto al primo sfalcio, la qualità dei fieni. In questi, la percentuale di proteina è risultata mediamente del 16,25, al di sotto del 18 della media poliennale.

“I foraggi inviati ogni al nostro laboratorio - conclude Ruozzi - rappresentano generalmente le produzioni migliori, quelle provenienti da aziende già attente all’aspetto qualitativo del prodotto e che quindi adottano pratiche di coltivazione, raccolta e conservazione che mirano a questo obiettivo.” Quest’anno a maggior ragione i campioni analizzati sono da ritenersi quelli “migliori”, perché non è pensabile che fieni con difetti visivi od olfattivi molto gravi vengano inviati all’analisi e “quando visito gli allevamenti o parlo con i tecnici ne ho la conferma”.

Il consiglio, quindi, è di “stare all’occhio” e di “usare il naso”, per cogliere importanti indicazioni sui propri fieni già in azienda o al momento dell’acquisto.

Visualizza l’articolo intero pubblicato su Informatore Zootecnico n. 4/2015

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