Ripopoliamo le nostre colline di bovini e di allevatori

Nei prossimi mesi l’Italia dovrà attuare la nuova Pac. Converrà che faccia scelte coraggiose. Puntando decisamente,con la parte più significativa del proprio plafond, al rilancio della zootecnia. La Francia lo ha fatto

Sia quale fondatore e presidente di Inalca, società oggi leader in Europa nel settore delle carni bovine, sia quale presidente di Assocarni, l'associazione dell'industria italiana della carne bovina, ho sempre avuto, durante tutta la mia vita professionale, un'unica priorità: la difesa dell'allevamento bovino in Italia. Ho dedicato i miei oltre 50 anni ormai di attività a creare un'industria di trasformazione in grado di valorizzare al meglio il lavoro degli oltre 100mila allevatori italiani. Un'industria di cui vado particolarmente orgoglioso che, grazie a continui investimenti in tecnologia, automazione, know how e persone, è oggi in grado di valorizzare come nessun'altra al mondo ogni singola parte che deriva da un bovino. Nella nostra azienda, da un unico animale, otteniamo oltre 3mila articoli che siamo in grado singolarmente di valorizzare al meglio collocandoli nel canale commerciale o nel mercato geografico mondiale in grado di conferirgli il massimo del valore. Per far ciò bisogna avere volumi adeguati, essere leader nei principali canali commerciali (dal retail ai fast food all'industria) ed avere un network distributivo internazionale come quello di cui oggi Inalca dispone.
Solo in tal modo è possibile garantire la massima remunerazione possibile all'allevatore che ha bisogno di guadagnare per continuare a fare un lavoro non certo semplice. Mi sento un allevatore anch'io, oggi la nostra azienda alleva oltre 80mila capi all'anno, e so bene quanto questo lavoro sia complesso e necessiti di una dedizione totale. Un modello quindi, quello di Inalca, assolutamente unico che dipende però totalmente da un elemento essenziale: che in Italia si mantengano le condizioni per continuare ad allevare bovini con la giusta remunerazione. E che il nostro Paese, dal punto di vista naturale, le condizioni ideali per questo allevamento le abbia è noto. Le nostre colline sono sempre state fino a dopo la guerra ricoperte da allevamenti bovini e ciò ha anche consentito un presidio del territorio che, attraverso una costante manutenzione, ha prevenuto le gravi emergenze idrogeologiche che l'abbandono degli ultimi anni sta invece provocando. Eppure, nonostante tutto ciò, il patrimonio bovino italiano, sia da latte che da carne, si è quasi dimezzato nel corso degli ultimi 10 anni.
L'ottusità di scelte politiche antistoriche nella riforma della Pac a Bruxelles, dove poco lungimiranti burocrati hanno pensato che il problema fosse quello del surplus e non quello del deficit come invece è poi successo, l'assoluta indifferenza e inerzia della politica italiana sempre prona ai desiderata di Bruxelles, le regole assurde e penalizzanti di una burocrazia preoccupata solo di responsabilizzarsi dicendo solo dei facili no, ha portato il patrimonio zootecnico italiano ai minimi storici cancellando in tal modo tutto un mondo. Perché quando chiude una stalla questa non riapre più e con essa scompare un mondo economico, sociale, culturale e di valori. Oggi però abbiamo un'occasione unica. Nei prossimi mesi il Governo italiano dovrà attuare a livello nazionale la nuova riforma Pac, che ha delegato ai singoli Stati membri una serie di scelte strategiche per il futuro delle rispettive agricolture.
E gli altri Paesi hanno saputo fare scelte strategiche e coraggiose, come la Francia, che ha saputo resistere alle richieste di altri settori concentrando la quasi totalità del proprio plafond di premi accoppiati nella zootecnia bovina, considerata vero motore strategico dell'agricoltura di Oltralpe. Anche l'Italia dovrà avere il coraggio di fare scelte nette, di individuare pochi settori strategici veri su cui puntare rinunciando alla scontata scelta di dare poco a tutti e puntando decisamente, con la parte più significativa del proprio plafond, al rilancio della zootecnia italiana, sia da carne che da latte. Dobbiamo tutti convergere sull'obiettivo strategico di ripopolare le nostre colline, dalla Sicilia alla Val d'Aosta, di bovini e di allevatori per tornare così a presidiare il territorio e produrre, con la giusta remunerazione, il più nobile degli alimenti, la carne bovina appunto, la cui domanda a livello mondiale continua ad aumentare. Un alimento sempre più essenziale anche nella dieta di ogni giorno in cui, nonostante le falsità diffuse da pseudoscienziati prezzolati, un consumo squilibrato ed esagerato di zuccheri e carboidrati sta facendo dell'obesità la vera epidemia dei nostri giorni. Quindi puntare sul bovino, sia da carne che da latte. Anche per offrire ai giovani una vera opportunità di realizzazione professionale in un lavoro che è fatto di passione, professionalità e, se ben organizzato, anche di giusta remunerazione. È mia profonda convinzione che la terra sarà il vero petrolio del futuro ed in tale contesto il bovino potrà svolgere un ruolo fondamentale anche per il futuro del nostro Paese.

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