Gestione lupo, la Commissione europea chiede un declassamento dello status di protezione

Lo status di protezione del lupo potrebbe passare da specie faunistica "rigorosamente protetta" a "protetta"

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Soddisfatta l'Aia che ha sottolineato come una gestione “attiva” del problema-lupo potrebbe far coesistere la specie con le attività dell'uomo nelle aree rurali.

Un passo in avanti verso il declassamento dello status di protezione del lupo che passa da specie faunistica "rigorosamente protetta" a "protetta". Il dibattito europeo sulla gestione della specie sembra essere avviato a un punto di svolta (vedi qui). Oggi la Commissione europea ha chiesto una riduzione dello status di protezione del lupo in Europa che modifica di conseguenza quanto stabilito dalla Convenzione di Berna.

La questione lupo rappresenta, infatti, una questione importante per gli allevatori italiani, che spesso devono fronteggiare le frequenti incursioni dei lupi nei pascoli, soprattutto in zone montane, ma anche in stalle di pianura o vicine a centri abitati.

Risultato di numerose iniziative di sensibilizzazione

Lo ha reso noto l’Aia (Associazione italiana allevatori) che ha sottolineato anche «il lavoro svolto già da molti mesi nelle sedi competenti nazionali, con un’azione di sensibilizzazione e consultazione con le Amministrazioni governative competenti, Masaf e MinAmbiente. Nel marzo scorso, infatti, il Comitato direttivo dell’Associazione, su proposta del consigliere altoatesino, Johann Karl Berger, aveva assunto una mozione sui grandi carnivori (lupi e orsi) che era stata trasmessa ai ministri dell’Agricoltura e dell’Ambiente, finalizzata ad ottenere la stesura di un Piano di gestione da sottoporre alla Commissione Europea, ma anche la modifica dello “status” del lupo da specie “strettamente protetta” a “protetta”».

Come ha ricordato l’Aia, dopo le dichiarazioni rilasciate a inizio settembre dalla stessa presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che aveva tra l’altro affermato come «la concentrazione di branchi di lupi in alcune regioni europee è diventata un pericolo reale soprattutto per il bestiame», venendo così incontro alle istanze avanzate a più riprese da allevatori di vari Paesi, Italia inclusa, ora si prospettano passi in avanti per rispondere alle necessità espresse da diverse autorità locali per favorire una maggior flessibilità nella gestione di concentrazioni critiche nella popolazione del canide selvatico.

Per l’Aia «una gestione “attiva” del problema-lupo sarà fondamentale anche per consentire una coesistenza dei lupi con le attività antropiche nelle aree rurali, favorendo la possibilità di regolare una eccessiva concentrazione del predatore selvatico, con il prelievo di esemplari particolarmente aggressivi per creare condizioni di maggior accettabilità sociale. Molto importante sarà anche il controllo dei lupi “ibridi”, frutto di incroci con cani inselvatichiti che mettono a rischio la salvaguardia della specie».

Serve responsabilità nella protezione degli allevamenti

«I numeri sembrano confermare che il lupo ormai, non è più in pericolo e – sottolinea la Coldiretti – il rischio vero oggi è piuttosto la scomparsa della presenza dell’uomo delle montagne e delle aree interne per l’abbandono di migliaia di famiglie ma anche di tanti giovani che faticosamente sono tornati per ripristinare la biodiversità perduta con il recupero delle storiche razze italiane di mucche, capre e pecore.»

In Italia si è registrato un forte aumento da nord a sud della popolazione di lupi, stimata dall’Ispra nell’ambito del progetto Life WolfAlps EU intorno ai 3.300 esemplari, 950 nelle regioni alpine e quasi 2.400 lungo il resto della penisola mentre il numero di pecore è diminuito di circa il 10%, negli ultimi cinque anni,secondo l’analisi della Coldiretti.

«Serve responsabilità nella difesa degli allevamenti, dei pastori e allevatori che con coraggio continuano a presidiare le montagne e a garantire la bellezza del paesaggio. Senza i pascoli – conclude la Coldiretti – le montagne muoiono, l’ambiente si degrada e frane e alluvioni minacciano le città».

Necessario il rispetto dell’ambiente e degli animali selvatici, manche di allevatori e agricoltori

«Per la Cia – ha detto il suo presidente nazionale, Cristiano Fini – il passaggio dello status del lupo da "strettamente protetto" a "protetto" va nella giusta direzione sia a salvaguardia della specie che a tutela delle aziende zootecniche, soprattutto nelle aree interne e rurali del Paese.

«La costruzione di un nuovo equilibrio uomo-natura è sempre più cruciale se consideriamo il ruolo strategico per la tenuta e lo sviluppo delle aree interne, rappresentato dalla nostra zootecnia e delle comunità rurali. Spetta ora agli Stati membri – ha dichiarato Fini – decidere in merito alla proposta Ue e insieme al Governo costruire un percorso virtuoso  sia nel rispetto dell’ambiente che degli animali selvatici, nei confronti degli allevatori e degli agricoltori, veri custodi del territorio».

Negli ultimi decenni, secondo i dati della Cia, la specie si è espansa naturalmente in gran parte d’Italia dove, complessivamente, si stima la presenza di circa 3600 capi. Ovunque la popolazione è cresciuta. In particolare, sulle Alpi si è registrato l’aumento più significativo e nelle aree interne del Paese si sono riscontrati i maggiori danni al bestiame, ma non solo. Continui attacchi ai greggi preoccupano notevolmente gli allevatori per l’incontenibile peso che l’azione predatoria genera sulle ormai minime risorse economiche di un’attività che resta l’elemento presidiale e indispensabile all’economia di territori marginali.

Verso una gestione più flessibile del lupo

Per l’europarlamentare altoatesino, Herbert Dorfmann «questa è finalmente la prima grande mossa concreta verso una gestione più flessibile del lupo. Abbiamo lavorato a lungo per arrivare dove siamo oggi, anche se a volte sembrava che stessimo combattendo una battaglia persa».

L’europarlamentare sudtirolese ha ricordato anche che se i 27 stati membri dell’Ue chiedessero di modificare la Convenzione di Berna, essi costituirebbero la maggioranza dei paesi firmatari, e la revisione della protezione del lupo sarebbe quindi solo una formalità.

«L’anno scorso – ha aggiunto ancora Dorfmann – erqvamo riusciti a convincere la maggioranza dell’aula della necessità di adeguare la protezione dei lupi alla situazione attuale e di riconoscere il rapido aumento della popolazione negli ultimi anni».

 

 

 

Gestione lupo, la Commissione europea chiede un declassamento dello status di protezione - Ultima modifica: 2023-12-20T17:01:31+01:00 da Francesca Baccino

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