Quote latte, in Lombardia i grandi splafonatori devono oltre 475 milioni

Rolfi, assessore all'agricoltura di Regione Lombardia, ha chiesto, assieme a Friuli, Veneto e Piemonte, di chiudere definitivamente la questione

Bvd
Sono 620 i produttori di latte che in Lombardia non hanno pagato il superprelievo per importi superiori ai 100mila euro. Il debito esigibile di questi grande debitori ammonta a 230 milioni.

In Lombardia ci sono 620 allevamenti che sono grandi debitori per le multe sulle quote latte e devono ancora versare complessivamente 475,6 milioni di euro di euro. Ciascuno di questi produttori di latte, come risulta in base alle rilevazioni di Regione Lombardia al 29 novembre 2021, ha contratto un debito di oltre 100mila euro per aver superato il proprio riferimento produttivo quando era in vigore il regime di contingentamento della produzione di latte in vigore fino al 2015.

Negli allevamenti di bovini da latte della pianura Padana si sono rincorse in questi ultimi mesi le voci di nuove cartelle esattoriali che chiedono la riscossione di quanto dovuto e casi applicazione dellasuccessiva procedura di pignoramento in caso di mancato pagamento.

Ammonta a 230,6 milioni il superprelievo esigibile

Di questo importo quasi 245 milioni rappresentano multe non esigibili perché sospese dalle sentenze dei  diversi Tar ai quali gli allevatori si sono rivolti,  mentre 230,6 milioni dovrebbero essere versati perché i produttori non hanno impugnato l’ingiunzione di pagamento di Agea.

Fonte: assessorato all'agricoltura di Regione Lombardia

Come si vede in tabella, Brescia è la provincia con il superprelievo più alto, pari a 208 milioni di euro, seguita da Mantova con 78,4 milioni di euro, e Cremona con quasi 55 milioni di euro.

Quote latte, un tormentone di quasi quarant'anni

La questione delle quote latte non è però così semplice da spiegare tra chi ha pagato le quote e rispettato il sistema e chi non ha pagato e ha prodotto oltre il tetto produttivo assegnato. Tra il bianco e il nero ci stanno infinite sfumature di grigio, perché nel corso degli anni si è assisituto a proteste di piazza e infuocate polemiche e sono state condotte numerose indagini statistiche per accertare che la produzione di latte dichiarata dall’Italia fosse effettivamente quella prodotta, che nella conta delle vacche da latte e del latte prodotto ci fossero reali corrispondenze  e che non ci fossero quindi “produzioni di carta”.

Il condizionale è d’obbligo perché, finora, chi non ha rispettato il sistema delle quote latte e ha prodotto di più è riuscito, grazie al mare di ricorsi per chiedere la sospensive ai Tar, a posticipare all’infinito il pagamento del superprelievo, così si chiama la sanzione a carico di chi oltrepassa il proprio tetto produttivo. Una questione che si trascina tra l’altro da quasi quarant’anni, visto che il primo anno di applicazione del sistema è stato, formalmente, quello della campagna 1984-85.

Il primo calcolo, in assoluto il più contestato e controbattuto in tutti questi anni, è nella dichiarazione della produzione nazionale di latte all'Ue, diventata poi quota da non superare ma anche incubo per gli allevamenti da latte che sono cresciute diventando sempre più efficienti e produttivi.

Questo "peccato originale" sarebbe stato alla base, secondo molti produttori, definiti poi Cobas del latte per i toni accesi ed esasperati usati in molte manifestazioni, di problemi poi sfociati nel mancato pagamento delle multe e alle ingiunzioni di Agea con l’invio delle cartelle esattoriali esecutive e il successivo pignoramento dei beni dei debitori.

Lombardia con Friuli, Veneto e Piemonte vogliono trovare una soluzione

«La Commissione Politiche agricole della Conferenza Stato-Regioni ha approvato la richiesta al Governo avanzata dalla Lombardia, unitamente a Friuli, Veneto e Piemonte, di attivarsi per una sospensione di tutte le varie annate di splafonamento delle quote latte e di istituire un tavolo tecnico delle Regioni per trovare una soluzione definitiva a una vicenda che ha ormai contorni grotteschi».

farm to fork
Fabio Rolfi è l’assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia.

Lo ha fatto sapere l'assessore regionale lombardo all'Agricoltura, Fabio Rolfi. «Rischiamo - ha aggiunto l'assessore - di vedere distrutte migliaia di aziende che nei decenni sono state protagoniste di un ricambio generazionale significativo. I figli non possono pagare per vicende che riguardano i padri».

Rolfi ha anche richiamato l'attenzione sui premi Pac, da cui i produttori di latte non in regola con il versamento delle multe sono esclusi per legge: «Alla vigilia di una nuova politica agricola comunitaria - ha concluso Rolfi - è ora di riammettere queste aziende, importanti e produttive, nel computo di quelle che possono accedere alla Pac, sospendendo la compensazione e trovando una soluzione politica a una vicenda che come stabiliscono le sentenze europee è da superare. Chiediamo al ministro Patuanelli di sostenere la richiesta delle Regioni».

 

 

Quote latte, in Lombardia i grandi splafonatori devono oltre 475 milioni - Ultima modifica: 2021-11-29T19:36:34+01:00 da Francesca Baccino

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