Foraggi e mangimi prodotti nelle aree Dop sono sufficienti a coprire la quota che deve essere garantita dalle Ig ma emergono problemi legati alla sovrapposizione delle zone di origine delle Ig (Indicazioni geografiche) e alla riduzione delle produzioni agricole.
A questa conclusione è giunto uno studio di Ismea (vedi STIMA_ALIMENTAZIONE_DOP_2026_rev03-1) con un nuovo aggiornamento sul «Bilancio di massa per la zootecnia Dop» che parte dall’articolo 47 del regolamento Ue 1143 del 2024. La norma stabilisce che gli alimenti destinati agli animali delle produzioni Dop dovrebbero provenire dall’area geografica delimitata.
Quando non è possibile garantire il legame tra territorio e prodotto, possono essere utilizzati alimenti prodotti al di fuori della zona di origine entro il limite del 50% della sostanza secca annuale della razione. L’obiettivo dell’analisi è stato di verificare se le zone di produzione delle Dop disponessero di una quantità di sostanza secca sufficiente a coprire almeno la quota di alimentazione che deve essere garantita.
Analisi tra capi, razioni e disponibilità agricola
La metodologia parte dalla produzione certificata e dai disciplinari di produzione. Per i formaggi sono stati stimati gli animali necessari sulla base delle forme prodotte e dei coefficienti di trasformazione latte/formaggio; per i prosciutti si è considerato il numero di cosce e, quindi, il relativo fabbisogno di suini. A questi dati sono state applicate le razioni alimentari tipiche e le indicazioni dei singoli disciplinari di produzione. Il fabbisogno viene espresso in sostanza secca e confrontato con la produzione agricola delle zone delle Dop, utilizzando i dati Istat 2025 relativi alle principali colture destinate all’alimentazione animale.
L’analisi dettagliata riguarda inizialmente 14 prodotti: sei grandi formaggi Dop vaccini – Grana Padano, Parmigiano Reggiano, Gorgonzola, Asiago, Taleggio e Provolone Valpadana – e otto prosciutti Dop. Insieme rappresentano circa il 95% della produzione nazionale dei formaggi Dop di latte vaccino e il 96% dei prodotti Dop a base di carne.
Grana Padano e Parmigiano Reggiano concentrano il maggiore fabbisogno
Per i sei formaggi considerati il fabbisogno complessivo di sostanza secca raggiunge circa 4,4 milioni di tonnellate. Il Grana Padano è la filiera con il fabbisogno maggiore: nel 2025, a fronte di una produzione di 230.792 tonnellate, sono state stimate 2.128.438 tonnellate di sostanza secca necessarie all’alimentazione degli animali. Di queste, 1.091.563 tonnellate devono essere reperite nell’area Dop e sono costituite da foraggi.
Per il Parmigiano Reggiano il fabbisogno complessivo è di 1.599.019 tonnellate di sostanza secca, con una quota territoriale di 799.510 tonnellate. Il dato comprende 684.945 tonnellate di foraggi e 114.565 tonnellate di mangimi.
Seguono Gorgonzola, con 390.872 tonnellate di fabbisogno complessivo e 195.436 nell’areale; Asiago, rispettivamente 185.908 e 92.954 tonnellate; Taleggio, 48.258 e 24.052; Provolone Valpadana, 51.390 e 25.695 tonnellate.
Per gli otto prosciutti Dop analizzati il fabbisogno complessivo arriva invece a 2.302.749 tonnellate di sostanza secca, con 1.151.374 tonnellate riferite agli areali di produzione.
L’estensione dell’analisi alle principali Dop tra formaggi e salumi
L’aggiornamento è stato poi esteso ai 36 formaggi Dop di latte vaccino e ai 21 prodotti Dop a base di carne suina. Il fabbisogno complessivo del sistema considerato sale così a 7.528.700 tonnellate di sostanza secca, mentre quello riferibile agli areali Dop è pari a 3.791.600 tonnellate. Di queste, circa 1,78 milioni di tonnellate sono rappresentate da foraggi.
Un caso specifico riguarda il distretto calabrese: per 27.513 suini, considerati per un ciclo di ingrasso di 165 giorni e con un consumo medio di 430 kg di alimento tal quale per capo, il fabbisogno complessivo è stimato in circa 11.800 tonnellate di sostanza secca. Il 50% deve provenire dalla Calabria.
La disponibilità di alimenti per animali supera il fabbisogno delle Dop
Il confronto tra domanda alimentare e disponibilità agricola restituisce nel complesso un bilancio positivo. Gli areali dispongono infatti di quantità di sostanza secca potenzialmente sufficienti a soddisfare almeno il 50% del fabbisogno alimentare degli animali coinvolti nelle produzioni Dop.
Per il Grana Padano la disponibilità complessiva dell’areale è stimata in 19.791.092 tonnellate di sostanza secca, contro un fabbisogno territoriale di 1.091.563 tonnellate. Il rapporto è quindi pari a circa il 7%.
Nel Parmigiano Reggiano la disponibilità raggiunge 5.372.792 tonnellate, a fronte di 684.945 tonnellate di foraggi richiesti e 114.565 tonnellate di mangimi: il rapporto è rispettivamente del 14% per i foraggi e del 28% per i mangimi.
Per Gorgonzola l’incidenza del fabbisogno sull’offerta dell’areale è circa il 2%, per Asiago l’11%, mentre per Taleggio e Provolone Valpadana si ferma allo 0,3%.
Anche per i prosciutti i margini risultano ampi. L’areale del Prosciutto di Parma, per esempio, dispone di circa 6,6 milioni di tonnellate di sostanza secca contro un fabbisogno di 814.000 tonnellate, pari al 12%. Per San Daniele il rapporto scende al 4%, mentre per gli altri prodotti varia dallo 0,01% del Jambon de Bosses all’1% del Prosciutto Toscano.
Il problema non è la produzione complessiva ma la sovrapposizione delle zone Dop
Nonostante il bilancio positivo le zone di produzione possono sovrapporsi e le stesse produzioni agricole possono essere destinate a più filiere e a specie diverse. È particolarmente evidente nel rapporto tra Parmigiano Reggiano e Prosciutto di Parma, i cui territori si sovrappongono. Mais e soia, inoltre, rappresentano componenti alimentari condivise tra bovini da latte e suini inseriti nei circuiti Dop, ma anche tra produzioni non Dop e altri comparti zootecnici, in particolare quello avicolo.
Lo studio sottolinea quindi che la valutazione deve essere considerata in una prospettiva «tridimensionale».
Esiste, inoltre una riduzione dell’offerta visto che nell’ultimo decennio la produzione delle principali colture destinate all’alimentazione animale si è ridotta indicativamente del 15-18%, per effetto della diminuzione delle superfici coltivate e di problemi legati a produttività e qualità. A pesare sono anche gli eventi meteorologici estremi e la disponibilità e il costo dei fertilizzanti.
| Razione allevamento bovino da latte Dop per Grana Padano* | ||||||
| Vacca in lattazione | kg tal quale/capo/giorno | S.S. % | kg S.S./capo/giorno | Categoria | ||
| Mais insilato | 30 | 34 | 10,2 | Foraggi | ||
| Fieno di medica | 3,5 | 89,5 | 3,1 | Foraggi | ||
| Fieno di loietto | 3 | 89 | 2,7 | Foraggi | ||
| Farina di mais | 3,5 | 87 | 3 | Mangimi | ||
| Farina di soia | 4 | 89 | 3,6 | Mangimi | ||
| Farina di girasole | 1 | 89,5 | 0,9 | Mangimi | ||
| Grasso | 0,3 | 99 | 0,3 | Mangimi | ||
| TOTALE | 45,3 | 23,8 | ||||
| Vacca in asciutta | ||||||
| Mais insilato | 11 | 34 | 3,7 | Foraggi | ||
| Fieno di prato | 5 | 87 | 4,4 | Foraggi | ||
| Paglia di frumento | 1,5 | 85 | 1,3 | Foraggi | ||
| Farina di mais | 2 | 87 | 1,7 | Mangimi | ||
| Farina di soia | 1 | 89 | 0,9 | Mangimi | ||
| TOTALE | 20,5 | 12 | ||||
| Fonte: Ismea | ||||||
| *si applica anche a Gorgonzola, Asiago, Taleggio e Provolone | ||||||









