Anche in uno scenario globale complicato anche per il rialzo dei costi di produzione l’industria mangimistica italiana ha archiviato il 2025 con un bilancio decisamente favorevole: sono aumentati la produzione, soprattutto grazie al traino degli alimenti per le vacche da latte, il fatturato, gli investimenti e l’occupazione. A certificarlo sono i dati presentati da Assalzoo (Associazione nazionale tra produttori di alimenti zootecnici) nel corso dell’assemblea annuale dei soci che si è svolta a Parma il 29 maggio scorso.
La produzione nazionale di mangimi ha raggiunto quota 15,628 milioni di tonnellate, in aumento dell’1,1% rispetto ai 15,455 milioni di tonnellate del 2024. Anche il fatturato è cresciuto, attestandosi a 10,167 miliardi di euro, contro i 9,875 miliardi dell’anno precedente, con un incremento di circa il 3%.
Positivo anche il fronte occupazionale, con una crescita superiore al 4% e un totale di 8.850 addetti diretti, rispetto agli 8.550 del 2024. In aumento, inoltre, gli investimenti fissi lordi, saliti da 150 a 158 milioni di euro (+5,3%), segnale di una strategia orientata a innovazione, sostenibilità ed efficienza degli impianti.
«I dati economici e produttivi – ha commentato il presidente di Assalzoo, Massimo Zanin – confermano, allo stesso tempo, la solidità dell’industria mangimistica italiana e la predisposizione del nostro comparto nel costruire il successo di domani. L’insieme dei risultati conferma la forza competitiva delle imprese mangimistiche, l’attenzione alla qualità della produzione e la consapevolezza del ruolo sociale, oltre che economico, del settore».
Rimane, tuttavia, aperta la questione dell’autosufficienza produttiva nazionale. L’Italia dipende dall’estero per oltre il 60% della carne bovina e per circa il 40% della carne suina, oltre che per una quota significativa delle materie prime vegetali.
Le incognite di uno scenario internazionale complesso
Accanto ai risultati positivi, il comparto continua però a confrontarsi con un contesto internazionale particolarmente difficile. Secondo Zanin, le tensioni geopolitiche globali – dalla guerra russo-ucraina ai conflitti in Medio Oriente fino alle più recenti crisi internazionali – hanno avuto pesanti ripercussioni sui mercati dell’energia, dei trasporti e delle materie prime agricole.
«Per un Paese come l’Italia – ha sottolineato il presidente di Assalzoo – questi scostamenti amplificano situazioni di vulnerabilità strutturale. Importiamo gas e petrolio, trasportiamo su gomma oltre l’80% delle materie prime vegetali necessarie alla produzione mangimistica e il 100% dei mangimi destinati agli allevamenti».

Da qui la richiesta di misure in grado di contenere i costi energetici «con una attenzione particolare anche alla capacità di autoapprovvigionamento interno delle materie prime necessarie, a partire dal riconoscimento del mais come coltura strategica che permetta finalmente un’inversione positiva nella produzione di questo cereale indispensabile per tutta la filiera agro-zootecnica-alimentare».
Deforestazione, sanità animale
Tra le questioni più delicate figura anche l’entrata in vigore del regolamento europeo contro la deforestazione (Eudr), la cui applicazione è stata rinviata al 31 dicembre 2026.
«La sostenibilità ambientale è un obiettivo condivisibile e necessario – ha fatto, inoltre sapere Zanin – ma deve procedere di pari passo con la sostenibilità economica. Occorre evitare che un eccesso di oneri burocratici comprometta la già fragile competitività del sistema agroalimentare».
Particolare attenzione viene, inoltre, riservata alle emergenze sanitarie, affrontate secondo l’approccio One Health, che integra salute animale, salute umana e salute ambientale.
«Le epizoozie, come la Peste suina africana e l’influenza aviaria, mettono sotto forte pressione la filiera. Noi mangimisti svolgiamo un ruolo chiave nel controllo, nella prevenzione e nella tracciabilità a tutela degli allevamenti».
Gli Stati Generali della Zootecnia e il peso economico della filiera
Per affrontare queste criticità, Assalzoo ha promosso la prima edizione degli Stati Generali della Zootecnia, organizzata a febbraio durante Fieragricola Verona. L’iniziativa ha riunito produzione primaria, industria di trasformazione e grande distribuzione.
Un confronto che ha trovato ulteriore sostegno nei dati del Terzo Rapporto FeedEconomy, secondo cui la filiera zootecnica italiana genera oltre 180 miliardi di euro di valore, pari a più dell’8% del Pil nazionale. «Fare sistema non è più una scelta ma una necessità assoluta per difendere questo patrimonio in maniera credibile ed efficace» conclude Zanin.
Mangimi per avicoli ancora leader della produzione
La filiera avicola continua a rappresentare il principale sbocco della mangimistica italiana, con un’incidenza del 39,1% sulla produzione complessiva. Nel 2025 i volumi hanno raggiunto 6,115 milioni di tonnellate, in lieve aumento (+0,4%) rispetto ai 6,09 milioni di tonnellate del 2024.
Nel dettaglio crescono i mangimi destinati ai polli da carne, che salgono del 2% a 3,21 milioni di tonnellate, e quelli per le galline ovaiole, in aumento del 2,7% a 2,095 milioni di tonnellate.
Segno negativo invece per il comparto dei tacchini, che perde l’11%, passando da 861mila a 766mila tonnellate.
Alimentazione dei suini, in crescita nonostante la Psa
La suinicoltura rappresenta il 25,4% della produzione mangimistica nazionale e si conferma il secondo comparto per importanza. Nel 2025 la produzione di mangimi destinati ai suini è salita a 3, 975 milioni di tonnellate, contro le 3,93 milioni di tonnellate del 2024, registrando una crescita dell’1,2%.
Un risultato particolarmente significativo considerando le difficoltà legate alla diffusione della Peste suina africana, che continua a influenzare il settore.
Mangimi per bovini trainati dal boom del latte
La sorpresa dell’anno arriva dal comparto bovino, che registra la crescita più consistente tra le principali filiere. La produzione di mangimi destinati ai bovini raggiunge infatti 3,886 milioni di tonnellate, pari al 24,9% del mercato totale, con un incremento del 3,4%.
A trainare il risultato sono soprattutto i mangimi per vacche da latte, passati da 2,805 milioni a 2,949 milioni di tonnellate, con una crescita del 5,1%.
In flessione, invece, i mangimi per bovini da carne (-2,1%, pari a 798mila tonnellate) e quelli destinati ai bufali (-0,7%, con 139mila tonnellate).
Acquacoltura e cunicoltura in difficoltà
Il raggruppamento delle altre specie animali registra una contrazione del 2,7%, fermandosi a 983 mila tonnellate complessive.
Particolarmente pesante la frenata dell’acquacoltura, che perde l’8,3% passando da 145mila a 133mila tonnellate.
Continua inoltre il ridimensionamento della cunicoltura, con una riduzione del 7,6% e una produzione di 25 mila tonnellate. In controtendenza il comparto ovino, che cresce del 2,9% raggiungendo le 350mila tonnellate.
PRINCIPALI INDICATORI ECONOMICI 2025 DELL’INDUSTRIA MANGIMISTICA ITALIANA
(Valori in euro correnti negli anni considerati)
|
Variabili |
Unità di misura |
2024
|
2025 (stime) |
|
Produzione
|
milioni di Ton. |
15,455 |
15,628 |
| Fatturato totale
di cui:
|
milioni di € | 9.875 | 10.167 |
| - Mangimi | milioni di € | 6.275 | 6.463
|
| - Premiscele | milioni di € | 1.325 | 1.364
|
| - Pet-food | milioni di € | 2.275 | 2.340 |
| Costi di produzione | Var. % | -7,3% | 3,3% |
| Costo del lavoro | Var. % | 1,3% | 2,8% |
| Investimenti fissi lordi | milioni di € | 150 | 158 |
| Utilizzo impianti | In % |
65%
|
65% |
| Occupati | Unità | 8.550 | 8850 |
| Commercio estero: | |||
| - Esportazioni | milioni di € | 1.173 | 1.261 |
| - Importazioni | milioni di € | 1.406 | 1.563 |
| - Saldo commerciale | milioni di € | -233 | -302 |
| Fonte: Assalzoo |








