Le temperature bollenti e l’assenza di precipitazioni stanno aggravando la crisi idrica che interessa gran parte dell'Italia, con conseguenze sempre più pesanti per l'agricoltura e la zootecnia.
A lanciare l'allarme è Coldiretti, che nella sua "mappa della sete" fotografa un quadro di crescente emergenza, soprattutto nelle regioni del Centro-Nord, dove lo stress idrico sta compromettendo le principali colture estive e rischia di incidere anche sulle produzioni autunnali.
Tra le situazioni più critiche vi sono quelle che riguardano mais e soia, ma anche ortaggi, frutta, vigneti, oliveti e foraggi. In alcune aree il mais rischia addirittura l'azzeramento del raccolto, mentre per la soia si stimano perdite fino al 40% e per il foraggio riduzioni comprese tra il 20 e il 30%.
Le ripercussioni colpiscono direttamente anche la zootecnia. Nelle stalle le elevate temperature provocano infatti un forte stress termico per i bovini, con una diminuzione della produzione di latte che può raggiungere il 20%, oltre a un peggioramento delle condizioni di benessere degli allevamenti.
Alla riduzione delle produzioni si aggiunge un incremento dei costi aziendali. Gli agricoltori sono infatti costretti a ricorrere maggiormente all'irrigazione, con un conseguente aumento delle spese energetiche e una crescente pressione sulle risorse idriche disponibili.
Necessari investimenti per garantire l’irrigazione
Per fronteggiare una situazione destinata ad aggravarsi se il caldo dovesse proseguire, Coldiretti torna a chiedere un'accelerazione degli investimenti per aumentare la capacità di raccolta dell'acqua piovana attraverso la realizzazione di una rete di invasi di accumulo, sistemi di pompaggio, il potenziamento delle infrastrutture irrigue e la riduzione delle perdite delle reti di distribuzione.
Attualmente, come ha ricordato l'organizzazione agricola, l'Italia riesce a trattenere appena l'11% dell'acqua piovana che cade sul territorio, una quota ritenuta insufficiente per garantire la sicurezza idrica del settore primario e dell'intero sistema economico in un contesto di cambiamenti climatici sempre più marcati.
La situazione più delicata si registra nel Nord Italia. In Piemonte è già scattato l'allarme siccità: nonostante un inverno caratterizzato da abbondanti nevicate, il rapido aumento delle temperature e il drastico calo delle precipitazioni stanno mettendo in seria difficoltà l'agricoltura regionale.
Sull'emergenza è intervenuto anche Cristian Maretti, presidente di Legacoop Agroalimentare, che ha sottolineato come gli effetti del cambiamento climatico stiano colpendo trasversalmente tutte le filiere agricole: «Quello che ci arriva dai territori è un quadro che non lascia più spazio a dubbi: siccità, caldo estremo e fenomeni meteorologici improvvisi e violenti si stanno sommando, colpendo insieme agricoltura, pesca e acquacoltura, da nord a sud del Paese. Situazioni diverse che raccontano la stessa emergenza climatica».
In Europa previsto un netto calo della produzione di mais
Secondo il Clal, società di consulenza in campo agroalimentare, «per il momento l’ampia disponibilità mondiale di mais continua a contenere il rischio di forti rialzi delle quotazioni. Tuttavia, un ulteriore peggioramento del raccolto europeo, renderebbe il mercato comunitario ancora più dipendente dalle importazioni, sostenendo i prezzi nella seconda parte della campagna e con possibili ripercussioni anche sul mercato italiano».
L’Usda, come ha fatto sapere il Clal.it, ha rivisto al ribasso il raccolto comunitario da 57,5 a 53,8 milioni di tonnellate, mentre Coceral ed Expana stimano una produzione ancora inferiore, attorno ai 52,7 milioni, a causa delle ondate di calore e della siccità che hanno colpito le principali aree maidicole durante la delicata fase di impollinazione.
Compromessa la produzione di mais in Francia e Ungheria
Le criticità maggiori si registrano in Francia e Ungheria. Secondo FranceAgriMer, solo il 47% del Mais francese è classificato in condizioni buone o eccellenti, il livello più basso registrato negli ultimi tredici anni.
In controtendenza la Romania, dove le piogge delle ultime settimane potrebbero migliorare le rese, pur senza compensare completamente le perdite attese negli altri Paesi produttori. Essendo l’Ue non autosufficiente per il mais, una minor produzione favorirebbe l’aumento delle importazioni dal resto del mondo.
Atteso un ridimensionamento della produzione mondiale di mais che resta, tuttavia, alta
Come ha fatto ancora sapere il Clal, la produzione mondiale di mais della campagna 2026/27 è stimata dall’Usda (United States Department of Agriculture, dipartimento dell'agricoltura degli Stati Uniti d'America) in 1,297 miliardi di tonnellate, un quantitativo inferiore all’annata precedente, ma tra i più elevati mai registrati, grazie soprattutto agli ancora ottimi raccolti previsti negli Stati Uniti (406 milioni di tonnellate) e in Brasile (139 milioni di tonnellate).








