Prodotti zootecnici del Brasile al bando nell'Ue: Ddal 3 settembre scatta il divieto di Bruxelles a importare dal Paese sudamericano alcune categorie di prodotti di origine animale. Il provvedimento riguarda, tra gli altri, carni bovine, pollame, miele e prodotti dell’acquacoltura (vedi qui).
Lo ricordano Coldiretti e Filiera Italia sottolineando che alla base della decisione ci sono le verifiche effettuate dalla Commissione europea sul sistema di garanzia brasiliano. In particolare Bruxelles ha evidenziato il mancato rispetto delle regole Ue sull’impiego di alcuni antimicrobici.
Il punto riguarda, quindi, la capacità del Brasile di dimostrare il rispetto di requisiti equivalenti a quelli applicati nell’Unione europea. Si tratta di un aspetto rilevante soprattutto per il comparto zootecnico, nel quale l’utilizzo dei medicinali veterinari, la tracciabilità e il controllo delle produzioni rappresentano elementi centrali del sistema di sicurezza alimentare.
La decisione dell’Ue segue l'entrata in vigore dell'accordo Mercosur
La decsione dell'Ue era arrivata arriva poche settimane dopo l’entrata in vigore provvisoria, il 1° maggio scorso, dell’accordo di libero scambio tra Unione europea e Mercosur, il blocco commerciale formato da Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay.
L’accordo commerciale che liberalizza gli scambi agricoli tra Europa e America Latina ha suscitato proteste tra gli agricoltori europei: il timore è, infatti, che i differenti standard produttivi e sanitari possano creare condizioni di concorrenza sleale a favore dei prodotti sudamericani.
Il principio di reciprocità non rispettato
La decisione viene considerata da Coldiretti e Filiera Italia un risultato della battaglia condotta in Italia e a Bruxelles per introdurre maggiore reciprocità nelle relazioni commerciali. L’obiettivo non è mettere in discussione il commercio internazionale, ma evitare che sul mercato comunitario arrivino prodotti ottenuti applicando standard sanitari, ambientali o produttivi meno stringenti rispetto a quelli richiesti agli allevatori europei.
Il tema è particolarmente rilevante per la zootecnia. Le aziende europee sono sottoposte a una regolamentazione stringente che riguarda l’impiego dei farmaci veterinari, la gestione degli allevamenti, la biosicurezza, il benessere animale, la tracciabilità e la sicurezza delle produzioni. Per Coldiretti e Filiera Italia tali requisiti devono trovare un corrispettivo anche nei prodotti importati.
Importazioni di carne dal Brasile in forte crescita
La questione assume ulteriore rilievo alla luce dell’aumento degli arrivi dal Brasile registrato nei mesi precedenti all’entrata in vigore delle nuove disposizioni. Secondo un’analisi Coldiretti su dati Ismea, a maggio 2026, rispetto allo stesso mese del 2025, le importazioni italiane di prodotti brasiliani hanno registrato un incremento del 129% per il pollo e del 212% per la carne bovina.
Per le organizzazioni agricole, l’accelerazione delle importazioni rende ancora più necessario verificare che le condizioni di accesso al mercato europeo siano fondate su criteri omogenei e verificabili.
Antimicrobici, la gestione è differente
Il caso brasiliano riporta, in particolare, al centro dell’attenzione anche la gestione degli antimicrobici nella produzione animale. Nell’Unione europea il loro impiego è disciplinato da norme specifiche e inserito in una strategia più ampia di contrasto all’antimicrobico-resistenza. Gli operatori devono rispettare prescrizioni relative alla gestione dei medicinali veterinari e alla tracciabilità dei trattamenti.
Il principio sostenuto da Coldiretti e Filiera Italia è che le restrizioni applicate agli allevatori europei non possano tradursi in uno svantaggio competitivo se prodotti provenienti da Paesi terzi vengono ottenuti attraverso sistemi sottoposti a requisiti differenti.
La questione dei residui
Da qui la richiesta di allargare il principio di reciprocità anche alla disciplina dei residui e all’impiego di sostanze non autorizzate nell’Ue. Coldiretti e Filiera Italia stanno portando la questione anche nell’ambito dell’Omnibus Food and Feed, chiedendo di superare il cosiddetto doppio standard sui residui. Secondo le organizzazioni, non è sufficiente che un prodotto rispetti i limiti fissati per l’importazione se è stato ottenuto attraverso pratiche produttive che agli agricoltori europei sono vietate.
Il tema si intreccia con le regole del commercio internazionale e con gli obblighi derivanti dal Wto. La posizione di Coldiretti e Filiera Italia è che tali norme non debbano impedire all’Ue di garantire condizioni di concorrenza effettivamente comparabili e un adeguato livello di tutela dei consumatori.
Per il settore zootecnico il principio è particolarmente significativo: la competitività degli allevamenti europei non può essere valutata soltanto sulla base del prezzo della materia prima o del prodotto finito, ma deve tenere conto anche dei costi sostenuti dalle aziende per rispettare gli standard sanitari, ambientali e di benessere animale. così uno strumento per evitare che il differenziale regolatorio si trasformi in un vantaggio competitivo per le produzioni importate e in un costo aggiuntivo per quelle europee.









