La stalla 4.0, competenza scientifica per governare i processi

Un approccio olistico che miri a integrare la tecnologia con l’adeguata formazione del personale avendo come obiettivo il buon management di stalla. Ne parlano gli esperti in occasione di un convegno recentemente organizzato dall’Accademia dei Georgofili

Di agricoltura di precisione si parla da molti anni ormai, il convegno organizzato sabato 10 febbraio scorso, al teatro Verdi di Fiorenzuola d’Arda, ha posto l’accento sull’innovazione in stalla e in modo particolare sull’adozione dell’ultima generazione di tecnologie integrate che consente di avere una zootecnia di precisione. L’evento è stato organizzato dall’Accademia dei Georgofili-Sezione Centro Est con il sostegno di Unasa, l’unione nazionale Accademie per le scienze alimentari, del Comune di Fiorenzuola d’Arda e delle associazioni provinciali degli agricoltori Cia, Confagricoltura e Coldiretti. Michele Stanca ha ricordato il motto di Unasa, di cui è presidente: “Science for Farming” sottolineando come la competenza e la conoscenza scientifiche siano il presupposto per governare i processi.
Da più parti è stato ripreso l’invito espresso da Giuseppe Bertoni, vicepresidente della Fondazione Invernizzi e moderatore dell’evento, all’adozione di un approccio olistico che miri a integrare la tecnologia con l’adeguata formazione del personale avendo come obiettivo il buon management di stalla che garantisce il benessere della mandria, un controllo dei costi e una gestione razionale delle risorse.

Più qualità alla vita dell’allevatore
Carlo Bisaglia, ricercatore del Crea Ingegneria di Treviglio, nel suo intervento ha inquadrato lo scenario attuale che vede la diminuzione degli occupati in agricoltura (-7,6%), un calo delle aziende agricole (-19%) con contestuale aumento delle loro dimensioni (+58% di Sau), un aumento del ricorso a manodopera esterna per determinati lavori (mungitura, raccolta prodotti ortofrutticoli, ecc.) con affidamento a contoterzisti della quasi totalità dei lavori di raccolta (in crescita anche l’esternalizzazione di altre lavorazioni meccaniche).  Ponendo in relazione questi dati con l’aumento del livello di formazione degli imprenditori agricoli (+1,7% dei capi azienda laureati) e della digitalizzazione del settore agroalimentare, ha indicato le tecniche di zootecnia di precisione come un’inedita, e probabilmente indispensabile, opportunità per alleviare la fatica, incrementare la sicurezza dell'operatore, evitare lavori ripetitivi ed ottenere una serie di vantaggi come aumentare la precisione di interventi e controlli risparmiando risorse economiche.
«La zootecnia di precisione – ha sottolineato Bisaglia – è un’opzione concreta per migliorare la qualità della vita all’allevatore perché ben si presta ad andare a supportare diverse fasi di lavoro fisico in stalla consentendo di liberare tempo per altre occupazioni gestionali. Quali aspetti, nel dettaglio, l’automazione sarà in grado di svolgere autonomamente nell’arco dei prossimi anni, ancora non siamo in grado di prevederlo. La tecnologia, infatti, modifica lavoro e mansioni per cui si creeranno nuove professionalità. L’automazione non poterà via lavoro all’uomo ma farà cambiare il grado di interazione tra uomo e macchina».
Altro aspetto interessante, posto in evidenza da Bisaglia, è che un domani i macchinari potranno dialogare tra di loro passandosi informazioni giungendo a prendere decisioni (deterministiche) autonome (ossia in base a una serie di variabili e diagrammi di flusso stabiliti dall’operatore in fase di pianificazione).
L’esperto ha poi approfondito alcuni aspetti, già concretamente attuabili, legati alle potenzialità di installare in allevamento box robotizzati per la mungitura e macchinari per la distribuzione automatizzata dell’unifeed. Il mercato dei robot di mungitura è in espansione e si prevede che il 20% delle bovine dell’Ue sarà munto con Ams (sistemi di mungitura robotizzata) nel 2020-2025 (anche se nel 2014 in Lombardia solo il 3% delle stalle era dotato di robot di mungitura). La tecnologia è abbastanza matura, tanto che è in crescita anche il settore di vendita dell’usato ricondizionato.
La diffusione di sistemi automatici di razionamento, invece, è oggi meno capillare e in Italia si contano una trentina di impianti. Le soluzioni di automazione di questa operazione prevedono diversi livelli: dal robot che distribuisce la razione a orari prestabiliti a impianti che partono dal prelevare autonomamente il carico in trincea. Uno degli aspetti positivi dell’automazione è costituito dalla possibilità di bilanciare e monitorare meglio il contenuto nutrizionale della razione, mentre oggi la distribuzione tende ad essere basata soprattutto sul peso (elemento notoriamente influenzato dal grado di umidità).
Bisaglia ha evidenziato come sia possibile ottenere effetti positivi dall’utilizzo congiunto dei due sistemi robotizzati di mungitura e alimentazione. Come mostrato anche da alcuni filmati in stalla: al passaggio del robot che distribuisce la razione, le bovine si incuriosiscono e sono portate ad avvicinarsi alla mangiatoia, successivamente ad accedere ai box di mungitura; attraverso una distribuzione più frequente del cibo si ottiene una razionalizzazione degli accessi sia alla mangiatoia che alla mungitura evitando competizione tra i capi e migliorandone il benessere.

I limiti rilevati dagli allevatori
«Domani al posto dei bottoni in stalla avremo tutto sull’Lcd dello smartphone» – ha spiegato Stefania Leonardi, product development specialist dell’azienda Milkline, sponsor dell’iniziativa insieme alla Fondazione Invernizzi. Ma oggi, dati alla mano, più della metà delle stalle in Lombardia non sono ancora dotate di sistemi di misurazione del latte.
Leonardi ha dunque posto l’accento sui limiti, rilevati dagli allevatori, della stalla 4.0: gli operatori lamentano una sovrabbondanza di informazioni di difficile monitoraggio e lettura. In questa direzione, la tecnologia, e conseguentemente il mercato, si stanno muovendo per rendere disponibili (ed economicamente sostenibili) attrezzature con interfacce intuitive, basate su sistemi in grado di riassumere con un semplice report a colori di immediata lettura lo stato di salute del singolo animale. A monte di questa sintesi, un sistema in grado di monitorare persino il singolo quarto di mammella. L’obiettivo, concretamente attuabile, è quello di agire sulla prevenzione, prima che il problema (a esempio la mastite) si manifesti. Utili sono anche i sistemi di monitoraggio dei calori che consentono di identificare, per ogni singola vacca, le finestre temporali più opportune per la fecondazione; sono già impiegati in diverse stalle, ma quelli nuovi sono dotati di interfaccia semplificata che ne migliora notevolmente l’utilizzo.

I microrganismi del latte
Di microrganismi del latte come anello di congiunzione tra latte e qualità del formaggio
ha parlato Erasmo Neviani, docente di Microbiologia degli alimenti all’Università Parma, che ha illustrato come i microrganismi presenti in ogni ambiente influiscano e per diversi aspetti determinino il processo produttivo di un formaggio. Ne deriva che l’ambiente impatta sulle caratteristiche del prodotto (anche organolettiche), così come la tecnologia, che agendo sull’ambiente ne modifica le caratteristiche microbiologiche. Dalle analisi sul prodotto finito si riesce oggi a risalire alle tipologie dei microrganismi presenti nel latte. Neviani ha poi precisato che nonostante la biotecnologia, lavorando sul Dna e sull’Rna abbia acquisito una conoscenza più approfondita dei microrganismi, non è ancora completamente in grado di valutare tutte le capacità mostrate da questi di organizzarsi, formare colonie, formare biofilm. «Non siamo ancora capaci di prevedere il comportamento dei microrganismi, di mappare tutto ciò che ciascuno è in grado di fare, arrivarci – ha concluso Neviani - sarà il nostro obiettivo 4.0».

Cliccando sui link che appaiono qui sotto sarà possibile visionare le presentazioni esposte dagli esperti al convegno.

Carlo Bisaglia

Stefania Leonardi

Erasmo Neviani

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome