Fabrizio Ruozzi, Crpa: nel far fieno privilegiamo la qualità

Fine aprile 2026, provincia di Reggio Emilia: primo taglio e fienagione
Fattore chiave la scelta del momento dello sfalcio, Nel periodo successivo al primo taglio abbiamo dalla nostra parte un an­damento stagionale che verosimilmente va verso il bel tempo. Questo ci permette di pensare anche ad anticipare la raccolta

 

La miglior gestione dei vari tagli della medica, allo scopo di far fieno? È una questione di tempistica, ovviamente, ma risulta fondamentale anche anche la tec­nica di coltivazione dei prati.
Non è tutto: quando i coltivatori coinci­dono con gli allevatori che utilizzeranno il foraggio per produrre latte, con­viene che questi ricerchino più la qualità del prodotto che non la quantità.

Sono le indicazioni di Fabrizio Ruozzi (nella foto), tecnico del Centro ricerche produzioni animali - Crpa, che insieme a un gruppo di lavoro che si è consolidato nei decenni si occupa di valutazioni varietali e di mi­glioramento delle tecniche di produzione foraggere, fienagione compresa. Dunque un uomo di campo, il cui know-how è par­ticolarmente prezioso perché più sbilan­ciato sugli aspetti pratici, operativi, che non su quelli teorici.
Due contestualizzazioni: trattando di produzioni foraggere e di fienagione, in questa lunga intervista si farà riferimento essenzialmente alla produzione dell’ali­mento là dove questa si è affermata, os­sia all’interno del comprensorio del Par­migiano Reggiano (di silomais e pastone, d’altra parte, abbiamo appena discusso sempre su IZ, qui: https://informatorezootecnico.edagricole.it/featured/strategie-di-campo-per-un-buon-silomais ). Seconda premessa: si fa­ranno ampi riferimenti soprattutto all’es­senza foraggera più utilizzata in questo areale, l’erba medica.

Grazie Ruozzi per la sua disponibilità. Iniziamo dal primo taglio del foraggio: com’è andata, nelle settimane scorse?
Anche quest’anno non abbiamo avuto un inverno particolarmente freddo. Questo ha fatto sì che i nostri prati abbiano con­tinuato a vegetare anche con micro-cre­scite invernali e che in pianura il foraggio risultasse pronto per essere raccolto già entro la prima decade di aprile (pronto nel senso come stadio di maturazione ideale).

Che fosse pronto veniva indicato dalle graminacee presenti nel prato?
Esattamente: nei medicai di terzo anno e oltre, e nei prati politifiti ricchi di grami­nacee, le poe e gli Alopecorus più precoci avevano già iniziato a spigare in quell’epo­ca, seguiti dopo pochi giorni dalla loiessa. Poichè l’esperienza del Crpa e un’ampia bibliografia sperimentale dimostrano che la spigatura delle graminacee coincide con il rapporto ideale fra quantità e qua­lità del foraggio, si spiega come l’epoca del primo taglio sia stata individuata in un periodo piuttosto precoce, ossia da metà aprile in poi.

E c’è un altro fattore che dovrebbe aver inciso, il meteo.
Ovviamente. Resta sempre primaria l’in­dicazione di cercare di intervenire con la fienagione appena si ipotizza di avere una finestra di opportunità di tre o quattro giorni senza pioggia.

Se un foraggicoltore, nel suo prato mi­sto, polifita, si accorge che alcune es­senze sono pronte (per esempio la poa che ha spigato), cosa fa, raccoglie o attende?
Be’, se il foraggicoltore è un allevatore e se nell’alimentazione delle bovine fa uso giornaliero di erba fresca, allora ha avuto già in epoca precoce, già da metà aprile, la possibilità di iniziare a raccogliere un prodotto molto gradito alle vacche. Se in­vece l’alimentazione ha come base il solo utilizzo del fieno (alimentazione a secco), è chiaro che se anche l’erba è pronta per procedere con la raccolta, occorreranno le condizioni meteo ideali per affienare.

In conclusione, come è stato gestito il primo taglio, tra metà aprile e metà maggio 2026, qui nel comprensorio del Parmigiano Reggiano?
Possiamo dire che i foraggicoltori sono stati molto abili. Molto abili perché shan­no deciso e sono riusciti ad approfittare della prima finestra di tempo utile per lo sfalcio. E anche se qualche essenza fo­raggera ha spigato, hanno raccolto ugual­mente dell’ottimo fieno. Fra l’altro il forag­gio era sano, senza marcescenze a terra come invece era accaduto gli anni scorsi.

Con quali effetti sul secondo taglio?
L’esperienza operativa ci dice che se si riesce ad anticipare il primo taglio, il se­condo sarà buono sia per qualità che per quantità. Perché anticipando godremo poi di temperature non ancora elevatis­sime, di terreno ancora umido, tutte con­dizioni che favoriscono la crescita di un buon ricaccio.

Ma torniamo al primo taglio 2026: non si è verificato nessun inconveniente?
Un problema sempre più frequente che si riscontra a inizio primavera, soprattutto sull’erba medica, è stato questo: una pre­senza significativa di insetti che, nella for­ma larvale, attaccano l’apparato fogliare di questa leguminosa. In alcune situazioni gli agricoltori sono stati costretti a interve­nire con trattamenti chimici per contenere i danni di questi parassiti, mentre chi non lo ha fatto può essersi ritrovato purtroppo delle piante di erba medica dove è rima­sto solo il rachide centrale, con la foglia che se n’è andata.

Dunque insetti defoglianti, parassiti de­fogliatori: di che si tratta?
Alludo essenzialmente a fitonomo e fi­todecta, i due parassiti dell’erba medica che in questo periodo stanno facendo i maggiori danni.

Quindi è consigliato fare trattamenti insetticidi?
Non è una scelta facile. Noi adesso abbia­mo la possibilità di intervenire con prodot­ti di contatto o sistemici che combinano effetti abbattenti (adulticidi) ed effetti lar­vicidi. Parlo di adulticidi e larvicidi perché sono parassiti che fanno più generazioni. Premessa: quello di cui stiamo parlando riguarda l’erba medica sostanzialmente, perché le graminacee non sono attaccate.

E qualora il foraggicoltore volesse inter­venire cosa deve scegliere?
Ogni strategia di intervento deve essere attuata in funzione di diversi fattori: preco­cità e intensità dell’attacco, sviluppo della pianta eccetera. In linea di massima i pro­dotti per contatto hanno una carenza di 7 giorni mentre per quelli sistemici diventa di 14 giorni. La questione fondamentale è riuscire a sincronizzare il tipo di prodotto da utilizzare con la presenza dell’attac­co dei parassiti, in funzione dei tempi di carenza e della possibilità di sfruttare la prima finestra utile per poter dare il fieno.

Un medicaio al quarto anno fotografato il 27 aprile 2026 nella pianura reggiana. Qui la presenza di altre essenze è
talmente importante che il medicaio assume l’aspetto di un prato stabile. Si notano delle graminacee spigate e del
trifoglio fiorito. È a questo stadio che è il momento di procedere con il primo taglio

Per esempio?
Mi spiego: posso utilizzare un prodotto che agisce per contatto con soli 7 gior­ni di carenza, però se poi non si riesce a fare il fieno magari ci si ritrova la seconda generazione che fa danni alle piante. Se invece intervengo tardivamente con un prodotto ad azione sistemica che maga­ri io faccio il trattamento, poi arriva una finestra di bel tempo ma non posso fare fieno perché sono obbligato a rispettare il periodo di carenza.

Ho sentito diversi coltivatori di medica affermare che il costo dell’insetticida è più alto del valore della medica, quindi meglio non fare trattamenti e tenersi l’erba defogliata.
Io ho riscontrato una sensibilità diversa: aumenta sempre di più la consapevo­lezza di dover salvaguardare con ogni strumento l’apparato fogliare dell’erba medica. E questo orientamento direi che può esser dovuto al fatto che quest’anno il fieno di medica sta spuntando prezzi veramente molto elevati, ma soprattutto al fatto proteggere le piante incide posi­tivamente anche sulla longevità dei me­dicai. La questione dal mio punto di vista si pone in questi termini: se voglio essere equilibrato nel mio lavoro cerco di ridurre il più possibile l’uso della chimica, soprat­tutto trattandosi di foraggicoltura; e tra le strategie che devo prendere in conside­razione, già a partire dal primo taglio, vi è anche quella di anticipare lo sfalcio per abbattere in modo naturale la pressione di questi parassiti.

IL SECONDO TAGLIO

Finora abbiamo discusso del primo ta­glio. Ora immergiamoci all’interno delle problematiche relative invece al secon­do taglio. Nel periodo che fa riferimen­to al secondo taglio gli insetti parassiti sono ben presenti.
Sì, ma nel periodo successivo al primo taglio abbiamo dalla nostra parte un an­damento stagionale che verosimilmente va verso il bel tempo. Questo ci permette, come accennato prima, di pensare anche ad anticipare lo sfalcio qualora le soglie, gli step, di presenza degli insetti che pos­sono portare a danni ce lo suggeriscano. Un esempio di valutazione di tali soglie lo proponiamo nella tabella che troviamo più sotto.

Anticipare lo sfalcio...
Confermo: dal secondo taglio compreso in avanti il foraggicoltore ha a disposi­zione questa strategia: se riscontra una pressione importante da parte di insetti defogliatori, ma lo sviluppo della pianta ha già raggiunto lo stadio di bottoni ver­di, può decidere di anticipare di qualche giorno lo sfalcio. Otterrà qualche rotoballa in meno, ma avrà un prodotto importante e sano.

Oltre alla presenza di insetti, l’altro pro­blema al quale lei aveva accennato è il fatto che le piante possono invecchiare troppo e quindi possono andare incontro a degrado qualitativo.
È un fatto legato semplicemente alla fisio­logia della pianta. Cioè con l’invecchiamen­to dei tessuti, le piante foraggere tendono a far inspessire e a far lignificare la parete cellulare. E questo processo fisiologico fa sì che le piante che noi andremo a racco­gliere, e poi a somministrare alle vacche come foraggio, diventino in parte inutiliz­zabili come alimento. Diventano meno digeribili e questo è un grosso problema.

La qualità del foraggio si degrada.
Il valore di questa situazione, che ripeto è fisiologica nelle piante, ce lo dà un’analisi chimica effettuata sul fieno. Però come termine di paragone, come parametro per capire dov’è lo spartiacque, io quando mi ritrovo a parlare con gli allevatori dico che:
- fino alla spigatura per le graminacee, fino alla fioritura per le leguminose, il foraggio migliora in termini quali-quantitativi;
- poi con il passaggio dalla fase vegetativa alla fase riproduttiva, quindi con spigatu­ra o fioritura, continua ad aumentare la quantità del prodotto ma la qualità de­grada in modo estremamente veloce a seconda della specie.
Quindi è per questo che sui primi tagli facciamo la corsa sulla spigatura; per esempio, quando le graminacee stanno spigando vuol dire che ormai ci siamo, dobbiamo tagliare, perché da lì in avanti potremo sicuramente fare qualche roto­balla in più, ma la qualità del nostro pro­dotto peggiorerà.

Tornando alla medica, è noto che se un foraggicoltore attende troppo per la rac­colta e arriva alla fioritura i sali minerali e altre sostanze nutritive da foglie e steli passano gradualmente ai fiori, ai semi. E quindi le chiedo: è corretto dire che se un foraggicoltore attende la fioritura per raccogliere si impoverisce la parte vegetativa della medica?
Sì, sostanzialmente si impoverisce, nel senso che può esserci una traslocazione di sostanze nutritive dalle foglie ai fiori, anche se magari non perdiamo nulla per­ché se siamo abili nell’esecuzione della raccolta portiamo in fienile tutta la pian­ta. Ma il problema è che non c’è solo una traslocazione delle sostanze nutritive, c’è anche una lignificazione dei tessuti della pianta. Questo vuol dire ottenere un ali­mento meno nutriente per le bovine.

In conclusione qual è la tempistica più razionale?
Il consiglio anche sulla medica è sempre questo:
- Sul primo taglio siamo già tutti d’ac­cordo che alla prima finestra utile si va a tagliare e a raccogliere, a prescindere da com’è lo stadio delle piante. Se c’è una fi­nestra di qualche giorno di prevedibile bel tempo, che ci permette ragionevolmente di rischiare, allora si va; e non si sta nean­che a vedere com’è l’erba in campagna, si taglia e basta.
- Nel secondo taglio, poi, per la medica il criterio è agire a inizio fioritura, proprio all’inizio, con i primi fiori, i primi bottoni. Inoltre l’allevatore si deve regolare in fun­zione di quanto tempo gli servirà per com­pletare la raccolta su tutta la superficie sulla quale deve agire.

Questo per la medica. E invece per le graminacee?
Le graminacee prative normalmente ri­cacciano solo le foglie nel secondo taglio. Quindi il problema della lignificazione ce l’abbiamo sul primo taglio. Invece sul se­condo taglio soprattutto nei prati polifiti queste ricacciano se c’è acqua. Ma nor­malmente le graminacee prative quando arriva il caldo vanno in quiescenza, loro lavorano molto in primavera e in autunno. Ci sono delle graminacee di sostituzione, ad esempio la setaria, che le vediamo in agosto. Però per le graminacee se è fatto bene il primo taglio siamo a posto, abbia­mo fatto tutto ciò che si doveva fare.

IL TERZO TAGLIO

Fin qui le problematiche relative al se­condo taglio. Potremmo ora passare al terzo taglio.
In previsione del terzo taglio la corsa la facciamo sull’erba medica, che nell’an­damento stagionale che siamo abituati ad avere in questi anni è l’unica cosa che produce. E per la medica vale il discorso di prima: a inizio fioritura intervenire. Però da una parte la regola dice inizio fioritura, ma dall’altra l’agricoltore deve essere abi­le a capire anche quanto tempo ci mette a tagliare.

Quanto tempo?
Possiamo distinguere due casi. Il primo è quello di un foraggicoltore che deve fare fienagione su una superficie ridotta: può permettersi di effettuare il terzo taglio an­che a inizio fioritura, perché in un paio di giorni riuscirà a tagliare tutto.

E l’altro caso?
È quello che vede in azione un foraggicol­tore che deve sfalciare invece su ampie superfici: un contoterzista, o il conduttore di un grosso allevamento. Questo forag­gicoltore potrà impiegare anche una de­cina di giorni per fare il terzo taglio; e se comincia a inizio fioritura finisce quando nell’ultima parte dei propri appezzamenti le piante sono ormai andate a seme; dunque il consiglio è che non deve aspettare l’inizio fioritura per mettersi a tagliare, è meglio che cominci prima. In altre parole questo grande foraggicoltore deve partire in antici­po, in modo da ottenere mediamente un li­vello qualitativo buono dal primo all’ultimo giorno di sfalcio. Più precisamente questo grande coltivatore o questo contoterzista che devono fare fieno devono innanzitut­to avere chiarezza su quali siano stati gli appezzamenti in cui avevano raccolto nel taglio precedente, cioè nel secondo taglio: questi appezzamenti saranno i primi a es­ser pronti per il terzo taglio.

Insomma, devono dotarsi di un calen­dario preciso.
Certo. C’è poi da fare una importante di­stinzione. Può anche essere molto diver­sa la strategia di chi fa fieno per alimen­tare le proprie vacche, per cui la qualità del foraggio è molto importante, e chi fa fieno per poi venderlo. È molto importante che chi produce fieno per il mercato abbia un’attenzione particolare per la qualità del prodotto finale, qualità che se realmente presente gli dovrà essere riconosciuta in qualche modo. Un circuito virtuoso da cui tutta la filiera che ruota interno ai nostri allevamenti potrà trarre beneficio.

Cioè puntare sulla qualità più che sulla quantità?
Esattamente. E ritornando al caso di chi fa fieno non per venderlo ma per alimen­tare le proprie vacche, diversi allevatori possono obiettare che fare fieno a regola d’arte, tagliare rispettando i migliori vin­coli, puntando sulla qualità, è un modo di fare il fieno che può risultare troppo costoso. A questi allevatori io rispondo che se non fanno il fieno a regola d’arte possono anche risparmiare qualche euro nell’esecuzione della fienagione, ma poi di conseguenza possono anche produr­re molto meno latte. E con il valore che oggi ha raggiunto il latte questa differen­za si fa sentire: non fanno più il proprio interesse.

A proposito di quantità, qualità e costi, diversi allevatori di bovine da latte delle aree montane dell’Emilia hanno lamen­tato il fatto che acquistare medica fuori azienda è diventato troppo costoso.
La medica quest’anno in montagna l’han­no consegnata a 30 euro al quintale, un prezzo oggettivamente molto elevato. E qualche allevatore si è vantato di andare ad acquistare medica fuori regione pagan­dola invece 20 euro. Allora: va bene, questo allevatore ha risparmiato 10 euro al quin­tale, però guardiamo anche le analisi della qualità di questo foraggio e vediamo se alla fine quell’allevatore ha risparmiato 10 euro o ne ha persi 15 perché poi deve dare alla bovina mezzo chilo di mangimi in più perché non riesce a produrre la quantità di latte che vuol produrre.

La medica costata quest’anno 30 euro al quintale è stata prodotta in montagna o in pianura?
In pianura. La collina e la montagna del comprensorio a causadellosfalcio tardi­vo del primo taglio e della siccità estiva hanno prodotto pochissimo fieno di erba medica.

Chiaramente l’erba medica agli allevatori del parmigiano reggiano serve, dunque se i campi aziendali non ne producono abbastanza la dovranno acquistare.
Certo, e a questo punto l’allevatore ha due possibilità. La prima, da privilegiare, è l’ac­quisto di foraggio prodotto nel compren­sorio del parmigiano reggiano, che oltre a essere pratica ammessa dal disciplinare di produzione permetterà verosimilmen­te di poter avere a disposizione del fieno fatto con le migliori tecniche di fienagio­ne, frutto di conoscenze e sensibilità che fanno parte ormai del dna di agricoltori che in passato sono stati anche allevatori o che comunque hanno ben presente il significato della parola qualità. La secon­da possibilità è quella di individuare dei fornitori che operino in zone limitrofe al comprensorio ma che possano garantire comunque la qualità necessaria.

Altrimenti?
Altrimenti, se l’allevatore va a cercare medica dove non c’è questa consapevo­lezza, la paga di meno ma deve anche sapere che fuori dal comprensorio del parmigiano non c’è una cultura del fieno del livello di quella che abbiamo noi, che abbiamo lo scopo di produrre latte. E il conto economico dell’allevatore del par­migiano non deve tener conto solo del risparmio sul prezzo della medica ma anche della quantità di latte che alla fine riesce a ottenere. Perché se la medica ac­quistata non ha la foglia, se è lignificata, allora la bovina non produce tanto latte quanto ne produrrebbe alimentandosi con fieno di qualità.

IL QUARTO E QUINTO TAGLIO

Ruozzi, esiste il quarto taglio?
Certo, anzi della medica esiste anche il quinto taglio. Il momento del quarto taglio dipende dalle condizioni agronomiche: se il terreno ha comunque mantenuto una certa freschezza e la pianta ha avuto la possibilità di sviluppare un apparato radi­cale profondo, l’erba medica produce an­che nei mesi estivi più difficili dal punto di vista meteorologico. In pianura, se si ha la possibilità, si può irrigare. L’anno scorso, con i prezzi raggiunti dalla medica, i mag­giori costi dell’irrigazione sono stati com­pensati. Quest’anno, con gli elevati prezzi raggiunti dal gasolio, non si possono fare previsioni sulla convenienza dell’irrigazio­ne, ne riparleremo quest’estate.

Comunque si può ipotizzare anche un quinto taglio.
Il 2025 forse va ricordato per il fatto che siamo riusciti in tante situazioni ad affie­nare anche il quinto taglio. L’andamento meteo-climatico di settembre-ottobre 2025 è stato molto favorevole; quindi c’è stato tanto foraggio a disposizione e ci sono state le condizioni per poterlo raccogliere. Questo ha un po’ lenito la fame di erba medica che c’era nel com­prensorio. Però sono ragionamenti che abbiamo potuto fare solo in pianura; in collina e montagna invece anche se c’era il foraggio non si è potuto fare nulla.

IN MONTAGNA

Si può affermare che in collina e mon­tagna a causa della carenza d’acqua gli allevatori emiliani fanno fatica a colti­vare medica?
Per la verità l’erba medica è l’unica coltura che riesce a superare un po’ l’eventuale scarsa disponibilità idrica, perché ha un apparato radicale tale che le permette di riuscire a essere produttiva comunque. Quindi in appennino nelle ultime estati gli unici campi verdi erano campi dov’era presente l’erba medica. È chiaro che le produzioni di montagna non sono para­gonabili a quelle di pianura.

Comunque in montagna non si riesce a irrigare.
Non si riesce a irrigare, ma mi si permet­ta una divagazione. Tutta la sperimen­tazione fatta dal Crpa sull’erba medica è sempre stata fatta in seccagno, salvo intervenire in emergenza sull’impianto del medicaio per non perdere la prova. Il pro­blema è piuttosto un altro, che oggi non abbiamo la stessa cura nel preparare il terreno che avevamo in passato.

Questo cosa vuol dire, per la medica?
Vuol dire che spesso andiamo a impian­tare dei medicai in terreni che hanno per­so la giusta struttura, che hanno perso la giusta porosità, dove si trovano suole di lavorazione… L’erba medica ha un appa­rato radicale che può arrivare anche a 3 metri di profondità, ma se c’è uno strato impermeabile a 30 centimetri non riesce a oltrepassarlo. Quindi bisogna che il di­scorso venga affrontato dall’inizio, dob­biamo avere cura di avere terreni ben strutturati, rispettare i terreni, lavorare il terreno quando è in tempera.

Chi ha un terreno legato all’allevamento non ha problemi di sostanza organica.
Sì, ma chi ha dei terreni dove non riesce più ad apportare sostanza organica, ma­gari perché lontani dalla stalla, e quindi dove ha un impoverimento, si troverà sempre più spesso ad avere a che fare con problemi di struttura labile del terre­no. Senza sostanza organica se arriva un temporale forte il terreno si compatta. Nei medicai in fase di emergenza vediamo su­bito se c’è sostanza organica o no, perché quando dopo il temporale si forma la cro­sta vuol dire che lì la struttura non è stabile ma siamo di fronte a un terreno soffice che si ricompatta alla prima sollecitazio­ne: spesso succede quando il tenore di sostanza organica è basso.

Quindi?
Quindi una volta che abbiamo curato la dotazione del nostro terreno in termini di sostanza organica, di porosità eccetera, è molto più facile per l’erba medica ma an­che per altre colture insediarsi. Come dice­vo il Crpa le prove le ha sempre condotte in seccagno perché l’erba medica ha questa capacità di far approfondire le radici nel terreno: l’acqua se la va a cercare. Quindi magari la fai soffrire il primo anno ma poi hai gli altri quattro (io considero la medica una coltura di durata quinquennale) dove tu vai avanti e produci.

Piante di medica divorate da fitonomo (pianura reggiana, 27 aprile 2026). Sono presenti essenze miste, ma fra queste l’insetto va a cercare solo la medica

 

Un medicaio “vecchio” (al quinto anno), fotografato il 27 aprile 2026 nella pianura reggiana, pronto per il primo taglio. Si notano in alto la presenza di Poa pratensis, al centro quella di Dactilis glomerata (spigata)

 

Erba medica di secondo anno, allo stadio di bottoni verdi, pronta per venire sfalciata (primo taglio). Foto scattata il 28 aprile 2026 nella pianura reggiana

 


Fitonomo, il grado di infestazione accettabile per lo sfalcio

Discutendo del secondo taglio, Fabrizio Ruozzi allude alla possibilità di anticipare lo sfalcio qualora le soglie, gli step, di presenza degli insetti defoglianti ci indichino che l’iniziativa è praticabile. Ora, come si determina la percentuale accettabile di infestazione al di sotto della quale si può procedere ugualmente allo sfalcio? Ruozzi, citando la tabella che ci fornisce e che pubblichiamo in questa pagina, risponde così: “Ci sono delle soglie economiche di convenienza. La scelta che deve fare l’agricoltore è contare il numero di larve del parassita presenti in un campione del suo prato e rapportare tale dato allo stato di sviluppo della pianta”.
Continua il tecnico: “Contiamo il numero delle larve, che ricordiamo sono defogliatrici. E teniamo conto del fatto che due larve su una pianta di medica che ha un ricaccio di 5 cm sono molto più pericolose di dieci larve su una pianta di 40-45 cm di sviluppo. Infatti, sui 45 cm di sviluppo anticipando lo sfalcio azzero la pressione; invece con due larve su un ricaccio di 5 cm il danno è maggiore perché gli insetti andranno a riprodursi e genereranno ulteriori problemi”.
La tabella cui Ruozzi fa riferimento è relativa all’erba medica e ha come fonte uno studio Crpa curato dal professor Vincenzo Tabaglio, eccola.


Con gli erbai autunno-vernini

Negli ultimi anni, evidenzia Ruozzi, è emerso un aspetto nuovo, che anche in collina sta prendendo piede: l’utilizzo degli erbai autunno-vernini per fare il fieno.
Come si spiega questa tendenza?
È un trend che deriva sostanzialmente dal fatto che questi erbai sfruttano la piovosità autunno-vernina. E quindi si va a seminare in settembre una coltura che nella primavera successiva è cresciuta e si è sviluppata senza avere problemi di deficit idrico.
Di quali essenze foraggere si tratta?
In passato c’erano stati i primi tentativi con la loiessa. Poi questa è stata sostituita dal frumento foraggero. Attualmente sono disponibili diversi miscugli tra leguminose e graminacee. Sostanzialmente sono proprio degli erbai. La parola erbaio definisce una coltura che dura meno di un anno; quindi, si semina in autunno e si raccoglie in primavera e in alcune situazioni in un unico taglio si arriva a produrre tanto quanto si produce con due o tre tagli di erba medica in montagna.
Quanto?
Arrivano a produrre anche 7-8 tonnellate di sostanza secca all’ettaro in un unico taglio. In alcune situazioni di pieno campo abbiamo pesato anche 10 t. di s.s. con degli erbai specializzati di frumento foraggero e magari dentro anche un po’ di veccia, che sono produzioni enormi. Se tu pensi di fare questo tipo di produzione in un unico taglio, in un’unica raccolta, è chiaro anche che l’andamento stagionale ti deve aiutare, e tu devi essere bravo a poter intervenire e a poter gestire. Con questo quantitativo di biomassa raccolto in un unico taglio è chiaro che l’essiccatoio offre delle chance in più.
L’essiccatoio…
Abbiamo il foraggio pronto a partire dal mese di aprile in pianura e a maggio in collina, con prati che continuano a crescere fino a ottobre-novembre perché non abbiamo più autunni e inverni freddi. Però in primavera e in autunno spesso non è possibile fare il fieno perché non abbiamo le condizioni per essiccare il foraggio. Quindi avere in azienda un essiccatoio che permette di raccogliere nelle condizioni migliori possibili questo prodotto diventa una cosa molto utile. I foraggicoltori sottolineano che l’essiccatoio è costoso: anche in questo caso bisognerebbe avere il tempo e la pazienza di fare i conti giusti, perché è vero che l’essiccatoio costa, ma poi quanto ti dà di più in termini di foraggio digeribile e nutriente?

 


Contro le erbe infestanti

Discutendo di fienagione, un altro tema di grande rilievo è la diffusione nei prati foraggeri di flora infestante di sostituzione. Fra le contromisure individuate dal tecnico Crpa c’è anche quella di trinciare per evitare che tale flora vada a seme.
Ruozzi, in aprile 2026 tanti terreni a foraggere, in collina come in montagna, si sono riempiti di fiori gialli…
Uno dei problemi con cui, immagino, avremo sempre a che fare nei prossimi anni è questa flora infestante di sostituzione, che dobbiamo cercare di governare facendo il meno uso possibile della chimica. Per esempio c’è la possibilità di importanti infestazioni di senape selvatica (Sinapis arvensis). Normalmente questa pianta viene controllata in modo molto semplice nei frumenti, chimicamente. Il problema è che ultimamente la si vede dappertutto, anche sui cigli delle strade. È una pianta molto simile al colza, è una brassicacea, e fa una quantità di seme enorme.
Semi piccolissimi.
Sì, e proprio per la loro ridotta taglia possono essere facilmente diffusi dall’acqua piovana, dagli uccelli, dal vento. Questi semi, inoltre, se finiscono in un lotto di foraggio e vengono inseriti in un carro unifeed e poi mangiati dagli animali, trovano ancora maggiori occasioni di diffusione perché il passaggio nel rumine scioglie i loro tegumenti e facilita la germinabilità della pianta. Ma questo avviene anche con altre infestanti come il farinaccio (Chenopodium album) o come il romice (Rumex spp.). Quindi è chiaro che dobbiamo preoccuparci di non avere queste infestanti nei nostri campi foraggeri, perché se ci entrano poi facciamo fatica.
E come si combattono? Solo con la chimica?
Nelle colline reggiane hanno tentato di rimediare trinciando. Ad aprile erano fuori nei campi per cimare lo scapo fiorale in modo che non andasse a seme. È chiaro che dopo sotto ti ritrovi la foglia che ti fa del danno perché sono piante sotto le quali non nasce niente, però almeno tu abbatti la quantità di seme.
Il problema delle infestanti è in aumento?
Sì, questi aspetti si stanno un po’ ingigantendo in questi anni perché siamo costretti a fare il primo taglio tardi e nel frattempo tutte queste infestanti vanno a seme. È per questo che assume ancora più importanza l’uso di un essiccatoio, lo strumento che ti permette di agire più tempestivamente con la fienagione; magari vedi che un campo si sta sporcando, lo tagli e lo recuperi così.
Buona parte dei foraggicoltori/allevatori delle colline emiliane sono produttori biologici…
E di fronte al problema crescente delle infestanti affermano che a questo punto forse conviene uscire dal biologico: se non riesco a controllare la senape selvatica o anche altre infestanti esco dal biologico, tratto e pulisco i terreni. È una scelta che si spera di non dover fare, però se ti entrano delle infestanti di questo tipo è complicato poi contenerle. Anche perché non puoi fare rotazioni.
C’è chi lamenta che è difficile accorgersi in tempo utile della presenza della senape selvatica.
La senape selvatica era una infestante tipica dei medicai nuovi, normalmente la sua pianta la vedevamo nel primo anno dei medicai seminati. Però fortunatamente mentre la senape cresceva, la medica si sviluppava un po’, tu potevi intervenire e tagliare evitando che andasse a seme. Ora il problema è che la pianta anticipa il suo sviluppo a causa del cambiamento climatico; quindi quando tu te ne accorgi lei è già sviluppata e provoca danni alla copertura del medicaio, che si dirada irrimediabilmente. Spesso questi problemi diventano ancora più gravi se i reflui non sono utilizzati correttamente o sono utilizzati a dosaggi troppo elevati.

 

Fabrizio Ruozzi, Crpa: nel far fieno privilegiamo la qualità - Ultima modifica: 2026-05-06T16:33:20+02:00 da Laura Della Giovampaola

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