Analisi delle prestazioni delle sale di mungitura lombarde

Valutata l'efficienza di un gruppo di sale di mungitura della Lombardia attraverso l’uso di report informatizzati (rapporti generati da un software di gestione della mandria)

La gestione delle informazioni correlate al processo produttivo costituisce, nella moderna zootecnia da latte, il presupposto fondamentale per una conduzione efficiente dell’allevamento. La disponibilità di dati passa attraverso un controllo rigoroso e costante degli animali nelle diverse fasi e momenti dell’allevamento.

Tuttavia, se in passato l’attività di controllo delle bovine era favorita da una presenza assidua del personale di stalla, allo stato attuale questa attività è diventata più difficoltosa a causa dell’aumento del numero medio di capi allevati, della minor disponibilità di manodopera e della sua incidenza sul bilancio aziendale. L’adozione, relativamente recente, di tecnologie elettroniche e informatiche nelle stalle da latte ha permesso di superare in parte queste difficoltà, svincolando l’attività di controllo degli animali dall’osservazione diretta dei soggetti all’interno delle strutture di stabulazione e introducendo nuove modalità di controllo di tipo indiretto, capaci di fornire in tempo reale informazioni attendibili.

Sempre più stalle sono dotate di dispositivi e software gestionali che permettono l’acquisizione di informazioni sulla produzione e sullo stato fisiologico-sanitario degli animali, direttamente in sala di mungitura. La creazione di basi di dati, a partire dalle informazioni così raccolte, permette di operare un salto di qualità nella gestione della mandria e nell’ottimizzazione del processo produttivo.

Lo scopo del presente lavoro è stato valutare le prestazioni di un gruppo di sale di mungitura lombarde attraverso l’uso dei rapporti generati da un software di gestione della mandria, a partire da alcuni parametri generalmente misurati negli allevamenti dotati di identificazione elettronica degli animali (RF-ID) e nelle sale di mungitura provviste di lattometri.

Questo studio

Lo studio ha coinvolto 21 sale di mungitura di aziende agricole localizzate sul territorio lombardo, nelle province di Bergamo, Brescia, Cremona e Milano. Condizioni comuni a tutte le realtà indagate erano l’identificazione elettronica degli animali per mezzo di radiofrequenza (RF-ID), la presenza di lattometri in sala e la gestione dei dati di mungitura per mezzo di un software gestionale dedicato.

Tutti gli impianti operavano a 42 kPa di vuoto, con una frequenza di pulsazione di 60 cicli/min, un rapporto di pulsazione di 60:40 ed erano dotati di inverter. Tutte le mandrie erano costituite da bovine di razza Frisona che venivano munte due volte al giorno, con un intervallo di 12 h tra due eventi successivi.

I dati raccolti hanno riguardato due macro aree:

- flussi e tempi di mungitura;

- efficienza della sala.

I parametri acquisiti per ciascuna macro area sono riportati in Tabella 1.

I dati sono stati importati in Excel (Microsoft Office, Microsoft Corporation, Redmond, WA) per l’analisi numerica e grafica, mentre le analisi statistiche sono state eseguite con il software statistico JMP Pro 11 (SAS Institute Inc., Cary, NC).

I risultati

Complessivamente sono state analizzate le mungiture realizzate nel corso di un anno solare da oltre 6mila bovine. Gli allevamenti avevano una consistenza media di 289 capi in lattazione, con un massimo di 830 e un minimo di 77.

Il numero medio di stalli di mungitura era pari a 27 con un massimo di 82 e un minimo di 12, rispettivamente per la sala più grande e per quella più piccola. Il 71 % degli impianti (15) erano a spina di pesce, mentre dei rimanenti, cinque (24 %) erano paralleli e uno solo (5 %) rotativo.

I risultati sono riassumibili in due grandi capitoli: flussi e tempi di mungitura, efficienza delle sale.

Flussi e tempi di mungitura

Il flusso medio di latte è risultato pari a 2,47 kg/min con un intervallo compreso tra 1,56 e 3,11 kg/min. Questo parametro è considerato un buon indicatore del processo di mungitura nel suo complesso, in quanto tiene conto sia del livello di stimolazione della bovina raggiunto con la routine pre-mungitura, sia dell’effetto esercitato dal valore soglia a cui sono impostati gli stacchi automatici per la rimozione dei gruppi prendicapezzoli al termine della mungitura (Stewart, et al. 2002).

Nel campione di aziende analizzate il flusso medio si è rivelato un buon predittore (R² = 0,74) del latte raccolto nei primi due minuti di mungitura (Figura 1). Questo aspetto assume una certa rilevanza negli impianti dotati di lattometri che non possono misurare la produzione di latte nei primi due minuti dall’attacco del gruppo prendicapezzoli. In questi casi, il flusso medio di latte può essere utilizzato con buona approssimazione per sopperire a questa mancanza (Treichler e Reid, 2013).

Il tempo medio di mungitura, dall’attacco allo stacco del gruppo prendicapezzoli (machine on time), è stato di 6,4 min/bovina con una produzione media di 15,8 kg di latte/bovina. L’intervallo per il tempo di mungitura è risultato compreso tra 5,5 e 8,0 minuti, quello per la produzione tra 12,3 e 18,5 kg di latte. Come atteso, il flusso medio di latte ha influito sulla durata di mungitura (R² = 0,63) (Figura 2), mentre nessuna relazione è stata trovata con la produzione individuale (R² = 0,09).

Il fatto che mandrie caratterizzate da produzioni individuali molto diverse tra loro abbiano fatto registrare durate di mungitura simili e, al contrario, mandrie con produzioni individuali simili abbiano tempi di mungitura molto diversi (Figura 3), suggerisce che il tempo medio di mungitura dipende da fattori diversi dal livello produttivo degli animali, quali ad esempio l’uomo, attraverso la corretta esecuzione della routine pre-mungitura, e/o le impostazioni dell’impianto, come l’opportuna regolazione degli stacchi automatici (Treichler e Reid, 2013).

I flussi di latte incrementali, misurati a intervalli discreti (0-15 s, 15-30 s, 30-60 s, 60-120 s) dopo l’attacco del gruppo prendicapezzoli, sono di solito utilizzati come indicatori del livello di preparazione della mammella, ovvero dell’applicazione di un’idonea routine di mungitura. Tuttavia, questi dati andrebbero utilizzati con cautela quando si confrontano mandrie diverse, munte con sistemi caratterizzati da soluzioni tecnologiche differenti (lattometri) che potrebbero fornire valori non comparabili tra loro. Nel nostro caso questo limite può essere ragionevolmente trascurato, essendo tutte le aziende dotate della stessa tecnologia (Afimilk, Afikim, Israel).

Tralasciando il flusso di latte misurato nei primi 15 s, che potrebbe essere inficiato da una diversa velocità nell’attacco del gruppo di mungitura da parte dei diversi operatori, i flussi medi misurati tra 15 e 30 s, 30 e 60 s, 60 e 120 s dopo l’attacco del gruppo prendicapezzoli sono risultati significativamente maggiori nelle mandrie in cui era applicata una routine pre-mungitura completa (eliminazione primi getti, pre-dipping, asciugatura capezzoli e attacco) rispetto a quelle in cui veniva praticata solo l’eliminazione dei primi getti di latte o l’asciugatura dei capezzoli prima dell’attacco del gruppo di mungitura.

La percentuale media di bovine bimodali è risultata inferiore nelle aziende in cui si praticava una routine pre-mungitura completa rispetto a quelle in cui se ne realizzava una parziale, anche se la differenza non era significativa (Tabella 2). In entrambi i gruppi di aziende, comunque, la percentuale di bovine bimodali è risultata molto al di sopra del limite di intervento, solitamente fissato al 10 %. Ciò suggerisce la necessità di ridefinire lo schema di routine in tutte le aziende che sono state oggetto di analisi.

Il tempo in basso flusso finale, ovvero il tempo che intercorre dal momento in cui il flusso di latte scende al di sotto di 1 kg/min a quando avviene lo stacco del gruppo prendicapezzoli, influenza il tempo medio di mungitura: all’aumentare del primo incrementa il secondo, come osservato anche nelle mandrie analizzate (Figura 4).

Per ridurre il tempo in basso flusso finale si può agire sul flusso di stacco. Magliaro e Kensinger (2005) hanno ottenuto una contrazione dei tempi di mungitura del 6,3 % e di oltre l’11 % innalzando il flusso di stacco rispettivamente da 0,48 a 0,6 kg/min e fino a 0,8 kg/min, senza alterare significativamente la produzione media per mungitura. La contrazione dei tempi di mungitura si ripercuote positivamente anche sullo stato del capezzolo che risulta esposto all’azione del vuoto per minore tempo. La relazione osservata tra il flusso di stacco e il tempo basso flusso finale nelle aziende oggetto di studio è riportata in Figura 5.

Il latte munto nei primi due minuti è risultato mediamente pari al 38,6 % del latte prodotto durante una mungitura, con un intervallo compreso tra il 28,3 % e il 47,5 %. Come si evince dalla Figura 6, il livello produttivo della bovine non ha alcun effetto sulla percentuale di latte ottenibile nei primi due minuti di mungitura (R2 = 0,03).

Ciò suggerisce che elevati flussi di latte sono potenzialmente raggiungibili in qualsiasi mandria ottimizzando la routine di mungitura e la gestione degli animali. In questo senso, la quantità di latte nei primi due minuti dopo l’attacco del gruppo prendicapezzoli potrebbe essere usata come un indicatore degli eventi che precedono l’attacco del gruppo di mungitura.

Efficienza delle sale

Le sale di mungitura coinvolte nello studio hanno raggiunto una produttività media di 2,7 bovine/stallo per ora (intervallo 1,6 - 4,0) e di 43,4 kg latte/stallo per ora (intervallo 20,3 - 65,1). La quantità di latte per stallo per ora e il numero di bovine per stallo per ora sono risultati altamente correlati (Figura 7), indicando quanto il l’avvicendamento delle bovine sia stato il principale motore della produttività degli impianti.

Come atteso, la dimensione delle sale di mungitura (numero totale di stalli) è risultata positivamente correlata con la quantità di latte raccolto per ora (R2 = 0,83) e il numero di bovine munte per ora (R2 = 0,91). Questi due parametri, tuttavia, sono di limitato valore quando si vuole confrontare l’efficienza di sale di mungitura diverse, perché non forniscono alcuna indicazione sulla gestione degli animali e sul lavoro degli uomini. Paradossalmente, questi parametri potrebbero essere elevati anche in situazioni dove le bovine sono munte a basso livello e i mungitori eseguono una routine di mungitura inadeguata (Stewart et al., 2001).

Nelle sale a spina di pesce e parallele analizzate, invece, non è stata riscontrata alcuna relazione tra dimensione e produttività degli impianti, espressa in termini di bovine/stallo per ora (Figura 8). Ciò conferma, ancora una volta, quanto la produttività delle sale di mungitura dipenda dalla gestione degli animali e non dal numero di stalli che le contraddistingue. In altri termini, più grande non è necessariamente meglio.

Nelle sale con elevata efficienza di mungitura, ovvero con un elevato rapporto tra il tempo medio di mungitura e il tempo di visita di un carico di animali, corrispondente numericamente alle poste di una fila della sala di mungitura e calcolato dall’apertura del cancello di uscita del carico precedente all’apertura del cancello di uscita di quello attuale, le bovine munte per stallo per ora aumentano, come riscontrato anche negli impianti analizzati (R2 =0,83) (Figura 9).

Negli allevamenti più efficienti, il tempo medio di mungitura si approssima al 40 % del tempo di visita di un carico. Tuttavia, valori eccessivamente alti di questo parametro potrebbero essere indicativi di gruppi di mungitura lasciati attaccati alle bovine per un tempo prolungato (sovramungitura), dell’inadeguatezza della routine di mungitura applicata, di una movimentazione troppo veloce degli animali in ingresso e uscita dalla sala di mungitura (Stewart et al., 1999).

Il miglior parametro per valutare le prestazioni complessive di una sala di mungitura è, comunque, la quantità di latte per stallo per ora calcolata dividendo la quantità totale di latte munta durante una sessione di mungitura per il numero di stalli per il tempo complessivo di mungitura. Ha il vantaggio di rispecchiare il tasso complessivo di produzione del latte, eliminando l’effetto della dimensione della sala di mungitura. Questo parametro è più elevato con un rapido turnover degli stalli di mungitura e in presenza di bovine molto produttive e veloci nel cedere il latte, mentre è improbabile che sia alto nelle condizioni opposte, ovvero con animali poco produttivi, caratterizzati da flussi di latte modesti e gestiti in modo approssimativo (Stewart et al., 2001).

La produzione di latte individuale non rappresenta in ogni caso il fattore primario da cui dipende la quantità di latte raccolta per stallo per ora che, invece, risulta essere maggiormente influenzata dal numero di bovine per stallo per ora e dall’efficienza di mungitura, come riscontrato negli impianti analizzati (Figure 7 e 10).

Conclusioni

Lo scopo dell’allevatore di bovine da latte è produrre e commercializzare latte. La sala di mungitura è il fulcro di questa attività e dal suo corretto funzionamento ed utilizzo dipendono la maggior parte dei ricavi di un’azienda da latte. La gestione della mungitura, pertanto, non può essere intuitiva ma deve avvenire su basi razionali, utilizzando i dati forniti dai report di mungitura generati dai software gestionali della mandria.

I risultati di questo studio mostrano che esistono diversi parametri per valutare le prestazioni e l’efficienza di una sala di mungitura, ma che alcuni di questi possono essere ingannevoli e, pertanto, dovrebbero essere considerati con cautela.

Parametri quali il flusso medio, i flussi incrementali, il tempo medio di mungitura, il latte raccolto nei primi due minuti dopo l’attacco del gruppo di mungitura, il rapporto tra il tempo medio di mungitura e il tempo di visita di un carico di animali, il numero di bovine munte per stallo per ora, il latte raccolto per stallo per ora offrono il miglior potenziale per valutare il processo di mungitura nel suo complesso.

 

Visualizza l'articolo intero pubblicato su Informatore Zootecnico n. 9/2015 a pagina 20

1Dipartimento di Scienze veterinarie per la salute, la produzione animale e la sicurezza alimentare (Vespa), Università degli Studi di Milano.

2 Specialista qualità latte Sata.

3 Innovative Technology Lab.

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