Così Aral Lombardia ricerca la sostenibilità

Aral Lombardia
L’Associazione regionale allevatori della Lombardia si impegna in modo concreto per il benessere animale e il contrasto all’antibiotico-resistenza. Offrendo agli imprenditori zootecnici informazioni e orientamenti tecnici derivanti dai controlli funzionali e da avanzate attività del laboratorio e del servizio di consulenza tecnica aziendale

L’allevamento animale a fini produttivi è oramai indissolubilmente legato al concetto di sostenibilità. La sostenibilità si declina a vari livelli: sostenibilità economica, sostenibilità sociale e sostenibilità ambientale.
La sostenibilità economica rappresenta il presupposto di ogni attività produttiva, pertanto anche la zootecnia trova nella sostenibilità economica il perché della sua stessa esistenza, dal momento che senza redditività non può esistere attività di tipo produttivo.
La sostenibilità sociale è associata ai requisiti etici dell’allevamento, richiesti dalla società. In tale contesto si inserisce il benessere animale.


La sostenibilità ambientale prevede la ricerca del minor impatto ambientale delle pratiche connesse all’allevamento animale. In tale contesto si inseriscono i dettami dell’economia circolare, che prevede il reinserimento nel ciclo produttivo degli scarti della produzione, che nel nostro caso sono rappresentati principalmente dai reflui dell’allevamento. Obiettivo è la produzione del litro di latte con la minor impronta di carbonio.
Come sintetizzato nella figura 1, le varie tipologie di sostenibilità sono fra loro intercorrelate.


È importante sottolineare che l’allevamento zootecnico, e con esso l’allevatore, si trova collocato fra le esigenze del consumatore, che richiede un allevamento etico ed una comprovata qualità delle produzioni, e la salvaguardia del territorio sia da un punto di vista culturale (con particolare riferimento alla montagna) che della biodiversità.
Certamente l’attenzione all’etica dell’allevamento e all’ambiente se documentate, attestate e associate al prodotto finito, latte o derivato che sia, rappresentano un plusvalore per la gran parte dei consumatori e conseguentemente consentono di garantire la redditività all’allevamento.

Tutte le attività dell’associazione

L’Associazione regionale allevatori della Lombardia (Aral), con sede a Crema, è una realtà complessa e poliedrica. Infatti, la sua attività prevede la gestione dei controlli funzionali in Lombardia, la gestione del laboratorio accreditato, la consulenza tecnica alle aziende e la partecipazione a progetti di ricerca di tipo applicativo.
Con i controlli funzionali (eseguiti in più di 3.500 allevamenti bovini, per un totale di più di 600mila vacche) si registrano eventi e produzioni in azienda, ma vengono anche raccolti campioni poi analizzati nel laboratorio accreditato (circa 20mila analisi al giorno, per quasi 4 milioni di analisi l’anno). È degno di nota che il quantitativo di latte consegnato dalle aziende lombarde è pari al 44% del latte italiano.

Il laboratorio si occupa anche delle analisi per il pagamento latte qualità (ne esegue circa 25mila l’anno) e di altre analisi a richiesta che riguardano il supporto alla diagnostica della mastite (analisi microbiologiche classiche ed automatizzate, analisi tramite approccio di genetica molecolare) e la verifica della presenza di sostanze indesiderate (quali aflatossine o inibenti) nel latte e/o nei foraggi (analisi eseguite con strumentazioni raffinate ed all’avanguardia).
Queste analisi vengono poi utilizzate sia per l’attività di consulenza tecnica alle aziende che nell’ambito di progetti di ricerca applicata i cui risultati concorrono, a loro volta, alla messa a punto di protocolli per l’assistenza tecnica aziendale.
Anche la partecipazione a progetti di ricerca è molto intensa, sono infatti quasi una trentina i progetti a cui Aral partecipa in veste di capofila, partner o consulente.

Un sistema complesso di generazione di dati

È importante sottolineare che Aral, con la propria attività sviluppata a vari livelli, è in grado di monitorare l’intero sistema produttivo del latte bovino lombardo e che tale sistema produttivo rappresenta quasi la metà di quello italiano.
Come rappresentato nella figura 2, siamo di fronte a un sistema complesso di generazione di dati che concorrono alla costituzione di un grande data base centralizzato (a livello nazionale). Però, Il dato rappresenta semplicemente la registrazione di un evento o di una misura, mentre gli allevatori hanno bisogno di informazioni, ovvero di un supporto logico alle decisioni.
Il processo che porta dal dato alle informazioni è l’elaborazione statistica e Aral interviene anche in questo processo tramite il suo staff di tecnici, quindi l’informazione deve essere veicolata tramite un sistema informativo che oggigiorno non può che essere informatizzato.
Il sistema allevatori dispone del sistema informatico Si@lleva, costantemente implementato ed aggiornato, in grado di presentare all’allevatore lo stato della propria azienda e della propria mandria in modo tale da consentirgli di prendere le decisioni a ragion veduta. Questo strumento è molto importante anche per la possibilità che dà alle diverse componenti del sistema allevatori nazionale, quali l’Aral, di rendere disponibili agli allevatori ogni nuova implementazione di protocolli che consentono di ottenere nuove informazioni, in base a vecchie o nuove misure (dati).
E’ necessario ricordare che i dati sono davvero una ricchezza solo se valorizzati e questo è possibile sostanzialmente:
identificando «anomalie» in ciò che riteniamo «normale» / «sano» / «buono»;
sviluppando strumenti utili all’allevatore per la gestione della mandria e per la caratterizzazione del prodotto agli occhi del consumatore.
In questo contesto si sviluppa l’impegno di Aral per il benessere animale e il contrasto alla antimicrobico resistenza.

Per il benessere e contro l’antimicrobicoresistenza

Aral supporta la valorizzazione del benessere animale incentivando l’applicazione del sistema di valutazione dell’Associazione italiana allevatori (Aia), tramite i dati acquisiti con i controlli funzionali (figura 3). La certificazione Aia è applicabile a livello di allevamento e di filiera.

L’allevamento animale a fini produttivi è oramai indissolubilmente legato al concetto di sostenibilità. La sostenibilità si declina a vari livelli: sostenibilità economica, sostenibilità sociale e sostenibilità ambientale.
La sostenibilità economica rappresenta il presupposto di ogni attività produttiva, pertanto anche la zootecnia trova nella sostenibilità economica il perché della sua stessa esistenza, dal momento che senza redditività non può esistere attività di tipo produttivo.
La sostenibilità sociale è associata ai requisiti etici dell’allevamento, richiesti dalla società. In tale contesto si inserisce il benessere animale.
La sostenibilità ambientale prevede la ricerca del minor impatto ambientale delle pratiche connesse all’allevamento animale. In tale contesto si inseriscono i dettami dell’economia circolare, che prevede il reinserimento nel ciclo produttivo degli scarti della produzione, che nel nostro caso sono rappresentati principalmente dai reflui dell’allevamento. Obiettivo è la produzione del litro di latte con la minor impronta di carbonio.
Come sintetizzato nella figura 1, le varie tipologie di sostenibilità sono fra loro intercorrelate.
È importante sottolineare che l’allevamento zootecnico, e con esso l’allevatore, si trova collocato fra le esigenze del consumatore, che richiede un allevamento etico ed una comprovata qualità delle produzioni, e la salvaguardia del territorio sia da un punto di vista culturale (con particolare riferimento alla montagna) che della biodiversità.
Certamente l’attenzione all’etica dell’allevamento e all’ambiente se documentate, attestate e associate al prodotto finito, latte o derivato che sia, rappresentano un plusvalore per la gran parte dei consumatori e conseguentemente consentono di garantire la redditività all’allevamento.

Tutte le attività dell’associazione

L’Associazione regionale allevatori della Lombardia (Aral), con sede a Crema, è una realtà complessa e poliedrica. Infatti, la sua attività prevede la gestione dei controlli funzionali in Lombardia, la gestione del laboratorio accreditato, la consulenza tecnica alle aziende e la partecipazione a progetti di ricerca di tipo applicativo.
Con i controlli funzionali (eseguiti in più di 3.500 allevamenti bovini, per un totale di più di 600mila vacche) si registrano eventi e produzioni in azienda, ma vengono anche raccolti campioni poi analizzati nel laboratorio accreditato (circa 20mila analisi al giorno, per quasi 4 milioni di analisi l’anno). È degno di nota che il quantitativo di latte consegnato dalle aziende lombarde è pari al 44% del latte italiano.
Il laboratorio si occupa anche delle analisi per il pagamento latte qualità (ne esegue circa 25mila l’anno) e di altre analisi a richiesta che riguardano il supporto alla diagnostica della mastite (analisi microbiologiche classiche ed automatizzate, analisi tramite approccio di genetica molecolare) e la verifica della presenza di sostanze indesiderate (quali aflatossine o inibenti) nel latte e/o nei foraggi (analisi eseguite con strumentazioni raffinate ed all’avanguardia).
Queste analisi vengono poi utilizzate sia per l’attività di consulenza tecnica alle aziende che nell’ambito di progetti di ricerca applicata i cui risultati concorrono, a loro volta, alla messa a punto di protocolli per l’assistenza tecnica aziendale.
Anche la partecipazione a progetti di ricerca è molto intensa, sono infatti quasi una trentina i progetti a cui Aral partecipa in veste di capofila, partner o consulente.
Un sistema complesso di generazione di dati
È importante sottolineare che Aral, con la propria attività sviluppata a vari livelli, è in grado di monitorare l’intero sistema produttivo del latte bovino lombardo e che tale sistema produttivo rappresenta quasi la metà di quello italiano.
Come rappresentato nella figura 2, siamo di fronte a un sistema complesso di generazione di dati che concorrono alla costituzione di un grande data base centralizzato (a livello nazionale). Però, Il dato rappresenta semplicemente la registrazione di un evento o di una misura, mentre gli allevatori hanno bisogno di informazioni, ovvero di un supporto logico alle decisioni.
Il processo che porta dal dato alle informazioni è l’elaborazione statistica e Aral interviene anche in questo processo tramite il suo staff di tecnici, quindi l’informazione deve essere veicolata tramite un sistema informativo che oggigiorno non può che essere informatizzato.
Il sistema allevatori dispone del sistema informatico Si@lleva, costantemente implementato ed aggiornato, in grado di presentare all’allevatore lo stato della propria azienda e della propria mandria in modo tale da consentirgli di prendere le decisioni a ragion veduta. Questo strumento è molto importante anche per la possibilità che dà alle diverse componenti del sistema allevatori nazionale, quali l’Aral, di rendere disponibili agli allevatori ogni nuova implementazione di protocolli che consentono di ottenere nuove informazioni, in base a vecchie o nuove misure (dati).
E’ necessario ricordare che i dati sono davvero una ricchezza solo se valorizzati e questo è possibile sostanzialmente:
identificando «anomalie» in ciò che riteniamo «normale» / «sano» / «buono»;
sviluppando strumenti utili all’allevatore per la gestione della mandria e per la caratterizzazione del prodotto agli occhi del consumatore.
In questo contesto si sviluppa l’impegno di Aral per il benessere animale e il contrasto alla antimicrobico resistenza.

Per il benessere e contro l’antimicrobicoresistenza

Aral supporta la valorizzazione del benessere animale incentivando l’applicazione del sistema di valutazione dell’Associazione italiana allevatori (Aia), tramite i dati acquisiti con i controlli funzionali (figura 3). La certificazione Aia è applicabile a livello di allevamento e di filiera.
Ovviamente, ma è sempre bene ricordarlo, la valorizzazione del benessere, e conseguentemente la salute degli animali, consente di limitare l’uso dei farmaci e contrastare il fenomeno dell’antimicrobico resistenza.
Il sistema prende in considerazione tre contesti: longevità, riproduzione e salute; con cinque indicatori: longevità, regolarità riproduttiva, mastite, chetosi subclinica e acidosi subclinica (tabella 1).
Il sistema produce un indicatore globale numerico con tre cifre (000). La prima cifra, quella delle centinaia, è il numero di indicatori con grave rischio di non benessere, la seconda cifra, quella delle decine, indica il numero di indicatori con medio rischio di non benessere, la terza cifra, quella delle unità, indica il numero degli indicatori con benessere buono. Pertanto, l’indicatore globale può variare da 500, con tutti gli indicatori di benessere critici, a 005, con tutti gli indicatori di benessere ottimali.
Il sistema Aia consente di valutare il benessere animale con misure eseguite sugli animali tramite i controlli funzionali. In questo modo la valutazione del benessere non è una fotografia una tantum, ma consente di monitorare in maniera continuativa la situazione aziendale. Il controllo funzionale diventa uno strumento fenomenale di supporto alla gestione dell’azienda e rappresenta un primo approccio di zootecnia di precisione. In altre parole l’esecuzione del controllo funzionale in una azienda è garanzia di monitoraggio della produzione e conseguentemente di possibilità di intervento per garantirne l’adeguatezza.

La mastite subclinica

Oltre a valorizzare il sistema di valutazione del benessere AIA, l’ARAL è impegnata a valorizzare nuove misure in “vecchi” fronti, in particolare nell’ambito della mastite subclinica.


La mastite è una delle principali patologie negli allevamenti da vacche da latte, causa di importanti perdite economiche (per spese cliniche e mancata consegna del latte) e concausa di eliminazione precoce degli animali. Tramite il controllo della mastite è possibile limitare l’uso degli antibiotici nell’allevamento allo stretto necessario e pertanto contrastare efficacemente la antimicrobico resistenza.
La misura utilizzata per la identificazione delle mastiti subcliniche (le più subdole proprio perché non presentano sintomi clinici) è il conteggio delle cellule somatiche (SCC) e a livello internazionale è riconosciuta la soglia di 200.000 cellule per mL per la identificazione dei soggetti malati.
Le cellule somatiche rappresentano il risultato della risposta immunitaria della mammella all’aggressione dei patogeni (specifici o ambientali) e sono composte da due tipologie cellulari: le cellule epiteliali di sfaldamento (in numero limitato) e i leucociti.

Le cellule differenziali

I leucociti non vengono caratterizzati nell’ambito del conteggio cellulare “classico”, mentre vengono differenziati nel conteggio delle cellule differenziali (DSCC): linfociti, polimorfonucleati neutrofili e macrofagi. Il ruolo nel processo infiammatorio di queste tre tipologie di cellule è diverso:
- I linfociti sono prevalentemente coinvolti nella produzione di anticorpi, risposta specifica verso aggressioni microbiche già avvenute in precedenza.
- I neutrofili e i macrofagi operano invece in maniera aspecifica e molto rapidamente. I macrofagi, già presenti in mammella, intervengono con la loro attività fagocitaria dei residui di batteri e di cellule, mentre i neutrofili, richiamati in loco dal processo infiammatorio, aggrediscono i batteri, fagocitandoli e favorendo l’intervento dei macrofagi e dei linfociti, per le loro competenze.
In estrema sintesi i linfociti presentano una frequenza piuttosto stabile, mentre i neutrofili ed i macrofagi caratterizzano fasi differenti del processo infiammatorio associato all’infezione della mammella. I macrofagi sono prevalenti nella mammella sana e nella fase di remissione dell’infiammazione/infezione, mentre i neutrofili diventano predominanti nella fase iniziale dell’infiammazione/infezione (figura 4).
Le cellule differenziali (DSCC) sono espresse come percentuale dei linfociti e dei neutrofili, mentre i macrofagi sono espressi come differenza del dato di DSCC a 100. Considerando la “costanza” della percentuale dei linfociti, un aumento del valore percentuale delle cellule differenziali deve essere considerato sostanzialmente come un aumento dei neutrofili.

L’utilità del loro conteggio

Pertanto, se con le cellule somatiche totali è possibile differenziare fra mammelle/vacche “probabilmente” sane e mammelle/vacche “probabilmente” ammalate, utilizzando anche le cellule differenziali è possibile identificare le vacche “più probabilmente” sane e vacche “più probabilmente” ammalate. Le prime sono quelle con cellule somatiche inferiori a 200.000 e con cellule differenziali “basse”, le seconde sono quelle con cellule somatiche superiori a 200.000 e con cellule differenziali “alte” (figura 5).


Inoltre, è possibile individuare due altre categorie: quella delle vacche che si stanno ammalando e quella delle vacche con mastite cronica o in remissione di patologia. Le prime sono quelle con cellule somatiche inferiori alle 200.000 e cellule differenziali “alte”, mentre le seconde, viceversa, presentano cellule somatiche sopra le 200.000 e cellule differenziali “basse”.
Le cellule differenziali sono pertanto in grado di indicare:
- le vacche che pur avendo cellule somatiche inferiori a 200.000 devono essere tenute sotto controllo, perché probabilmente si stanno ammalando,
- e le vacche che pur avendo cellule somatiche superiori a 200.000 non è utile curare con antibiotici o perché croniche (presentano una presenza persistente nei precedenti controlli funzionali di cellule somatiche alte) o perché stanno guarendo.
Quando si parla di cellule differenziali “basse” o “alte” si fa riferimento ad una soglia in grado di differenziare una situazione “normale” da una “patologica”. Le soglie ufficialmente in uso a livello nazionale dal febbraio 2020, tramite Si@lleva, sono il frutto di un lavoro iniziato da Aral nel 2017, tramite l’acquisizione delle strumentazione e l’avvio di una sperimentazione in campo che ha consentito di definire le soglie utilizzate fino a tutto il 2019.


Quindi è stato costituito un gruppo di lavoro, coordinato da Aia, che ha definito il protocollo per la identificazione di nuove soglie in base ai dati dei controlli funzionali e il confronto con quelle in essere, tramite una validazione in un sistema di simulazione utilizzando situazioni reali. Così facendo sono state confermate le soglie in essere, frutto del lavoro di sperimentazione di Aral (figura 6).
In sintesi, in Si@lleva viene utilizzata una sola soglia per le cellule somatiche e tre diverse soglie per le cellule differenziali, in base alla fase di lattazione (tabella 2).

L’asciutta selettiva

Aral, tramite la partecipazione a progetti di ricerca sviluppati ad hoc, sta studiando l’utilizzo delle cellule differenziali anche nell’ambito dell’asciutta selettiva, altro importante capitolo per il contrasto dell’antibiotico resistenza
Fra pochi anni non sarà più possibile trattare farmacologicamente le vacche alla loro messa in asciutta se non per comprovate esigenze terapeutiche; pertanto già adesso è essenziale incentivare l’uso dell’asciutta con trattamento farmacologico selettivo (asciutta selettiva) e mettere a punto degli strumenti adeguati a individuare le vacche a rischio mastite, le uniche che saranno trattate.
Altri supporti Aral contro le mastiti
Aral ha firmato un protocollo d’intesa con diverse Ats della Sanità pubblica veterinaria regionale della Lombardia proprio per valorizzare l’utilizzo dell’asciutta selettiva e delle cellule differenziali. In tale contesto vengono utilizzati gli altri supporti Aral per la gestione della mastite in azienda, ovvero:
- la verifica della presenza di agenti infettivi in azienda, tramite metodica genetico-molecolare (real time Pcr), applicata prevalentemente al latte di massa;
- l’analisi microbiologica “classica”, eseguita su singolo quarto previo prelievo di latte sterile;
- la individuazione del più efficace antimicrobico da usare, al minor dosaggio possibile (Mic).
Questi strumenti risultano fondamentali a livello di allevamento, per conoscere quali agenti mastidogeni infettivi sono presenti e procedere quindi o al loro controllo mediante profilassi igienico-sanitaria a livello di stabulazione e di impianto di mungitura o alla loro eradicazione tramite un piano d’intervento programmato a livello di singolo animale, eventualmente individuato come a rischio tramite i valori delle cellule somatiche (e di quelle differenziali).
In entrambe le situazioni, in caso di positività, fondamentale sarà avere l’indicazione del farmaco da utilizzare al minor dosaggio possibile.

In conclusione

L’Associazione regionale allevatori della Lombardia si trova in prima linea per favorire il benessere nelle aziende lombarde e per contrastare l’antimicrobico resistenza, con immediato vantaggio per il sistema allevatorile lombardo quale garanzia di qualità superiore dei prodotti (latte e derivati).
Infatti, i controlli eseguiti nell’ambito dei controlli funzionali e della consulenza tecnica aziendale consentono di garantire un monitoraggio del benessere animale e il minor utilizzo possibile dei farmaci (solo per garantire il recupero della salute degli animali ammalati) e conseguentemente dei loro residui involontari nel latte, comunque costantemente monitorati con strumentazioni d’avanguardia.
Ovviamente, ma è sempre bene ricordarlo, la valorizzazione del benessere, e conseguentemente la salute degli animali, consente di limitare l’uso dei farmaci e contrastare il fenomeno dell’antimicrobico resistenza.
Il sistema prende in considerazione tre contesti: longevità, riproduzione e salute; con cinque indicatori: longevità, regolarità riproduttiva, mastite, chetosi subclinica e acidosi subclinica (tabella 1).
Il sistema produce un indicatore globale numerico con tre cifre (000). La prima cifra, quella delle centinaia, è il numero di indicatori con grave rischio di non benessere, la seconda cifra, quella delle decine, indica il numero di indicatori con medio rischio di non benessere, la terza cifra, quella delle unità, indica il numero degli indicatori con benessere buono. Pertanto, l’indicatore globale può variare da 500, con tutti gli indicatori di benessere critici, a 005, con tutti gli indicatori di benessere ottimali.
Il sistema Aia consente di valutare il benessere animale con misure eseguite sugli animali tramite i controlli funzionali. In questo modo la valutazione del benessere non è una fotografia una tantum, ma consente di monitorare in maniera continuativa la situazione aziendale. Il controllo funzionale diventa uno strumento fenomenale di supporto alla gestione dell’azienda e rappresenta un primo approccio di zootecnia di precisione. In altre parole l’esecuzione del controllo funzionale in una azienda è garanzia di monitoraggio della produzione e conseguentemente di possibilità di intervento per garantirne l’adeguatezza.

La mastite subclinica

Oltre a valorizzare il sistema di valutazione del benessere AIA, l’ARAL è impegnata a valorizzare nuove misure in “vecchi” fronti, in particolare nell’ambito della mastite subclinica.
La mastite è una delle principali patologie negli allevamenti da vacche da latte, causa di importanti perdite economiche (per spese cliniche e mancata consegna del latte) e concausa di eliminazione precoce degli animali. Tramite il controllo della mastite è possibile limitare l’uso degli antibiotici nell’allevamento allo stretto necessario e pertanto contrastare efficacemente la antimicrobico resistenza.
La misura utilizzata per la identificazione delle mastiti subcliniche (le più subdole proprio perché non presentano sintomi clinici) è il conteggio delle cellule somatiche (SCC) e a livello internazionale è riconosciuta la soglia di 200.000 cellule per mL per la identificazione dei soggetti malati.
Le cellule somatiche rappresentano il risultato della risposta immunitaria della mammella all’aggressione dei patogeni (specifici o ambientali) e sono composte da due tipologie cellulari: le cellule epiteliali di sfaldamento (in numero limitato) e i leucociti.

Le cellule differenziali

I leucociti non vengono caratterizzati nell’ambito del conteggio cellulare “classico”, mentre vengono differenziati nel conteggio delle cellule differenziali (DSCC): linfociti, polimorfonucleati neutrofili e macrofagi. Il ruolo nel processo infiammatorio di queste tre tipologie di cellule è diverso:
- I linfociti sono prevalentemente coinvolti nella produzione di anticorpi, risposta specifica verso aggressioni microbiche già avvenute in precedenza.
- I neutrofili e i macrofagi operano invece in maniera aspecifica e molto rapidamente. I macrofagi, già presenti in mammella, intervengono con la loro attività fagocitaria dei residui di batteri e di cellule, mentre i neutrofili, richiamati in loco dal processo infiammatorio, aggrediscono i batteri, fagocitandoli e favorendo l’intervento dei macrofagi e dei linfociti, per le loro competenze.
In estrema sintesi i linfociti presentano una frequenza piuttosto stabile, mentre i neutrofili ed i macrofagi caratterizzano fasi differenti del processo infiammatorio associato all’infezione della mammella. I macrofagi sono prevalenti nella mammella sana e nella fase di remissione dell’infiammazione/infezione, mentre i neutrofili diventano predominanti nella fase iniziale dell’infiammazione/infezione (figura 4).
Le cellule differenziali (DSCC) sono espresse come percentuale dei linfociti e dei neutrofili, mentre i macrofagi sono espressi come differenza del dato di DSCC a 100. Considerando la “costanza” della percentuale dei linfociti, un aumento del valore percentuale delle cellule differenziali deve essere considerato sostanzialmente come un aumento dei neutrofili.

L’utilità del loro conteggio

Pertanto, se con le cellule somatiche totali è possibile differenziare fra mammelle/vacche “probabilmente” sane e mammelle/vacche “probabilmente” ammalate, utilizzando anche le cellule differenziali è possibile identificare le vacche “più probabilmente” sane e vacche “più probabilmente” ammalate. Le prime sono quelle con cellule somatiche inferiori a 200.000 e con cellule differenziali “basse”, le seconde sono quelle con cellule somatiche superiori a 200.000 e con cellule differenziali “alte” (figura 5).
Inoltre, è possibile individuare due altre categorie: quella delle vacche che si stanno ammalando e quella delle vacche con mastite cronica o in remissione di patologia. Le prime sono quelle con cellule somatiche inferiori alle 200.000 e cellule differenziali “alte”, mentre le seconde, viceversa, presentano cellule somatiche sopra le 200.000 e cellule differenziali “basse”.
Le cellule differenziali sono pertanto in grado di indicare:
- le vacche che pur avendo cellule somatiche inferiori a 200.000 devono essere tenute sotto controllo, perché probabilmente si stanno ammalando,
- e le vacche che pur avendo cellule somatiche superiori a 200.000 non è utile curare con antibiotici o perché croniche (presentano una presenza persistente nei precedenti controlli funzionali di cellule somatiche alte) o perché stanno guarendo.
Quando si parla di cellule differenziali “basse” o “alte” si fa riferimento ad una soglia in grado di differenziare una situazione “normale” da una “patologica”. Le soglie ufficialmente in uso a livello nazionale dal febbraio 2020, tramite Si@lleva, sono il frutto di un lavoro iniziato da Aral nel 2017, tramite l’acquisizione delle strumentazione e l’avvio di una sperimentazione in campo che ha consentito di definire le soglie utilizzate fino a tutto il 2019.
Quindi è stato costituito un gruppo di lavoro, coordinato da Aia, che ha definito il protocollo per la identificazione di nuove soglie in base ai dati dei controlli funzionali e il confronto con quelle in essere, tramite una validazione in un sistema di simulazione utilizzando situazioni reali. Così facendo sono state confermate le soglie in essere, frutto del lavoro di sperimentazione di Aral (figura 6).
In sintesi, in Si@lleva viene utilizzata una sola soglia per le cellule somatiche e tre diverse soglie per le cellule differenziali, in base alla fase di lattazione (tabella 2).

L’asciutta selettiva

Aral, tramite la partecipazione a progetti di ricerca sviluppati ad hoc, sta studiando l’utilizzo delle cellule differenziali anche nell’ambito dell’asciutta selettiva, altro importante capitolo per il contrasto dell’antibiotico resistenza (figura 7).
Fra pochi anni non sarà più possibile trattare farmacologicamente le vacche alla loro messa in asciutta se non per comprovate esigenze terapeutiche; pertanto già adesso è essenziale incentivare l’uso dell’asciutta con trattamento farmacologico selettivo (asciutta selettiva) e mettere a punto degli strumenti adeguati a individuare le vacche a rischio mastite, le uniche che saranno trattate.

Altri supporti Aral contro le mastiti

Aral ha firmato un protocollo d’intesa con diverse Ats della Sanità pubblica veterinaria regionale della Lombardia proprio per valorizzare l’utilizzo dell’asciutta selettiva e delle cellule differenziali. In tale contesto vengono utilizzati gli altri supporti Aral per la gestione della mastite in azienda, ovvero:
- la verifica della presenza di agenti infettivi in azienda, tramite metodica genetico-molecolare (real time Pcr), applicata prevalentemente al latte di massa;
- l’analisi microbiologica “classica”, eseguita su singolo quarto previo prelievo di latte sterile;
- la individuazione del più efficace antimicrobico da usare, al minor dosaggio possibile (Mic).
Questi strumenti risultano fondamentali a livello di allevamento, per conoscere quali agenti mastidogeni infettivi sono presenti e procedere quindi o al loro controllo mediante profilassi igienico-sanitaria a livello di stabulazione e di impianto di mungitura o alla loro eradicazione tramite un piano d’intervento programmato a livello di singolo animale, eventualmente individuato come a rischio tramite i valori delle cellule somatiche (e di quelle differenziali).
In entrambe le situazioni, in caso di positività, fondamentale sarà avere l’indicazione del farmaco da utilizzare al minor dosaggio possibile.

In conclusione

L’Associazione regionale allevatori della Lombardia si trova in prima linea per favorire il benessere nelle aziende lombarde e per contrastare l’antimicrobico resistenza, con immediato vantaggio per il sistema allevatorile lombardo quale garanzia di qualità superiore dei prodotti (latte e derivati).
Infatti, i controlli eseguiti nell’ambito dei controlli funzionali e della consulenza tecnica aziendale consentono di garantire un monitoraggio del benessere animale e il minor utilizzo possibile dei farmaci (solo per garantire il recupero della salute degli animali ammalati) e conseguentemente dei loro residui involontari nel latte, comunque costantemente monitorati con strumentazioni d’avanguardia.

Così Aral Lombardia ricerca la sostenibilità - Ultima modifica: 2020-06-12T14:32:21+02:00 da Lucia Berti

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