Sostegno alla zootecnia da carne, per le aziende e per il territorio

E’ il messaggio uscito dalla convention Coldiretti-Assocarni tenutasi ieri a Jolanda di Savoia (Fe), presso Bonifiche Ferraresi. Le due associazioni, i ministri Martina e Lorenzin, personalità come Luigi Cremonini e Paolo De Castro, tutti d’accordo: indispensabile un rilancio del settore

«Vogliamo riconfigurare una strategia nazionale per il sostegno del settore zootecnico. E molte azioni in questa direzione le abbiamo appena compiute: raddoppiati gli aiuti accoppiati alla zootecnia italiana, con una iniezione di altri 200 milioni, per lanciare un segnale sull’importanza della zootecnia italiana; ridotta la pressione fiscale sulle aziende agricole; aumentata la compensazione Iva per carne e latte». Così il ministro Maurizio Martina intervenendo alla convention Coldiretti-Assocarni sulla zootecnia bovina da carne tenutasi ieri a Jolanda di Savoia (Fe), presso l’azienda di Bonifiche Ferraresi. Incontro battezzato “Zootecnia 4.0”.

«E insisteremo. Le prossime sfide – ha continuato Martina – saranno favorire gli investimenti in tecnologia, sull’onda di quanto già fatto con Industria 4.0. Favorire il benessere animale. Come in Francia, puntare sull’informazione al consumatore rendendo obbligatoria l’indicazione dell’origine delle carni anche nei ristoranti. Organizzare meglio la filiera. E a quest’ultimo proposito abbiamo reso disponibili budget importanti, 260 milioni sui Contratti di filiera: i progetti potranno essere presentati a partire dal 27 novembre prossimo, un’occasione da non farsi sfuggire».

Ma il meeting Zootecnia 4.0 è stato soprattutto l’occasione per Coldiretti e per Assocarni per manifestare agli operatori del settore e all’opinione pubblica italiana la propria intenzione di sostenere gli allevamenti nazionali di bovini da carne. DI rilievo in particolare la posizione espressa da Roberto Moncalvo, presidente Coldiretti: «Vogliamo una filiera bovina italiana al cento per cento, partendo dal vitello nato in Italia. Ridurremmo la nostra dipendenza dall’estero. Sosterremmo le aziende zootecniche. Difenderemmo il territorio, dal momento che l’allevamento con linea vacca vitello riesce benissimo in ambiente collinare».

Su questa stessa lunghezza d’onda Luigi Cremonini, il patron di Inalca: «Bisogna evitare che le stalle chiudano. Bisogna difendere il calore dell’italianità nell’allevamento dei bovini da carne. Oggi il consumatore vuole carne sempre migliore; e gli allevamenti italiani possono rispondere, come dimostra fra l’altro l’esperienza di Bonifiche Ferraresi». E Luigi Scordamaglia, vicepresidente di Assocarni: «Basta con lo smantellamento del comparto bovino italiano, all’abbandono della genetica e del territorio, a un così forte ricorso all’importazione di vitelli. Non si può fare agricoltura moderna senza zootecnia».

Sostegno all'idea anche da parte del ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che ha sostenuto le ragioni di una dieta equilibrata, dove il consumo di carne resta indispensabile, soprattutto in certe fasi della vita.

 

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