
Far crescere la zootecnia nazionale della carne bovina e favorire la produzione di vitelli da ingrasso attraverso una strategia condivisa. È l’obiettivo del protocollo dell'intesa firmata oggi, 30 settembre 2026, da Confagricoltura e Uniceb (Unione italiana filiera delle carni) per rispondere alle esigenze del comparto anche a causa della scarsa offerta di vitelli dalla Francia, storicamente importati per coprire il fabbisogno nazionale.
Sempre più frequentemente, infatti, si registra una crescente richiesta di aumentare la produzione di carne proveniente da una filiera totalmente Made in Italy, considerata la sensibilità del consumatore verso prodotti nazionali caratterizzati da un livello qualitativo elevato.
Il 50% circa della carne nazionale deriva da vitelli importati
Attualmente, circa il 50% della carne prodotta in Italia deriva dall’ingrasso di animali provenienti dall’estero: il principale esportatore verso il nostro Paese è la Francia, dalla quale proviene oltre il 70% dei ristalli (circa 800mila capi).
Italia al quarto posto per la cane bovina in Europa
L’Italia è il quarto produttore europeo di carne bovina (con una quota del 10%), al pari della Polonia, e dopo Francia (20%), Germania (15%) e Spagna (11%) (fonte Ismeamercati). La produzione italiana è calcolata in circa 670.000 tonnellate, di cui 320.000, ovvero poco meno del 50%, derivano dall’importazione di animali vivi, mentre l’importazione delle carni si attesta intorno alle 430.000 tonnellate (fonte Ismeamercati su dati 2024). Quindi, l’autoapprovvigionamento si attesta intorno al 40%.
L’intesa, firmata a Palazzo della Valle dai presidenti Massimiliano Giansanti di Confagricoltura e Carlo Siciliani di Uniceb, punta a incentivare l’autoapprovvigionamento e una produzione di qualità, offrendo alle imprese associate un canale di commercializzazione stabile, fondato su standard condivisi e su criteri oggettivi per la determinazione dei prezzi e delle premialità.
Il progetto riguarda in dettaglio specifiche linee di produzione e di allevamento. Particolare attenzione viene riservata alla qualità delle produzioni, alle buone pratiche di gestione del vitello sin dalla nascita, alla sostenibilità ambientale, al benessere animale e alla riduzione dell’impiego di antibiotici.
Questa collaborazione tra Confagricoltura e Uniceb – è stato evidenziato - contribuisce alla crescita equilibrata della filiera agroalimentare italiana, sostenendo la competitività delle imprese italiane e una più equa distribuzione del valore lungo tutti i suoi passaggi.








