Sulla carne bovina l'Europa non è più autosufficiente e l'Ue ha ridotto le risorse destinate al comparto e all'agricoltura. A lanciare l'allarme è Serafino Cremonini, presidente di Assocarni in un'intervista rilasciata all'Adnkronos: «L'Europa deve cambiare politica, stiamo andando su una strada sbagliata. Per quanto riguarda la carne bovina l'Europa è sempre stata esportatrice ma dall'anno scorso è diventata solo importatrice».
Non si devono ridurre i contributi Ue
«E, soprattutto - ha aggiunto Cremonini - l'Ue non deve ridurre gli stanziamenti per gli agricoltori perché il tema è: dobbiamo renderci più indipendenti da altri Paesi che non seguono le nostre normative, la nostra sicurezza alimentare. La battaglia che stiamo facendo con le principali organizzazioni, Coldiretti in primis, punta a far sì che l'Europa non diminuisca in modo sensibile i fondi per l'agricoltura».
Ma l'Europa farà la sua parte con la nuova Pac che entrerà in vigore nel 2028. «Purtroppo le risorse a favore dell'agricoltura sono già diminuite perché la nuova Pac 2028-2034 prevede uno stanziamento inferiore, pari a 300 miliardi di euro rispetto ai 387 miliardi della vecchia Pac» osserva Cremonini con rammarico e rilancia: «noi stiamo facendo di tutto per creare alleanze con i Paesi europei che sono più vicini a noi, come Spagna e Francia, e adesso stiamo parlando anche con la Polonia per far in modo che si sostenga la filiera zootecnica europea.
Decreto ColtivaItalia offre boccata di ossigeno
Secondo Cremonini, invece in Italia invece il disegno di legge ColtivaItalia può rappresentare una boccata d'ossigeno, come ha sottolineato Cremonini: «Il ministro Lollobrigida ha fatto un grande sforzo per l'agricoltura italiana, con lo stanziamento di oltre 1 miliardo di euro di cui 300 milioni per l'aumento della produzione di bovini in Italia. Dobbiamo organizzarci per rafforzare la filiera italiana - insiste il presidente di Assocarni - in modo tale da renderci meno dipendenti dai Paesi esteri e quindi meno vulnerabili di fronte agli aumenti dei prezzi. Avere una filiera più corta sarebbe più sostenibile e si avrebbe una riduzione dei costi».









