AMBIENTE

Direttiva nitrati, infrazione chiusa

La procedura è quella del 2006. Superata da altri provvedimenti. Pianura Padana già allineata.

La notizia dell’archiviazione da parte della Commissione europea della procedura di infrazione aperta nei confronti dell’Italia per il mancato recepimento della direttiva nitrati è quasi passata sotto silenzio.

In effetti, il ritiro si riferisce a una procedura aperta dalla Commissione nel 2006 e largamente superata da altre procedure d’infrazione sul medesimo argomento.

Informalmente la decisione era nota da qualche tempo e il documento ufficiale era arrivato sin dal 5 giugno scorso, quando la comunicazione era stata inviata a Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna, le quattro regioni della Pianura Padana a maggior concentrazione zootecnica che rimangono comunque alle prese con obblighi e vincoli imposti dalla normativa comunitaria nelle aree vulnerabili ai nitrati.

La direttiva comunitaria 676/1991, che avrebbe dovuto essere recepita da tutti gli Stati entro il 19/12/1993, aveva come intento la riduzione dell’inquinamento da nitrati di origine agricola e zootecnica.

Nelle aree vulnerabili, ossia dove è maggiore il rischio di inquinamento, la Ue ha infatti imposto l’obbligo del rispetto del carico massimo di 170 kg/ha/anno di N contro i 340 kg/ha/anno ammessi nelle aree non vulnerabili.

Nell’aprile del 2006 la Ue notificò all’Italia la messa in mora avviando la procedura di infrazione, a causa di un’applicazione poco efficace. In particolare l’Ue contestava, oltre a un designazione troppo ristretta delle zone vulnerabili nella Pianura padana, anche l’insufficienza delle misure di attuazione, quelle previste dai programmi d’azione.

Nel corso di questi anni sono state riviste e ampliate le zone vulnerabili in modo da corrispondere alle richieste della Commissione e sono state introdotte norme più stringenti nelle disposizioni regionali di attuazione.

Il ritiro della procedura d’infrazione conferma quindi la validità delle zone vulnerabili individuate dall’Italia anche se non corrispondono esattamente e quelle richieste inizialmente dall’Ue. Infatti complessivamente oggi riguardano 1 milione e 788mila ha contro i 3 milioni richiesti dall’Ue, ossia l’intera Pianura padana.

In Lombardia, che vede 8.700 aziende di bovini da latte, 2.200 aziende suinicole e 1.100 aziende avicole, le aree classificate vulnerabili sono passate comunque dal 23% al 56% della superficie agricola.

Ma proprio mentre si stava per chiudere la precedente procedura d’infrazione ecco che a febbraio 2013 la Commissione ha riaperto il fronte con una richiesta di chiarimenti sul comma 7 quater dell’art. 36 del decreto Sviluppo, che aveva sospeso per un anno l’applicazione del limite dei 170 kg/ha/anno di N che è possibile distribuire nei campi attraverso le deiezioni zootecniche. Le stesse regioni interessate dichiararono che non avrebbero rispettato la nuova norma maggiormente permissiva. Anche questa procedura è però destinata a essere ritirata in quanto l’Italia ha abrogato la norma nella legge Comunitaria 2013, art. 27.

D’altra parte si deve anche ricordare che la possibilità di superare il limite dei 170 Kg è già in vigore ed è stata concessa direttamente dall’Ue sin dal 2012 con una deroga di 4 anni concessa a Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna che consente di distribuire fino ai 250 kg/ha/anno di N a determinate condizioni di carattere agronomico e su richiesta della singola azienda.

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