Aiuti accoppiati, Agea pubblica gli importi 2017

aiuti accoppiati
Con una circolare di giugno, che raccoglie quanto uscito dai calcoli eseguiti nei mesi scorsi, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura pubblica i premi unitari relativi alle domande presentate dalle aziende per l’anno scorso. La circolare è accompagnata da due allegati: uno per il settore zootecnico e l’altro per le “misure a superficie”

L’ammontare degli importi effettivi degli aiuti accoppiati europei rappresenta ogni anno una notizia attesa dal mondo agricolo. E soprattutto fra gli allevatori, in quanto buona parte di questi aiuti europei – che rientrano a pieno titolo nel sistema di sostegno della Pac – interessa proprio la zootecnia, sia da latte che da carne, bovina e ovicaprina.
Ma perché parliamo di importi “effettivi”? Proprio in quanto “accoppiati”, questi premi vengono erogati dietro la presentazione di una domanda nella quale ogni azienda chiede, annualmente, l’aiuto su un numero ipotizzato di capi allevati (o di ettari, nel caso delle colture) per un certo anno solare. Dato che, parallelamente, per ciascun anno il ministero delle Politiche agricole, in accordo con l’Ue, stanzia una cifra predefinita complessiva per tutti i premi accoppiati, sarà solo nei conteggi finali computi l’anno seguente che verrà calcolato – in funzione di quanti capi (o ettari) avranno davvero acquisito e mantenuto le caratteristiche per ottenere l’aiuto – l’importo unitario, cioè per ciascun capo, per le domande dell’anno precedente.

aiuti accoppiati

Una circolare Agea di giugno, raccoglie quanto uscito dai calcoli eseguiti nei mesi scorsi e pubblica i premi unitari relativi alle domande presentate dalle aziende per il 2017. Si parte considerando che per l’anno scorso l’ammontare complessivo a disposizione dell’Italia delle misure accoppiate era pari a 455.944.800,00 milioni di euro. Quindi, la circolare informa che “Gli importi unitari sono stati definiti sulla base delle superfici accertate e del numero di capi accertati comunicati dagli Organismi pagatori”. La stessa circolare è quindi accompagnata da due allegati: uno per il settore zootecnico (si veda tabella) e l’altro per le “misure a superficie”.

Due precisazioni

Agea fa infine due precisazioni tecniche ma importanti. L’una è relativa ai pagamenti nel settore latte, e in particolare all’aiuto previsto per le vacche appartenenti ad allevamenti di qualità siti in zone montane. In questo caso, la circolare spiega che in presenza di un capo ammissibile al pagamento per questa misura l’importo effettivo unitario si ricava dalla somma tra quello per le vacche nutrici e quello “aggiuntivo” per le vacche in zone di montagna. E viene fatto un esempio di calcolo: “il produttore ha n. 10 vacche da latte associate ad allevamenti situati in zone montane. Il calcolo del pagamento è così eseguito: 10 capi x € 79,67 (importo unitario premio vacche nutrici) = € 796,70 10 capi x € 60,99 (importo unitario premio vacche nutrici di montagna) = € 609,90 totale del pagamento cui ha diritto il produttore: € 796,70 + € 609,90 = € 1.406,60.
Analoga procedura di calcolo deve essere applicata per gli aiuti relativi alle vacche nutrici di razze da carne o a duplice attitudine iscritte nei Libri genealogici o nel Registro anagrafico delle razze bovine e le vacche a duplice attitudine iscritte nel Libri genealogici o nel Registro anagrafico, facenti parte di allevamenti che aderiscono a piani di gestione della razza.

I fondi destinati alla zootecnia

Ma vediamo meglio, seppur in sintesi, quali sono e come si articolano gli aiuti accoppiati nel settore zootecnico.
A cominciare dal comparto della produzione di latte, nel quale un primo tipo di aiuto viene erogato a ciascuna vacca che abbia partorito nell’anno solare di riferimento (con una ulteriore specificazione per le vacche associate ad allevamenti situati in zone montane e per le bufale di età superiore a 30 mesi). Ma è essenziale che il latte commercializzato dalla stalla richiedente rispetti almeno due dei tre parametri igienico-sanitari seguenti: tenore di cellule somatiche inferiore a 300mila per ml; tenore in carica batterica inferiore a 40mila per ml (a 30° C); una concentrazione in proteine superiore al 3,35%. C’è da aggiungere che qualora un parametro non rispetti i limiti indicati, dovrà stare in ogni modo al di sotto di questi ulteriori tetti: tenore di cellule somatiche (per ml) inferiore a 400mila; tenore di carica batterica a 30° (per ml) inferiore a 100mila; contenuto di proteina superiore a 3,20%.
Nel comparto della carne bovina, un primo premio riguarda la macellazione di capi di età compresa tra 12 e 24 mesi, allevati per almeno 6 mesi nelle aziende richiedenti. Un secondo premio è destinato ai capi macellati in età compresa tra 12 e 24 mesi, allevati per almeno 12 mesi nelle aziende dei richiedenti. Sempre per bovini macellati tra i 12 e 24 mesi, si prevede un premio anche per i capi aderenti a sistemi di qualità nazionale o regionale e allevati dal richiedente per un periodo non inferiore a sei mesi prima della macellazione; oppure per animali aderenti a sistemi di etichettatura facoltativa riconosciuti e allevati dal richiedente per un periodo non inferiore a sei mesi prima della macellazione; e infine per capi allevati per almeno sei mesi e certificati a denominazione di origine protetta o indicazione geografica protetta (Regolamento Ue 1151 del 2012).
Per quanto riguarda le vacche nutrici, l’aiuto si articola come di seguito: vacca nutrice iscritta ai libri genealogici o registri anagrafici; vacca nutrice iscritta ai libri genealogici delle razze Chianina, Marchigiana, Maremmana, Romagnola e Podolica, inserite in piani selettivi Ibr; vacca nutrice presente in stalle non da latte, non iscritta ai libri genealogici o registri anagrafici.
Infine, per il comparto ovicaprino, vengono considerate le agnelle da rimonta e i capi (sia ovini che caprini) macellati.

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