Coldiretti: il latte deve dare reddito

Grande impatto mediatico. Chiaro e preciso il messaggio: il prezzo alla produzione non copre neppure i costi per l’alimentazione degli animali, così il settore è a rischio

Prima di tutto quella della Coldiretti è stata un’iniziativa, o meglio un’offensiva, mediatica. Il messaggio che ha lanciato il 6 febbraio (il prezzo del latte alla stalla è sceso troppo, la redditività dell’allevamento di bovine da latte è a rischio, se continua così in Italia dovranno chiudere migliaia di stalle, serve una svolta...) ha coinvolto migliaia di cittadini nelle piazze delle principali città italiane, ha conquistato pagine intere dei principali quotidiani e un buon minutaggio nelle scalette dei principali telegiornali.
Lo sbarco di questo messaggio economico, zootecnico, sui quotidiani e in tivù, sino a raggiungere il grande pubblico dei consumatori, è anche stato facilitato dalla potenza politica di questa organizzazione professionale. Che è riuscita a convincere molte star della politica a indossare il camice giallo e a mettersi a mungere simbolicamente in piazza vacche (vere) in favor di fotografi e cineoperatori. E quando si muove un politico, in Italia, quotidiani e televisioni si precipitano. Tra chi ha posato con i colori, il giallo, della Coldiretti si sono distinti i ministri Martina, Poletti, Orlando, Galletti, il sindaco di Roma Martino, i governatori regionali Maroni e Zaia, di fronte a quest’ultimo la sfidante Moretti, e molti altri.
Ma tutto fa brodo: se sfruttare la popolarità dei politici è servito a diffondere il messaggio in modo ancor più capillare, tanto di cappello alla Coldiretti e anzi tanti ringraziamenti da parte di tutto il mondo della zootecnia.
In ogni caso il 6 febbraio le piazze erano piene, nonostante la neve. Molti passanti e diverse scolaresche sono andati a curiosare nei gazebo e a unirsi agli attivisti Coldiretti nel rito della mungitura (qui sotto vediamo in azione lo stesso presidente Coldiretti Roberto Moncalvo). E il giorno dopo, tutti a ricercarsi nelle foto dei giornali.
Insomma, il messaggio è passato. Ma se le strategie di comunicazione sono state così indiscutibilmente efficaci, in parte è stato anche grazie al fatto che lo stesso messaggio comunicato era particolarmente preciso e coinvolgente. E il messaggio diceva: in questo periodo, a causa della scarsa redditività della produzione, è a rischio un settore vitale per l’intera agricoltura italiana e anzi per la stessa economia nazionale, la zootecnia da latte.
Più precisamente: «Nel percorso dal luogo di produzione alla tavola di casa nostra - hanno detto fra l’altro gli uomini Coldiretti - il costo del latte lievita di quattro volte. Secondo una rilevazione della Coldiretti Lombardia se oggi alla stalla viene pagato 0,36 euro al litro, i consumatori lo acquistano sullo scaffale a un prezzo che raggiunge e supera anche gli 1,60 euro. L’indagine ha preso in considerazione il latte fresco intero: si scopre così che a Lodi il prezzo medio al dettaglio è di circa 1,44 euro al litro, a Monza di 1,60 euro mentre a Milano sale a 1,64 euro. Il tutto a fronte di un prezzo medio in Lombardia di 1,57 euro. Una situazione che non è vantaggiosa né per i consumatori, né per gli agricoltori. Basti pensare che un allevatore per pagarsi un caffè al bar o per acquistare una bottiglia d’acqua deve vendere 3 litri di latte, mentre per un semplice panino al bar deve “pagare” con almeno 10 litri di latte».
Ma soprattutto, aggiunge Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Lombardia, «il prezzo riconosciuto agli allevatori non copre neanche i costi per l’alimentazione degli animali e sta portando alla chiusura di una media di quattro stalle al giorno con effetti sull’occupazione, sull’economia, sull’ambiente e sulla sicurezza alimentare degli italiani».

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