A Strasburgo la manifestazione degli agricoltori anche italiani contro il Mercosur

Hanno protestato a Strasburgo contro l'accordo tra Ue e Paesi del Mercosur le rappresentanze agricole di Coldiretti, Confagricoltura e Cia

L'accusa principale rivolta all'accordo Ue-Mercosur è la mancanza di regole uguali per tutti. Il futuro dell’agricoltura europea è seriamente a rischio

Gli agricoltori europei hanno sfilato a Strasburgo fino al Parlamento europeo per dire no al Mercosur, l’accordo di libero scambio tra Unione europea e alcuni Paesi dell’’America Latina (Uruguay, Paraguay, Argentina e Brasile) firmato  firmato formalmente il 17 gennaio 2026 dopo oltre 25 anni di negoziati, ma che ancora deve essere ratificato dai Parlamenti.

L’intesa, che riduce progressivamente dazi e barriere su ampia parte dei beni scambiati (oltre il 90%) e riguarda anche prodotti zootecnici, carne e derivati.

Alla mobilitazione, insieme agli agricoltori francesi della Fnsea, hanno preso parte anche le organizzazioni agricole italiane di Coldiretti, Confagricoltura e Cia che hanno annunciato una mobilitazione a oltranza.

Si è  trattato di una protesta compatta  controla politica comunitaria, accusata di scaricare vincoli e costi sulle imprese europee e di aprire le porte a importazioni da Paesi che non rispettano gli stessi standard produttivi, sanitari e ambientali.

«La Commissione Ue un laboratorio ideologico gestito da tecnocrati»

Nel mrino c’è in particolare la Commissione guidata da Ursula von der Leyen, accusata da Coldiretti di aver trasformato l’agricoltura europea in «un laboratorio ideologico gestito da tecnocrati lontani dai territori», con il rischio di compromettere la sovranità alimentare del continente. Secondo l’organizzazione, la burocrazia comunitaria sottrae alle aziende agricole fino a cento giorni di lavoro all’anno, mentre il commercio internazionale, in assenza di regole condivise, diventa un’arma contro le produzioni europee.

«Continuiamo la nostra protesta sul tema della trasparenza - ha sottolineato il presidente di Coldiretti Ettore Prandini - nell’interesse delle imprese agricole ma soprattutto dei cittadini consumatori. Vogliamo dare garanzie sulla qualità dei prodotti e, soprattutto, assicurare che i cibi importati rispettino esattamente le stesse regole e gli stessi standard ai quali sono sottoposte le nostre imprese. Questo vale per il Mercosur, ma vale anche per tutti gli accordi futuri che verranno siglati: abbiamo la necessità di dare certezza e tutela al lavoro dei nostri agricoltori. La nostra battaglia - conclude Prandini - continuerà oggi, nei prossimi giorni, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, finché non otterremo elementi chiari di trasparenza e di coerenza da parte della Commissione europea».

Una linea condivisa dal segretario generale di Coldiretti, Vincenzo Gesmundo: «Siamo qui per denunciare la necessità che, partendo proprio dal Mercosur, tutti i prodotti che importiamo in Europa e soprattutto in Italia siano pienamente tracciabili. È quindi necessario che - prosegue Gesmundo - partendo da questa grande capacità di mobilitazione popolare, si possa arrivare non solo al concetto di reciprocità, ma a un controllo che riguardi tutte, tutte, tutte le merci che importiamo, sia dal punto di vista della qualità sia, soprattutto, da quello della salubrità».

Nel settore delle carni si rischia una forte pressione al ribasso sui prezzi

Il presidente nazionale della Cia, Cristiano Fini, a Strasburgo ha parlato di numeri «preoccupanti» e di uno scenario che mette a rischio circa 40mila posti di lavoro nel settore agroalimentare europeo. «Accetteremo il Mercosur solo alle nostre condizioni – ribadisce Fini –. Senza reciprocità piena, controlli rigorosi e clausole di salvaguardia efficaci, l’agricoltura europea ne uscirebbe a pezzi».

Secondo l’analisi di Cia, i comparti più esposti sono zootecnia (oltre a risicoltura e ortofrutta). Nel settore delle carni, la forbice tra la produzione italiana e quella dei Paesi del Mercosur evidenzia il rischio di una forte pressione al ribasso sui prezzi, con conseguenze negative su una filiera che in Italia vale oltre 22 miliardi di euro. Preoccupano anche le carenze nei controlli sanitari, come dimostrano i casi di carne bovina non conforme per la presenza di ormoni vietati.

«Forniamo cibo sicuro agli europei ma non possiamo farlo senza un giusto reddito»

Anche Confagricoltura ha ribadito la necessità di accordi commerciali equilibrati e fondati sul principio di reciprocità. «Chi vuole esportare verso l’Unione europea deve cioè rispettare le stesse, identiche regole produttive, ambientali dei nostri agricoltori».

«Siamo oggi a Strasburgo - ha detto Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura - per continuare la nostra mobilitazione iniziata a Bruxelles il 18 dicembre. Vogliamo le istituzioni europee più vicine agli agricoltori che garantiscono sicurezza alimentare e cibo di alta qualità. Per questo motivo, da una parte, vogliamo dire no agli accordi commerciali sbagliati come il Mercosur e dall'altra chiediamo maggiori risorse per un settore fondamentale come l’agricoltura. Forniamo cibo sicuro agli europei ma non possiamo farlo senza un giusto reddito. Chiediamo una politica agricola comune più vicina agli interessi degli agricoltori e delle aree rurali che ci permetta di rendere l'agricoltura europea sempre più competitiva. Vogliamo garantire la sicurezza alimentare. Vogliamo garantire la democrazia del cibo».

L’accusa principale rivolta all’accordo Mercosur dalle associazioni agricole riguarda. quindi. le differenze negli standard di produzione e benessere animale nei paesi Mercosur che possono comunque tradursi in costi di produzione inferiori e, quindi, in pressione competitiva nonostante i controlli.

Che cosa prevede l'accordo: accesso ai mercati e i dazi sulle carni

Quota di importazione per le carni Mercosur:

  • Il trattato prevede un contingente di carne bovina Mercosur di circa 99.000 tonnellate con dazio agevolato (circa 7,5%). Questo volume rappresenta circa 1,5-1,6% della produzione bovina totale dell’Ue e meno della metà delle importazioni Mercosur attuali che già avvengono con regimi tariffari favorevoli.
  • Sul fronte avicolo la quota agevolata è di 180.000 tonnellate duty-free (senza dazio) entro cinque anni. Questo equivale a circa 1,3-1,4% del consumo interno europeo.

Anche se i volumi contingenti sono “limitati” in termini percentuali rispetto alla produzione europea, potrebbero influenzare i prezzi locali, specialmente in aree con strutture produttive meno competitive (allevamenti di piccola scala).

Secondo rapporti di analisi, l’accordo potrebbe comportare un incremento delle importazioni bovine dall’America Latina tra il 30% e il 64%, con una possibile leggera riduzione di produzione Ue (0,7-1,2%).

L’Ue ha concordato clausole di salvaguardia che consentono di reintrodurre temporaneamente dazi più alti o sospendere agevolazioni se le importazioni superano certe soglie e causano danni ai produttori europei (solo dopo monitoraggio e intervento formale).

Formaggi e lattiero-caseari

I prodotti lattiero-caseari europei (inclusi formaggi come Parmigiano, Pecorino, Gruyère ecc.) beneficeranno di eliminazione graduale dei dazi entro quote prefissate: ad esempio 30.000 t di formaggi e 10.000 t di latte in polvere con dazi che si riducono fino a zero.

Questa apertura tariffaria rappresenta un’opportunità per gli esportatori Ue, soprattutto per i comparti di alta gamma e con indicazioni geografiche, perché i prodotti europei entrano in Mercosur con costi più competitivi rispetto al passato.

Formaggi: una quota di 30.000 tonnellate, con dazio attuale intorno al 28% che sarà gradualmente portato a zero.

Latte in polvere: quota da 10.000 tonnellate, anche qui con dazio di partenza al 28%.

Infant formula: quota da 5.000 tonnellate, contro un dazio oggi intorno al 18%.

Protezione delle Indicazioni geografiche

In tema di protezione delle indicazioni geografiche europee, il trattato tutela 344 prodotti agroalimentari e bevande dell’Ue, molti dei quali formaggi Dop e Igp, fra cui 57 italiani. Tra i formaggi italiani figurano, fra gli altri: Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Gorgonzola, Fontina, Asiago.

Per questi prodotti, l’accordo introduce una tutela giuridica nei Paesi Mercosur, con l’obiettivo di ridurre le imitazioni e consentire ai produttori europei di valorizzare il marchio di origine.

 

 

 

 

 

 

A Strasburgo la manifestazione degli agricoltori anche italiani contro il Mercosur - Ultima modifica: 2026-01-20T20:26:23+01:00 da Francesca Baccino

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