Latte ovino sardo, cosa c’è oltre i 74 centesimi

Latte pagato ai pastori 74 centesimi al litro, un nuovo profilo per il consorzio. Sono le ultime due decisioni del tavolo di filiera, prese rispettivamente l’8 e il 15 marzo. Prossimo round il 22 marzo, quando si inizieranno a discutere le proposte di modifica allo statuto e al disciplinare del consorzio del pecorino romano

 

E così, come questo sito aveva annunciato in tempo reale, venerdì 8 marzo è stato trovato l’accordo sul prezzo del latte: il tavolo convocato dal prefetto di Sassari Giuseppe Marani ha chiuso un'intesa che prevede 74 centesimi al litro, con l'impegno di un conguaglio a novembre in base al prezzo di mercato del pecorino romano. Al vertice in Prefettura hanno partecipato i rappresentanti dei pastori, le aziende di trasformazione con i rappresentanti del governo, della Regione Sardegna e delle associazioni di categoria.
La vertenza sul prezzo del latte era ripartita nell'incontro in Prefettura dalla base dei 72 centesimi stabiliti il 26 febbraio scorso e dal decreto firmato il 7 marzo dal Governo, che aveva stanziato 24 milioni di euro per sostenere la filiera lattiero-casearia della Sardegna.

Il 15 marzo

La cronologia di questa difficile trattativa vede però segnata in rosso un’altra data, il 15 marzo, quando è andata in scena una successiva fase del confronto di filiera. In quella data infatti si è tenuto, sempre alla Prefettura di Sassari un altro tavolo istituzionale della filiera del latte, convocato dal prefetto, Giuseppe Marani, alla presenza del capo di Gabinetto del ministero delle Politiche agricole, Luigi Fiorentino, degli industriali del settore caseario sardo, del Consorzio pecorino romano, di Coldiretti, di Legacoop Sardegna, di Assolatte e di una rappresentanza dei pastori.
Bene, il 15 marzo è stato delineato un nuovo profilo per il Consorzio del Pecorino romano. Il tavolo istituzionale convocato dal prefetto ha ipotizzato il futuro del sodalizio partendo dalle richieste dei pastori, degli industriali e delle associazioni di categoria emerse in occasione dei precedenti incontri tenuti per definire l'accordo sul prezzo del latte ovino.
Il presidente Salvatore Palitta e gli altri rappresentanti del Consorzio hanno manifestato la propria disponibilità affinché il "Tavolo Sardegna" sia un cantiere unitario per il rilancio dell'intera filiera. In quest'ottica tutti gli attori coinvolti saranno chiamati a partecipare alla redazione del nuovo Piano di programmazione. Quattro i punti concordati il 15 marzo, sui quali lavorare:

  • revisione dello statuto e del disciplinare di produzione del Pecorino romano;
  • analisi delle problematiche legate alle quote produttive;
  • condivisione dei dati di produzione;
  • individuazione di un manager in grado di rilanciare il Consorzio.

Il prossimo 22 marzo

Le proposte di modifica allo statuto e al disciplinare dovranno essere consegnate a tutti i componenti del tavolo entro venerdì 22 marzo, in modo che possano essere valutate dal Consorzio e dal Ministero.
Per quanto riguarda la trasparenza dei dati sulle produzioni, il capo di Gabinetto del ministero e il prefetto hanno sollecitato il Consorzio a una maggiore pubblicità delle cifre, a redigere una pubblicazione mensile e a far conoscere al "Tavolo Sardegna" tutti i prospetti relativi all'ultimo triennio.

In novembre 2019 il saldo

Detto del lungo e penoso calendario dei lavori, torniamo al dato più importante, il prezzo del latte ovino sardo fissato a quota 74 cent/litro, “come acconto”. Il verbale dell’accordo dell’8 marzo, ricostruisce l’Ansa, prevede che il latte ovino venga pagato dai trasformatori ai pastori 72 centesimi al litro a febbraio e 74 centesimi da marzo sino a fine campagna, come acconto per il conferimento del prodotto appena munto.
A novembre 2019, quando sarà il momento del saldo su tutto il latte prodotto e portato ai caseifici industriali e alle cooperative, il prezzo del conguaglio da corrispondere agli allevatori sarà calcolato in base al prezzo del pecorino romano rilevato alla Borsa di Milano, e seguendo una griglia crescente. La griglia prevede:

  • 72 centesimi al litro per un prezzo del formaggio di 6 euro al chilo,
  • 76 centesimi al litro per il pecorino a 6 euro e 50 centesimi,
  • 83 centesimi con il formaggio a 7 euro,
  • 90 centesimi per il pecorino a 7 euro e 50,
  • 96 centesimi con il formaggio a 8 euro,
  • 1 euro e 2 centesimi con il pecorino a 8 euro e 50 al chilo.

Quest’ultimo è il prezzo di arrivo che chiedevano gli allevatori il 19 febbraio scorso nella loro assemblea di Tramatza (Oristano).

I commenti delle Professionali

I risultato ottenuti l’8 marzo erano stati commentati così da Agrinsieme Sardegna: “Nuovi passi avanti sul prezzo del latte ovicaprino sono stati fatti durante questa riunione del Tavolo ristretto, nella quale è stato raggiunto un importante accordo tra le parti per il riconoscimento di 74 centesimi al litro in acconto, cifra che si avvicina a coprire i costi di produzione. Ora è necessario continuare a lavorare affinché si leghi il prezzo del latte ovicaprino a quello di tutti i formaggi dell’Isola e non solo a quello del pecorino romano. Allo stato attuale, infatti, si arriverebbe al riconoscimento di 1 euro al litro solo con un prezzo del pecorino pari a circa 8,50 euro al chilo, con una quotazione che attualmente si aggira sui 5,70 euro al chilo”.
Agrinsieme Sardegna è il coordinamento che riunisce le federazioni regionali di Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari. Lo stesso giorno si è espressa anche Coldiretti: “Ora bisogna vigilare attentamente sul rispetto dell'accordo per fare in modo che si trasferiscano ai pastori gli effetti positivi sul mercato del pecorino determinati dall'intervento pubblico e dall'aumento delle vendite stimato pari al 30% dalla grande grande distribuzione, per effetto delle campagne promozionali”.
E sull’esito dell’accordo la Coldiretti ha aggiunto: “Abbiamo firmato per ultimi con senso di responsabilità un accordo che aumenta del 20% l'acconto sul prezzo del latte consegnato dai pastori rispetto all'inizio del negoziato, con l'obiettivo però di arrivare a quotazioni finali di un euro per effetto della griglia di indicizzazione che è stata impostata. Restiamo impegnati per ottenere nuove regole che valorizzino il lavoro dei pastori nella formazione del prezzo. E vigileremo affinché, dopo le evidenti disfunzioni, si arrivi al più presto a una corretta gestione del Consorzio di tutela del pecorino Romano che veda protagonisti i pastori, ai quali devono essere assegnate le quote di produzione''.
In gioco, precisa Coldiretti, ci sono 12mila allevamenti della Sardegna dove pascolano 2,6 milioni di pecore, il 40% di quelle allevate in Italia, che producono quasi 3 milioni di quintali di latte destinato per il 60% alla produzione di pecorino romano.

Industriali soddisfatti

"Si riprende a produrre serenamente". Così commenta l’accordo dell’8 marzo Pierluigi Pinna, uno dei titolari del caseificio Fratelli Pinna di Thiesi (Sassari) e rappresentante dell'industria lattiero-casearia sarda al tavolo sulla vertenza per il prezzo del latte.
"Col buon senso – aveva dichiarato Pinna all’Ansa - si raggiungono sempre i giusti accordi; oggi abbiamo fatto un grande passo avanti". Secondo l'ex presidente di Confindustria Nord Sardegna, "abbiamo convinto gli allevatori della bontà della nostra proposta: i pastori hanno capito e condiviso con noi il percorso che bisogna costruire per valorizzare la materia".
Per questo, dice Pinna, "complimenti dal mondo della trasformazione agli allevatori ovini che hanno saputo dare il giusto indirizzo alla trattativa, hanno saputo condividere le soluzioni e hanno la volontà di continuare a condividere su un tavolo verde il percorso di crescita di questo settore".

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