Grana Padano, il consorzio difende il piano produttivo

Piano che viene invece attaccato da Confagricoltura Piacenza. Riporteremo i testi precisi delle posizioni delle due parti, tal quali

 

Pesante botta e risposta tra Confagricoltura Piacenza e il Consorzio per la tutela del formaggio Grana Padano. Oggetto del contendere una discussione su due diversi modelli di gestione del piano produttivo di un consorzio dop: il modello che prevede le quote in capo al caseificio e quello che le prevede invece in capo all'allevatore.
Da una parte vediamo Confagricoltura Piacenza lanciare una "mobilitazione" e una raccolta di firme per assegnare le quote ai produttori di latte. Dall'altra il Consorzio risponde inviando a tutte le aziende consorziate la circolare n. 77/18, firmata dal presidente Nicola Cesare Baldrighi, che difende e riafferma i termini dell'attuale definizione del piano produttivo (la circolare del Consorzio è consultabile cliccando sulla frase colorata riportata qui:  Grana padano, la circolare del consorzio ).
Di seguito l'Informatore Zootecnico riporterà intanto le due posizioni. Ma si ripromette di commentarle presto, con altri successivi articoli. O meglio, di farle commentare dai principali operatori del settore.

Da Confagricoltura Piacenza
Da giorni alcuni produttori di Grana Padano del piacentino manifestavano malumori relativamente alle politiche del Consorzio in materia di programmazione delle quantità dell'offerta. Malumori che sono poi sfociati in una riunione tenutasi il 9 agosto presso Confagricoltura Piacenza. Ed è con queste parole che l'organizzazione ha diffuso un resoconto di questa riunione: <<Grana Padano: da Confagricoltura Piacenza parte la mobilitazione. Le attuali regole non rispettano le norme europee, le quote produttive spettano ai produttori>>.
Il testo di questo resoconto è quello che riportiamo qui subito sotto, in corsivo. Riprodurremo il testo di Confagricoltura Piacenza tal quale, come documento da considerare, senza per forza condividerne contenuti e toni:
Le tensioni nella filiera del Grana Padano portano in campo Confagricoltura Piacenza, che giovedì 9 agosto ha convocato la riunione della Sezione di Prodotto Lattiero-Casearia. L’Associazione ha ritenuto di recepire le numerose segnalazioni di malcontento e preoccupazione espresse dai produttori latte conferenti a questa prestigiosa filiera. I piani produttivi stabiliti dal Consorzio hanno, infatti, posto in difficoltà gli agricoltori che hanno ragionevolmente incrementato i quantitativi di latte prodotto a fronte della fine del regime delle quote latte e degli investimenti fatti in azienda, anche grazie ai piani di sviluppo sostenuti con i Psr, non riscontrando però nel Consorzio la medesima volontà di sviluppo, pur a fronte di enormi potenzialità commerciali di questo formaggio.
“Abbiamo deciso – spiega Marco Casagrande, direttore di Confagricoltura Piacenza - di verificare la legittimità di tali scelte e ne abbiamo riscontrata l’insostenibilità sia sostanziale che formale. Gli aspetti problematici sono diversi, ed alcuni hanno come origine la scelta di assegnare le quote produttive ai trasformatori anziché ai produttori”. In primo luogo le scelte adottate dal Consorzio del Grana Padano sono da ritenersi non rispondenti alla tutela degli interessi di parte agricola e quindi in contraddizione con quanto indicato dal regolamento Ue 1151/2012 sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari. Disattese anche le raccomandazioni dell’Autorità garante della concorrenza chiaramente riportate nel bollettino n. 22 di giugno 2017 in cui l’Agcom rammenta l’inadeguatezza di intese restrittive se non per un periodo di tempo limitato, chiede di evitare un uso strumentale dei piani produttivi, rimarca l’esigenza di monitorare la rappresentatività della componente agricola nell’ambito delle decisioni assunte dal Consorzio.
“Evidenziamo come l’accordo preventivo di adesione al piano di regolazione dell’offerta debba essere sottoscritto dai 2/3 dei produttori di latte che rappresentino almeno i 2/3 del latte crudo utilizzato per la produzione del formaggio, e, come riportato nel regolamento Ue 1234/2007, “se del caso, dei trasformatori” ribadendo come la parte agricola sia fondamentale e prioritaria nella definizione dei piani produttivi” – rimarca Casagrande.
“L’analisi dettagliata delle norme ci conferma che la filiera del Grana Padano sta andando nella direzione sbagliata – sottolineano Filippo Gasparini presidente dell’Associazione ed Elena Ferrari presidente della Sezione di Prodotto Lattiero-casearia -. E’ errato che la regolamentazione dei piani produttivi venga effettuata attraverso l’assegnazione di quote ai trasformatori. Queste possono essere, così, oggetto di vendita e trasferimento da un’area all’altra (in contraddizione con il principio del legame con il territorio) il che favorisce aleatoriamente chi ha disponibilità di denaro e risulta discriminatorio per i produttori di latte che si trovano svantaggiati nel ricollocamento del loro prodotto. Non solo, il meccanismo si rivela ulteriormente penalizzante per i produttori perché eventuali eccessi di offerta possono diventare causa di dumping assegnando ai trasformatori l’intero potere contrattuale, diversamente da quanto prescritto dalle norme e da quanto accade per il Parmigiano Reggiano ambito, invece, in cui le quote sono in capo ai produttori e i prezzi hanno segnato un sostanziale incremento”.
Non va tralasciato che, in questa seconda fattispecie, anche nel caso di splafonamento rispetto ai piani produttivi definiti viene garantito il ritiro del latte in esubero, con l’applicazione di una penale al netto della quale il prezzo rimane comunque mediamente superiore alle quotazioni di mercato. Le ultime delibere del Consorzio del Ganda Padano, invece, vanno nella direzione penalizzazione ulteriormente i produttori latte nella collocazione del latte di supero rispetto al piano produttivo perché favoriscono la commercializzazione dei similari importati rispetto a quelli nazionali.
“Partiamo dal concetto che senza gli allevatori, l’unico vero legame con il territorio, non esisterebbero le Dop – rimarcano Gasparini e Ferrari -. Sono infatti gli allevatori che con le loro aziende, nelle aree tipiche della produzione e senza alcuna possibilità di delocalizzare, sostengono questo legame e dovrebbero essere loro il vero patrimonio del Consorzio del Grana Padano. A tutela dei produttori che rappresentiamo – concludono - presenteremo al Ministero delle Politiche Agricole, deputato ad approvare i Piani produttivi e alle altre Istituzioni preposte al controllo, le nostre osservazioni e la richiesta formale delle legittima assegnazione delle quote ai produttori latte. Parte oggi, da questa Sezione di Prodotto, la raccolta delle sottoscrizioni degli allevatori a sostegno del documento. Invitiamo tutti gli interessati a rivolgersi ai nostri uffici e contestualmente consigliamo di non sottoscrivere alcun piano produttivo proposto dal Consorzio, almeno finché il confronto non sarà risolto”.

Dal Consorzio del Grana Padano
Fin qui il testo di Confagricoltura Piacenza. La risposta del Consorzio è stata molto pronta ed è consistita nella circolare citata all'inizio. Circolare che si intitolava "Comunicazione agli allevatori sul piano produttivo", era firmata dal presidente del Consorzio Nicola Cesare Baldrighi e in otto punti recitava così:
<<Comunicazione agli allevatori sul piano produttivo. Il Consorzio Grana Padano informa gli allevatori di quanto segue:
1. Innanzitutto va rilevato che, pur essendo pienamente legittimo il fatto di manifestare idee e opinioni tese a contribuire alla definizione del Piano Produttivo (quote), come altrettanto legittimo è cercare di acquisire un consenso sulle stesse, ciò non deve far perdere di vista il fatto che i soggetti legittimati dalla normativa a proporre un piano produttivo sono esclusivamente quelli individuati dalla normativa, per cui è escluso che iniziative estemporanee di alcuni soggetti della filiera possano portare all’adozione di un Piano Produttivo.
2. Ogni eventuale correttivo e/o modifica del piano produttivo andrebbe pertanto più proficuamente proposta, esaminata e discussa nelle sedi opportune, ovvero nell’ambito del dibattito e del confronto che il Consorzio instaura preliminarmente alla definizione del Piano Produttivo. Si tratta di un passaggio necessario, al quale il Consorzio non si è mai sottratto, funzionale all’avvio della raccolta delle adesioni da parte dei soggetti interessati, prevista come noto dalla normativa sopra richiamata (ovvero almeno i 2/3 dei produttori di latte o dei loro rappresentanti che rappresentino almeno 2/3 del latte crudo utilizzato per la produzione del formaggio Grana Padano e almeno 2/3 dei produttori di tale formaggio che rappresentino almeno 2/3 della produzione di Grana Padano).
3. Risulta pertanto confermata la possibilità, per coloro i quali non ritenessero il Piano Produttivo proposto conforme ai loro interessi e alle loro necessità, di impedirne di fatto l’entrata in vigore, facendo in modo che i limiti minimi previsti dalla normativa di consenso al Piano Produttivo non vengano raggiunti (in termini di produttori/produzione di latte o in termini di caseifici/produzione di formaggio).
4. Va peraltro precisato e sottolineato il fatto che solo le stalle iscritte nel registro della DOP Grana Padano hanno titolo e sono legittimate ad esprimersi sul Piano Produttivo Grana Padano. Pertanto, la sottoscrizione di atti riferiti al Piano Produttivo Grana Padano da parte di soggetti che non hanno titolo per farlo, sono di fatto inutili, in quanto non se ne potrà comunque tenere conto perché non in linea con quanto previsto dalla normativa e dunque illegittimi.
5. Il Ministero e le Regioni interessate sono indicati dalla normativa come i soggetti deputati a ricevere, esaminare ed eventualmente approvare, il Piano Produttivo quando definito ed approvato tramite il raggiunto accordo preventivo fra tutte le parti interessate, con i requisiti minimi sopra ricordati. Non è quindi possibile indirizzare direttamente al Ministero e alle Regioni questioni od istanze relativamente ad un Piano ancora tutto da definire ed approvare. La normativa affida infatti all’apposita Commissione ministeriale il vaglio e l’approvazione di un Piano, mentre non fa alcun riferimento ad un esame preliminare di singoli aspetti. È evidente, infatti, che gli effetti del Piano produttivo possono e debbono essere valutati esclusivamente nel suo complesso.
6. Quanto al merito dell’iniziativa in questione, va sottolineato che la stessa non coglie nel segno, laddove individua come elemento determinante del Piano il rafforzamento della posizione dei produttori latte nella filiera lattiero-casearia, mentre la normativa cita espressamente come obiettivo principale del Piano quello di «disciplinare la gestione dell’offerta del formaggio in questione al fine di adeguare l’offerta alla domanda».
7. Sempre riguardo al merito dell’iniziativa in questione, inoltre, occorre rilevare che la normativa prevede espressamente, fra i limiti e vincoli dei Piani Produttivi, il fatto che gli stessi non devono creare discriminazioni. Anche sotto questo profilo l’iniziativa in questione è fuorviante, in quanto la stessa crea viceversa una evidente e palese discriminazione tra le stalle della zona DOP Grana Padano che producono latte omogeneo, in quanto assegnare la quota Grana Padano alla stalla, escluderebbe una parte rilevante delle stalle e del latte dalla possibilità di essere trasformato a Grana Padano, viceversa, da sempre, si verifica un rilevante turn over annuale delle stalle stesse nel registro di quelle certificate Grana Padano. Esattamente all’opposto di quel che avviene nel comprensorio del Parmigiano Reggiano dove sostanzialmente il 100% del latte omogeneo (senza silomais) va a Parmigiano Reggiano e quindi rendendo inesistente il turn over di stalle nel registro delle stalle certificate Parmigiano Reggiano.
8. Pertanto, ogni azione svolta al di fuori delle regole e disposizioni sopra menzionate è da ritenersi illegittima quindi inammissibile e di conseguenza inefficace. Sicuro invece il nocumento per la DOP, foriero di interminabili contenziosi, inevitabili richieste danni e deleterio per tutti gli operatori della filiera, e soprattutto per gli stessi allevatori.
Cordiali saluti, il presidente Nicola Cesare Baldrighi>>.

La diffida di Baldrighi
Fin qui la "Comunicazione agli allevatori sul piano produttivo" diffusa dal Consorzio del Grana Padano. Agli atti però va registrata anche una "diffida" inviata il 10 agosto dal presidente del Consorzio al presidente di Confagricoltura Piacenza, una breve lettera il cui testo è il seguente:
Dal Consorzio per la tutela del Formaggio Grana Padano a <<Confagricoltura Piacenza - Alla cortese attenzione del Dott. Filippo Gasparini - Desenzano del Garda, 10/08/2018. Egregio Presidente Filippo Gasparini, a nome del Consorzio Tutela Grana Padano ti diffido dall'azione di raccolta firme sul documento per "l'assegnazione delle quote di produzione del Grana Padano DOP agli allevatori", "almeno finchè il confronto non sarà risolto". Ad oggi infatti non vi è alcun piano definito e deliberato dal CdA, che sarà valutato nelle sedi competenti, quindi tanto meno vi è alcuna possibilità di sottoscriverlo. Cordiali saluti - Il Presidente Dott. Nicola Cesare Baldrighi>>.

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