Cosa vuol dire fare innovazione

Con quel termine non dobbiamo indicare solo la ricerca e lo sviluppo di nuovi prodotti. Ma anche formazione e informazione, rapporti equi e trasparenti con clienti e fornitori, qualità della produzione. Dall'editoriale di IZ 1.2019

 

“Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa a quale porto approdare”, questa la frase che per me è quasi un motto, perché sia nella bonaccia che nella tempesta dobbiamo avere piena consapevolezza di quale rotta vogliamo percorrere: una rotta di sviluppo e di radicamento in armonia con la comunità in cui operiamo.
Innovazione, la parola d’ordine per affrontare le sfide che questo tempo ci impone. Innovare, l’azione che ogni imprenditore è chiamato a mettere in atto, declinandola in iniziative che puntino a rendere sempre più competitiva un’azienda.
Ma innovazione non è solo e unicamente ricerca e sviluppo di nuovi prodotti. E’ una filosofia di crescita che deve coinvolgere tutti i soggetti attivi, e per questa ragione il termine innovazione può e deve essere declinato in un lavoro costante per la crescita dei rapporti tra industria e conferitori.
Innovazione è formazione, una delle migliori forme di apertura, di confronto e di dialogo con gli allevatori, perché solo in questo modo si costruisce una filiera vera, attiva e informata. Un’informazione capillare e fruibile da tutti i protagonisti della filiera del latte Piemontese, fatta anche di attenzione all’aggiornamento e alla condivisione delle iniziative, attraverso momenti di formazione vera e propria e di convegni. Un cammino strutturato e pianificato per raggiungere l’obiettivo di creare una rete di collaborazioni che consenta di ottenere un miglioramento della qualità e della sicurezza alimentare dei prodotti.
Innovazione vuol dire anche rapporti equi e trasparenti con clienti e fornitori, che devono formare un gruppo di professionisti che si muovono in un’unica direzione con un unico obiettivo: fornire il miglior prodotto tramite una filiera corta e controllata.
L’esperienza Inalpi ha dimostrato che gli allevatori che conferiscono il latte in azienda, e che sono impegnati attraverso la firma di un protocollo che garantisce elevati standard qualitativi, garantisce una materia prima con valori superiori alla media.
Un protocollo che regola il prezzo alla stalla, stato studiato e redatto con la collaborazione della Facoltà di Agraria dell’Università di Piacenza. Uno strumento che ha rivoluzionato il concetto di acquisto della materia prima: dal 2010, e per la prima volta in Italia, Inalpi applica un sistema trasparente, che garantisce le parti ed elimina la contrattazione, fornendo trasparenza anche nei rapporti tra industria e allevatori.
Molti sono i fattori presi in considerazione per determinare il prezzo del latte, e ogni singola voce, è primaria per la qualità del prodotto finito. I parametri sottoposti a valutazione sono molteplici, dalla peculiarità dell’alimentazione degli animali, alla loro igiene, al loro benessere, passando per la pulizia della stalla, fino all’impatto ambientale: un percorso di crescita e di consapevolezza che ciascun allevatore ha affrontato e tutt’ora affronta. Un impegno serio che ha un unico fine, la genuinità del prodotto. Gli ispettori aziendali sono in contatto continuo con gli allevatori, eseguono controlli e rilievi costanti, valutano le stalle e forniscono punteggi. Il protocollo non può quindi essere statico, se cambiano le condizioni della stalla e degli animali, cambierà il punteggio attribuito. Questa formula, prima e unica nel suo genere, ha avuto l’approvazione del mondo cooperativo agricolo, delle organizzazioni sindacali, di alcune associazioni animaliste e soprattutto dei consumatori.
E innovazione vuol anche dire qualità, l’arma vincente con cui industria e allevatori potranno sfidare il futuro e il mondo. La qualità e la valorizzazione della filiera dovrebbero infatti diventare un mantra per tutti i produttori di latte italiani.
Forse non possiamo competere sul prezzo con i grandi produttori del nord Europa, perché siamo perdenti fin da subito, ma la nostra alternativa è puntare sulla qualità per valorizzare un prodotto che è frutto di un territorio unico e straordinario. Il nostro latte, proprio per il metodo di allevamento, ci consente di avere prodotti con caratteristiche organolettiche particolari, molto apprezzate sia dal consumatore finale che dall’industria, senza considerare poi il grande apprezzamento che viene manifestato nel mondo per la qualità e le eccellenze che possiamo proporre.
Creare sinergie positive, stringere rapporti costruttivi, creare collaborazioni che puntino alla crescita e all’informazione consapevole: questa è la sfida che industria e allevatori devono saper affrontare.

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Ambrogio Invernizzi (nella foto) è il presidente di Inalpi.
Inalpi spa ha sede a Moretta (Cn). Il latte fresco acquistato da Inalpi viene raccolto giornalmente da circa 400 allevamenti piemontesi (prevalentemente delle provincie di Cuneo e Torino) e lavorato entro 48 ore dalla mungitura.

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